La minaccia dei droni russi nel Mediterraneo: l’allerta della CIA e il nuovo fronte della guerra ibrida in Europa

L'allarme dell'intelligence USA: l'indiscrezione del quotidiano El Mundo

La Central Intelligence Agency (CIA) ha trasmesso un avviso d’intelligence urgente a diversi governi e ministeri degli Esteri europei riguardo alla possibilità che la Russia stia pianificando attacchi o provocazioni con droni contro i Paesi bagnati dal Mar Mediterraneo. A darne notizia è un’inchiesta della testata spagnola El Mundo, che cita informazioni dettagliate condivise dagli apparati di sicurezza statunitensi e confermate da fonti legate al governo lituano.

Secondo la ricostruzione del quotidiano madrileño, l’allerta riguarda nello specifico Paesi della sponda nord-occidentale del Mediterraneo come Spagna, Francia e Italia. Il rapporto strategico evidenzia come Mosca possa utilizzare vettori aerei a medio raggio lanciati direttamente da unità navali dislocate nel bacino mediterraneo. L’obiettivo di simili operazioni non sarebbe necessariamente la distruzione su vasta scala di infrastrutture, quanto piuttosto un’azione di disturbo, destabilizzazione e pressione psicologica sui Paesi membri della NATO e dell’Unione Europea.

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Il vettore e la tattica: i droni Gerbera e le catapulte navali

L’elemento di maggiore novità evidenziato dall’inchiesta risiede nella modalità di lancio e nella tipologia di armamento ipotizzata:

  • I droni Gerbera: Si tratta di velivoli autonomi a basso costo realizzati prevalentemente in compensato e polistirene espanso, impiegati dalle forze russe come esche (decoy) per saturare la difesa aerea o per missioni di ricognizione e attacco tattico. Con un raggio d’azione stimato fino a 600 chilometri, questi droni presentano una traccia radar ridotta che li rende complessi da intercettare tempestivamente.
  • Lancio da navi mercantili e petroliere: La minaccia non proviene da basi sul territorio russo o bielorusso, bensì dal mare. I droni verrebbero trasportati all’interno di container a bordo di navi commerciali apparentemente insospettabili e lanciati tramite catapulte pneumatiche o a binario posizionate sui ponti.

Questa tecnica permette di azzerare i vincoli geografici: posizionando una nave al largo delle coste della Sardegna, del Golfo del Leone o dell’Andalusia, la bolla di copertura dei 600 km dei droni finisce per abbracciare centri urbani primari e nodi logistici chiave come Roma, Genova, Marsiglia e Barcellona.

La “Flotta Fantasma” russa: il cavallo di Troia nel Mediterraneo

L’uso di piattaforme navali non militari riporta al centro dell’attenzione la cosiddetta flotta ombra (shadow fleet) di Mosca. Nata per aggirare le sanzioni internazionali sull’esportazione del greggio russo, questa rete comprende centinaia di vecchie petroliere e navi portarinfuse registrate sotto bandiere di comodo e con assetti proprietari opachi.

Nel Mediterraneo, queste imbarcazioni incrociano quotidianamente lungo le rotte commerciali internazionali, effettuando spesso trasferimenti di carico da nave a nave (ship-to-ship) in acque internazionali. L’integrazione di sistemi di lancio per droni all’interno di normali container commerciali da bordo di queste navi trasformerebbe la flotta ombra da strumento di evasione economica a piattaforma per operazioni militari denotabili, rendendo estremamente difficile la risposta tempestiva dei Paesi costieri in assenza di un’aggressione palese da parte di una nave da guerra identificata.

Dalle provocazioni nell’Est Europa alla sponda Sud della NATO

Gli scenari descritti nel rapporto della CIA non nascono nel vuoto, ma rappresentano l’estensione verso l’Europa meridionale di una strategia di attrito già ampiamente collaudata lungo il fianco orientale della NATO.

Negli ultimi due anni, le violazioni dello spazio aereo da parte di droni e velivoli russi si sono ripetute con frequenza lungo il confine orientale dell’Alleanza:

  1. Polonia e Lituania: Episodi di sconfinamento e sorvolo di velivoli non identificati e droni Gerbera sono stati registrati nei cieli baltici e polacchi, mettendo alla prova i tempi di reazione della difesa aerea e dei caccia NATO in servizio di Air Policing.
  2. Romania e area del Danubio: La vicinanza dei porti ucraini al confine romeno ha portato a ripetute cadute di detriti e s sconfinamenti di droni d’attacco nel territorio di un Paese membro dell’Alleanza.
  3. Attività di sabotaggio e guerra ibrida: Dai cavi sottomarini per le comunicazioni nel Mar Baltico fino ai ciberattacchi contro le infrastrutture critiche, la Russia ha dimostrato di prediligere tattiche situate appena al di sotto della soglia dell’Articolo 5 della NATO (che farebbe scattare la difesa collettiva).

Spostare questo tipo di pressione nel Mediterraneo risponde alla volontà strategica di diversificare i fronti di tensione, costringendo gli alleati del Sud Europa ad alzare il livello di allerta e a reindirizzare risorse di sorveglianza marittima e aerea.

I rischi strategici per l’Italia e la risposta della difesa

Per l’Italia, posizionata al centro del bacino mediterraneo, la possibilità di incursioni da parte di droni lanciati dal mare definisce una vulnerabilità multidimensionale:

  • Protezione delle infrastrutture critiche: Porti di primaria importanza (Genova, Livorno, Napoli, Taranto), raffinerie costiere, nodi energetici di rigassificazione e approdi dei cavi sottomarini per dati e energia rappresentano bersagli sensibili ad azioni di disturbo o ricognizione avanzata.
  • Presenza di basi e assetti NATO: L’Italia ospita snodi fondamentali per il dispositivo alleato, tra cui le basi di Sigonella, Gaeta, Napoli e Aviano. Azioni di sorveglianza condotte tramite droni Gerbera potrebbero raccogliere dati di intelligence sui movimenti delle forze NATO nel settore centro-meridionale.
  • Guerra psicologica e disinformazione: Anche in assenza di impatti distruttivi, l’intercettazione o la caduta di un drone nei pressi di un centro abitato o di una struttura turistica avrebbe un impatto mediatico e politico devastante, mirato a destabilizzare l’opinione pubblica e la coesione politica dei Paesi europei.

Di fronte a questo scenario, le Forze Armate italiane e i comandi NATO hanno intensificato il pattugliamento navale e aereo nel Mediterraneo centrale. La risposta a questa tipologia di minaccia richiede un’integrazione sempre più stretta tra la sorveglianza satellitare, la tracciabilità del traffico marittimo civile e la capacità di guerra elettronica (Electronic Warfare) per neutralizzare i droni prima che possano avvicinarsi alle acque territoriali.