L’11 settembre 1930 una delle eruzioni più violente di Stromboli

Una delle eruzioni più violente della storia recente del vulcano sconvolse l’isola di Stromboli, provocando vittime, incendi, distruzioni e persino un maremoto

L’11 settembre 1930, esattamente 96 anni fa, l’isola di Stromboli fu teatro di una delle più violente eruzioni della sua storia recente. Quello che per gli abitanti era il comportamento, seppur vivace, di un vulcano da sempre presente nella loro vita si trasformò in poche ore in un evento devastante. Stromboli, nelle isole Eolie, è noto per la sua attività quasi continua, caratterizzata da tipiche esplosioni, ma quella mattina il vulcano mostrò un volto molto diverso dal consueto.

Le prime avvisaglie

Nelle ore precedenti al parossismo l’attività del vulcano era aumentata. Intorno alle 09:25 circa, dal cratere si levarono alte colonne di cenere. Pochi minuti dopo, alle 09:52, si verificarono 2 esplosioni estremamente violente, ravvicinate tra loro. L’esplosione frantumò parte dell’area craterica e scagliò enormi blocchi di roccia e materiale vulcanico sui versanti dell’isola. Alcuni massi, pesanti diverse tonnellate, raggiunsero zone abitate e provocarono gravi danni. Il Semaforo di Labronzo venne colpito e l’abitato di Ginostra fu bombardato da pietre incandescenti, con numerosi tetti danneggiati o sfondati.

Cenere, incendi e nubi incandescenti

La fase più drammatica dell’eruzione fu caratterizzata dalla ricaduta di cenere, lapilli e materiale rovente. Nelle zone di San Vincenzo e San Bartolo si svilupparono fenomeni particolarmente pericolosi, mentre gli incendi devastarono la vegetazione e i vigneti sulle pendici del vulcano. Le ricostruzioni dell’epoca descrivono anche vere e proprie valanghe di materiale caldo, oggi interpretate dagli studiosi come possibili correnti piroclastiche: masse incandescenti di gas, cenere e frammenti rocciosi capaci di muoversi rapidamente lungo i pendii.

Il bilancio umano fu pesante: le fonti dell’INGV indicano 6 vittime e circa 20 feriti; alcune ricostruzioni storiche riportano invece 4 morti, una differenza dovuta alle diverse fonti e modalità di conteggio.

Anche il mare reagì all’eruzione

A rendere ancora più impressionante l’evento fu il comportamento del mare. L’esplosione provocò un rapido ritiro dell’acqua, seguito da un’invasione della spiaggia: si verificò infatti un piccolo maremoto, con un’onda di circa 2,2-2,5 metri. Secondo le ricostruzioni, il mare si ritirò inizialmente di circa 100 metri per poi avanzare sulla costa per circa 200 metri. L’acqua venne inoltre riscaldata dal materiale incandescente che raggiunse il mare, aumentando ulteriormente il pericolo per chi cercava rifugio sulla costa.

Dopo le esplosioni arrivò la lava

Alla fase esplosiva seguì quella effusiva. A partire dalla tarda mattinata, la lava cominciò a scendere lungo la Sciara del Fuoco, il ripido versante del vulcano che conduce verso il mare. L’attività si protrasse per diverse ore, mentre l’isola rimaneva avvolta da cenere e fumo. L’eruzione modificò anche la morfologia della costa: i materiali accumulati contribuirono infatti ad aumentare il volume della Sciara del Fuoco e a spostare localmente la linea di costa verso il mare.

Una lezione dalla storia dello Stromboli

L’eruzione del 1930 rimane ancora oggi un punto di riferimento per lo studio della pericolosità di Stromboli. Il vulcano, in determinate circostanze, può produrre eventi parossistici molto più violenti, con ricaduta di grandi blocchi, correnti incandescenti, colate laviche e fenomeni marini associati.