Ci sono missioni spaziali che si ricordano per la durata, altre per la quantità di dati raccolti, e poi ci sono quelle che cambiano per sempre il modo in cui guardiamo a un altro mondo. È il caso di Mars Pathfinder, la missione della NASA che nel 1997 portò per la prima volta un rover mobile sulla superficie di Marte. Il 27 settembre 1997, alle 10:23 UTC, la Terra ricevette l’ultima trasmissione di dati dalla sonda. Quel segnale segnò la fine delle operazioni scientifiche della missione, anche se il definitivo abbandono dei tentativi di comunicazione sarebbe arrivato alcuni mesi più tardi, il 10 marzo 1998.
Un piccolo rover sulla superficie di Marte
Il protagonista della missione era Sojourner, un piccolo veicolo a sei ruote dal peso di circa 11,5 kg. Mars Pathfinder era atterrata sul pianeta il 4 luglio 1997, nella regione di Ares Vallis, e il giorno successivo il rover aveva iniziato a muoversi sul terreno marziano. La sua missione era stata concepita per durare appena 7 giorni marziani. Invece Sojourner rimase operativo per 83 sol, poco più di 83 giorni terrestri, esplorando l’area circostante il lander e analizzando rocce e suolo. Per un veicolo così piccolo, l’impresa aveva un significato enorme: per la prima volta un robot poteva spostarsi autonomamente sulla superficie di Marte, raggiungere diversi punti d’interesse e trasmettere alla Terra immagini e dati scientifici.
Una missione nata per essere semplice e relativamente economica
Mars Pathfinder faceva parte del programma Discovery della NASA, pensato per sviluppare missioni planetarie relativamente economiche e con obiettivi scientifici mirati. Il progetto dimostrò che l’esplorazione della superficie marziana poteva essere affrontata anche con veicoli più piccoli e con tecnologie innovative. Sojourner utilizzava un sistema a 6 ruote progettato per affrontare terreni accidentati. Il rover poteva inoltre evitare autonomamente alcuni ostacoli e modificare il proprio percorso sulla base delle informazioni raccolte dai sensori. Non era dunque un semplice veicolo telecomandato come un’automobile radiocomandata: i comandi venivano inviati dalla Terra, ma i ritardi nelle comunicazioni interplanetarie rendevano necessario un certo grado di autonomia.
Le immagini di un mondo lontano
Uno degli aspetti più spettacolari della missione furono le immagini. La telecamera del lander e quelle di Sojourner permisero di osservare da vicino il paesaggio marziano, mostrando rocce, dune e il terreno attraversato dalle ruote del rover. Sojourner studiò diverse rocce, alcune delle quali ricevettero nomi informali come Yogi, Wedge e Shark. Con il suo spettrometro a raggi X, il rover poté inoltre effettuare analisi della composizione di rocce e terreno. Nel complesso, la missione Pathfinder restituì alla Terra una quantità straordinaria di informazioni: la NASA riferisce di oltre 17mila immagini, più di 15 analisi chimiche di rocce e suolo e numerosi dati sulle condizioni atmosferiche e meteorologiche marziane.
Il 27 settembre, dunque, non fu proprio la fine
La data odierna ricorda un passaggio importante, ma va fatta una precisazione storica. Il 27 settembre 1997 non coincise con la cessazione immediata di ogni tentativo di recuperare la missione: fu ricevuta quella che sarebbe diventata l’ultima trasmissione di dati. I responsabili della missione continuarono a cercare di ristabilire le comunicazioni nei mesi successivi. Il tentativo si concluse definitivamente il 10 marzo 1998. La missione, tuttavia, aveva già ampiamente superato le aspettative iniziali. Sojourner aveva infatti operato molto più a lungo dei sette giorni previsti, mentre il lander Pathfinder aveva superato a sua volta la propria durata operativa nominale.
L’eredità di Sojourner
A quasi trent’anni di distanza, Sojourner appare piccolo rispetto ai rover marziani arrivati dopo di lui, ma la sua importanza tecnologica e scientifica rimane notevole: dimostrò concretamente che era possibile far muovere un veicolo sulla superficie di Marte, studiare rocce e terreno e gestire da Terra una missione mobile su un altro pianeta.
Dopo Pathfinder sarebbero arrivati rover sempre più grandi e sofisticati, ma il principio era ormai dimostrato: Marte non era più soltanto un mondo da fotografare dall’orbita o da osservare attraverso gli strumenti di un lander. Poteva essere esplorato metro dopo metro, da un piccolo robot capace di muoversi sulla sua superficie. Il 27 settembre 1997, con l’ultimo segnale ricevuto da Pathfinder, si chiudeva così una delle prime grandi avventure dell’esplorazione robotica di Marte. E, in un certo senso, proprio allora cominciava il futuro dei rover sul Pianeta Rosso.
