Le acque dell’Oceano Pacifico continuano a riscaldarsi a un ritmo impressionante, spingendo gli esperti del Climate Prediction Center della NOAA ad aggiornare ulteriormente le previsioni per i prossimi mesi. Secondo gli ultimi dati diffusi, la probabilità che il nostro pianeta assista a un evento di El Niño di portata storica nel trimestre tra ottobre e dicembre è salita vertiginosamente al 75%, registrando un balzo in avanti di ben 6 punti percentuali rispetto alle stime elaborate ad agosto. Questo eccezionale riscaldamento delle temperature oceaniche sta innescando profondi cambiamenti nella circolazione atmosferica su scala globale. Gli scienziati avvertono che ci troviamo di fronte a una dinamica climatica in rapida evoluzione, dove le anomalie termiche superficiali e profonde lavorano in sinergia per alimentare un fenomeno pronto a sconvolgere i modelli meteorologici in ogni angolo del globo e a infrangere ogni record mantenuto saldo fin dal 1950.
Un oceano in ebollizione monitorato dallo Spazio
I dati raccolti durante il mese di agosto, grazie anche alle costanti misurazioni condotte dai satelliti nello Spazio, confermano un deciso potenziamento dell’evento in corso. Le anomalie della temperatura superficiale del mare hanno superato i +3°C in tutto il Pacifico equatoriale dell’Est. Analizzando le specifiche aree di monitoraggio, l’indice Niño-3.4 ha registrato un incremento fino a +1,8°C, la zona Niño-3 ha toccato i +2,5°C, mentre l’area Niño-1+2 è schizzata a +3,4°C. Il calore estremo si estende ben al di sotto della superficie oceanica, dove ampie anomalie termiche profonde hanno persino oltrepassato i +10°C, a causa di un termoclino che si mantiene costantemente più basso della media. L’atmosfera si è ormai del tutto accoppiata a questo oceano insolitamente caldo, alterando i venti prevalenti verso Ovest e verso Est lungo l’intero bacino e concentrando piogge intense nelle aree centrali e orientali a discapito dell’Indonesia.
Verso il 1° posto tra gli eventi climatici più estremi
Gli esperti classificano un evento come storico quando il relativo indice oceanico raggiunge o supera la soglia di +2,5°C. Se questa previsione si dovesse concretizzare, il fenomeno del 2026 andrebbe a occupare comodamente il 1° posto assoluto nella classifica dell’intensità, superando qualsiasi altro El Niño precedente. Allo stesso tempo, la probabilità di assistere a un evento classificato come “molto forte“, definito da una soglia più bassa pari a +2°C, è ormai stimata al 98% per l’ultimo trimestre dell’anno. Questa percentuale scende lievemente al 93% per il periodo compreso tra novembre 2026 e gennaio 2027, per poi assestarsi al 75% nei mesi invernali tra dicembre 2026 e febbraio 2027 e infine crollare al 5% entro la primavera. Il Climate Prediction Center ribadisce che un evento più intenso aumenta drasticamente le certezze su specifici impatti meteorologici nell’emisfero Nord e nel resto del mondo, pur ricordando che queste anomalie termiche non possono garantire esiti millimetrici su temperature e precipitazioni per ogni singola località geografica.
