Dieci anni fa, il 30 settembre 2016, il viaggio di Rosetta arrivava al suo epilogo. Dopo oltre 12 anni nello Spazio e 2 anni trascorsi a studiare da vicino una cometa, la sonda dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) effettuava una discesa controllata verso la superficie della 67P/Churyumov-Gerasimenko, chiudendo una delle missioni più ambiziose della storia dell’esplorazione spaziale. Non fu un atterraggio nel senso tradizionale del termine: Rosetta era infatti destinata a concludere la propria missione con un impatto controllato. Il segnale della sonda scomparve dal centro di controllo dell’ESA di Darmstadt alle 13:19 ora italiana, confermando che il veicolo aveva raggiunto la superficie della cometa.
Un appuntamento con un fossile del Sistema Solare
Rosetta era stata lanciata nel 2004 e aveva raggiunto la cometa nell’agosto 2014. Per la prima volta una sonda spaziale era riuscita non soltanto a raggiungere una cometa, ma anche a seguirla mentre orbitava attorno al Sole, accompagnandola per mesi e studiandone l’evoluzione. La missione aveva inoltre portato con sé Philae, il piccolo lander che nel novembre 2014 aveva tentato la discesa sulla superficie di 67P. L’atterraggio fu tutt’altro che lineare: dopo il primo contatto, Philae rimbalzò più volte prima di fermarsi definitivamente. Rosetta, invece, rimase in orbita attorno alla cometa, osservandola mentre si avvicinava al Sole e diventava progressivamente più attiva. Le sue telecamere e i suoi strumenti permisero di studiare gas, polveri, particelle e caratteristiche della superficie con un livello di dettaglio mai raggiunto prima.
L’ultimo tuffo
Il finale era stato pianificato da tempo. Con la cometa diretta verso le regioni più lontane del Sistema Solare, Rosetta avrebbe ricevuto sempre meno energia dal Sole. Anche le comunicazioni con la Terra sarebbero diventate più difficili. Per questo l’ESA decise di trasformare la fine della missione in un’ultima opportunità scientifica. La sera del 29 settembre, una manovra mise la sonda su una traiettoria di collisione con 67P. La mattina successiva Rosetta iniziò la discesa verso la regione di Ma’at, caratterizzata dalla presenza di profonde cavità, o “pozzi”, associati all’attività della cometa. Durante la discesa, gli strumenti continuarono a raccogliere dati e la sonda realizzò immagini sempre più ravvicinate della superficie. L’ultima immagine, acquisita a circa 20 metri dalla superficie, mostrava dettagli della cometa con una scala di circa 5 millimetri per pixel. Pochi istanti dopo, il contatto radio con la Terra si interruppe.
Perché Rosetta è stata così importante
Le comete sono considerate vere e proprie capsule del tempo cosmiche. Sono resti relativamente primitivi della formazione del Sistema solare, avvenuta circa 4,6 miliardi di anni fa. Studiare la loro composizione significa quindi cercare indizi sulle condizioni che esistevano quando si formarono il Sole e i pianeti. Durante la missione, Rosetta individuò tra l’altro glicina, un amminoacido, e fosforo, elemento fondamentale per la vita come la conosciamo. Furono inoltre rilevati numerosi composti organici. Queste scoperte contribuirono a rendere ancora più interessante il ruolo delle comete nello studio degli ingredienti chimici presenti nel giovane Sistema Solare. Va evidenziato che il valore della missione non si esaurì con l’ultimo segnale: al contrario, la fine di Rosetta segnò l’inizio di un lungo lavoro di analisi dei dati raccolti durante oltre 2 anni di osservazioni ravvicinate.
Dieci anni dopo, il viaggio continua
A 10 anni da quel silenzioso impatto, Rosetta rimane un esempio di come l’esplorazione spaziale possa trasformare un’impresa tecnologica in un enorme archivio scientifico. La sonda non è tornata sulla Terra e non poteva farlo: il suo “ritorno” è rappresentato dai dati, dalle immagini e dalle misurazioni che ha trasmesso fino agli ultimi istanti.
