L’osservatorio Neil Gehrels Swift della NASA è tornato a scrutare l’Universo con la sua piena potenza, segnando un momento cruciale e al tempo stesso malinconico per l’astronomia internazionale. Dopo aver parzialmente sospeso la raccolta dati ad aprile per risparmiare energia e ridurre l’attrito orbitale, la missione ha ufficialmente ripreso a utilizzare il suo 3° strumento scientifico, il potente Burst Alert Telescope. I controllori di volo hanno dato il via libera affinché il satellite possa nuovamente riorientare in automatico i propri telescopi non appena viene rilevato un nuovo lampo ad alta energia nel cosmo profondo. Questa riattivazione completa rappresenta però il preludio al gran finale della missione, dato che l’osservatorio si sta inesorabilmente avvicinando agli strati più densi dell’atmosfera terrestre.
Il ritorno alla piena operatività scientifica
Il team di missione ha confermato che il Burst Alert Telescope è stato calibrato con successo e ha ripreso a rilevare i raggi gamma, la forma di luce con l’energia più elevata conosciuta nello Spazio. Questo strumento eccezionale, capace di osservare contemporaneamente il 16% della volta celeste, era stato messo in pausa per consentire ai pannelli solari di assumere una posizione aerodinamica, nell’attesa di una missione commerciale di innalzamento dell’orbita che è stata poi ridimensionata. Adesso le normali procedure sono riprese a pieno ritmo e l’osservatorio è pronto a sfruttare ogni singolo momento utile.
Generalmente, il centro operativo della Penn State invia un piano giornaliero a Swift indicando quali oggetti cosmici osservare. Tuttavia, quando il telescopio rileva un improvviso bagliore di raggi gamma, il sistema interrompe la programmazione standard per puntare automaticamente i suoi strumenti a raggi X e ottici o ultravioletti verso la fonte dell’esplosione. Questa fondamentale modalità autonoma è stata riattivata il 21 settembre, permettendo al satellite di cacciare nuovamente e con estrema prontezza i fenomeni più violenti dell’Universo.
La discesa verso la Terra e gli ultimi giorni di missione
Il ritorno a pieno regime della scienza ha purtroppo un costo inevitabile in termini di dinamica orbitale, poiché ha fatto riprendere la rapida discesa del satellite verso il nostro pianeta. Tra dicembre 2025 e febbraio 2026, il team operativo aveva gradualmente sostituito circa il 25% degli obiettivi scientifici programmati con punti specifici del cielo che minimizzassero l’attrito, eliminando del tutto le manovre di puntamento automatico. Adesso, con il ripristino di queste funzioni e l’abbandono della strategia di conservazione, la caduta ha accelerato il suo passo.
Attualmente l’osservatorio si trova a circa 325 km sopra la superficie terrestre. I tecnici della NASA stimano che le operazioni del veicolo spaziale diventeranno estremamente difficoltose una volta superata la soglia critica dei 300 km di quota, limite oltre il quale le osservazioni scientifiche cesseranno con ogni probabilità in via definitiva. Il team prevede che Swift raggiungerà questo punto di non ritorno tra l’inizio e la metà del mese di ottobre, chiudendo così un glorioso capitolo tecnologico dedicato allo studio delle esplosioni cosmiche nello Spazio.
