Novant’anni fa, il 7 settembre 1936, nella città australiana di Hobart si spegneva l’ultimo tilacino conosciuto, l’animale che il mondo avrebbe imparato a chiamare “tigre della Tasmania“. La sua morte, avvenuta nel Beaumaris Zoo, segnò la scomparsa di una delle creature più singolari della fauna australiana. Il tilacino (Thylacinus cynocephalus) non era una tigre e nemmeno un vero lupo. Era un marsupiale carnivoro, dotato di marsupio, che aveva sviluppato un aspetto sorprendentemente simile a quello di un canide. Le caratteristiche strisce scure sul dorso e sulla parte posteriore del corpo gli valsero il soprannome di “tigre della Tasmania” o “lupo della Tasmania”. Era, inoltre, il più grande marsupiale carnivoro sopravvissuto fino all’epoca moderna.
Da animale comune a specie perseguitata
Quando i coloni europei arrivarono in Tasmania, all’inizio dell’Ottocento, i tilacini erano ancora ampiamente diffusi sull’isola. Si stima che la popolazione potesse raggiungere circa 5mila esemplari. La situazione cambiò rapidamente con l’espansione degli insediamenti e dell’allevamento. Gli allevatori accusavano il tilacino di attaccare pecore e altri animali domestici. La persecuzione divenne sistematica: nel 1888 il governo della Tasmania introdusse una ricompensa di una sterlina per ogni tilacino adulto ucciso e di 10 scellini per ogni giovane. Il sistema dei premi rimase in vigore per anni e portò alla registrazione di oltre 2.180 ricompense. Secondo il National Museum of Australia, almeno 3.500 tilacini furono uccisi dai cacciatori tra il 1830 e gli anni Venti del Novecento. Alla caccia si aggiunsero altri fattori: la trasformazione e frammentazione dell’habitat, la competizione con specie introdotte e alcune malattie. Il declino fu così rapido che, nei primi decenni del Novecento, il tilacino era già diventato estremamente raro.
La protezione arrivò troppo tardi
L’ironia più amara della vicenda è che la protezione legale arrivò quando ormai era quasi tutto perduto. Nel luglio 1936 il governo della Tasmania inserì finalmente il tilacino tra le specie protette. Passarono appena 59 giorni. Il 7 settembre, l’ultimo esemplare conosciuto morì nel Beaumaris Zoo di Hobart. La specie che per millenni aveva abitato l’isola era ormai scomparsa. L’ultimo tilacino è stato a lungo identificato come “Benjamin“, ma oggi questa ricostruzione viene considerata incerta. Le ricerche del National Museum of Australia hanno evidenziato che non esistono prove definitive che l’animale fosse un maschio o che fosse effettivamente chiamato Benjamin.
Un’estinzione che continua a far discutere
La scomparsa del tilacino non è rimasta confinata ai libri di storia naturale. Nel corso dei decenni sono state segnalate numerose presunte apparizioni dell’animale nelle zone più remote della Tasmania. Nessuna, però, ha fornito prove conclusive della sua sopravvivenza. Le autorità e le istituzioni scientifiche considerano il tilacino estinto. La sua immagine, invece, è tutt’altro che scomparsa. Fotografie, filmati d’epoca, esemplari conservati nei musei e persino il genoma ricostruito a partire da materiale biologico hanno permesso alla scienza di continuare a studiare questo animale perduto.
Il 7 settembre è diventato così una data simbolica in Australia: National Threatened Species Day, la giornata dedicata alla sensibilizzazione sulla tutela delle specie minacciate. La morte dell’ultimo tilacino è stata trasformata in un monito: proteggere una specie quando è ormai ridotta agli ultimi esemplari può essere semplicemente troppo tardi.
