Il 3 settembre 1976, esattamente 50 anni fa, l’umanità compiva un nuovo passo nella conoscenza di Marte. Dopo la storica discesa di Viking 1, la missione Viking 2 della NASA raggiunse con successo la superficie del Pianeta Rosso, atterrando nella vasta pianura settentrionale di Utopia Planitia. Pochi minuti dopo il touchdown, il lander iniziò a trasmettere verso la Terra le prime immagini del luogo in cui si era posato: un paesaggio apparentemente immobile, disseminato di rocce e ricoperto da materiale fine e polveroso. Quelle fotografie permisero agli scienziati e al grande pubblico di osservare da vicino un’altra regione di Marte, con dettagli che fino a quel momento nessun telescopio terrestre avrebbe potuto mostrare.
Le successive immagini a colori restituirono un ambiente dominato dalle tonalità rossastre del suolo marziano. La polvere ricca di ossidi di ferro, che contribuisce al caratteristico colore del pianeta, ricopriva rocce e terreno, mentre il cielo appariva influenzato dalle particelle sospese nell’atmosfera. Per milioni di persone sulla Terra, quelle immagini rappresentarono una delle prime vere finestre aperte su un mondo lontano.
Il programma Viking
Il programma Viking era stato progettato per studiare l’atmosfera, il clima e il terreno di Marte e, soprattutto, per cercare eventuali indizi di vita. Il lander era dotato di strumenti capaci di analizzare campioni di suolo, mentre la missione nel suo complesso combinava il lavoro di un orbiter e di un veicolo destinato alla superficie. Gli esperimenti biologici condotti dalle missioni Viking produssero risultati complessi e ancora oggi storicamente importanti: furono rilevate reazioni chimiche inattese nel suolo marziano, ma non emerse una prova chiara dell’esistenza di microrganismi. La ricerca della vita su Marte, tuttavia, non si fermò. Al contrario, le domande aperte da Viking contribuirono a orientare molte delle missioni successive.
Il successo del 3 settembre 1976 dimostrò inoltre che era possibile condurre osservazioni scientifiche prolungate direttamente dalla superficie di Marte. Nel complesso, le due missioni Viking restituirono decine di migliaia di immagini ottenute dagli orbiter e migliaia di fotografie dai siti di atterraggio, contribuendo a costruire la più dettagliata conoscenza di Marte mai raggiunta fino a quel momento. A mezzo secolo di distanza, l’atterraggio di Viking 2 a Utopia Planitia conserva intatto il suo valore simbolico. Oggi rover e sonde orbitanti studiano Marte con tecnologie immensamente più avanzate, ma il loro lavoro si inserisce in una lunga storia iniziata anche con quelle immagini trasmesse nel 1976.
