La terra è tornata a tremare nel Centro Italia, risvegliando timori tra la popolazione locale. Alle 06:02, i sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno registrato un terremoto magnitudo 2.9, con epicentro localizzato a 3 km a Est di Accumoli, in provincia di Rieti. L’ipocentro dell’evento sismico è stato individuato a 9 km di profondità, un dettaglio che ha contribuito a rendere la scossa percepibile in superficie. A questo evento sono seguite 2 repliche di minore entità nella medesima area: la prima magnitudo 2.1 alle ore 07:12, la seconda magnitudo 2.4 alle ore 07:21, entrambe localizzate a 4 km a Est del comune reatino e a 10 km di profondità sotterranea. Nonostante il comprensibile spavento, le autorità locali hanno subito rassicurato i cittadini. Mauro Tolomei, sindaco di Accumoli, ha dichiarato all’Adnkronos che la scossa è stata avvertita da alcuni residenti, tuttavia la situazione è sotto controllo, aggiungendo che al momento non sono in corso verifiche da parte dei vigili del fuoco.
Le cause geologiche dei terremoti ad Accumoli
Il territorio di Accumoli e l’intera fascia dell’Appennino centrale rappresentano una delle zone a maggiore pericolosità sismica della penisola italiana. La causa principale di questa continua instabilità geologica risiede nel particolare assetto tettonico dell’area, dominato da un regime distensivo. In termini semplici, la crosta terrestre in questa regione è sottoposta a forze che tendono a “tirarla” e ad allargarla. Questa costante trazione genera la progressiva rottura delle rocce lungo piani di frattura chiamati faglie normali. I sistemi di faglia principali che interessano il territorio reatino e le province limitrofe sono quelli dei Monti della Laga e del Monte Vettore e Monte Bove. L’accumulo di energia lungo queste fratture sotterranee nel corso del tempo porta a improvvisi scivolamenti dei blocchi rocciosi, liberando energia sotto forma di onde sismiche. La superficialità di queste faglie, che spesso si attivano a profondità comprese tra 5 e 12 km, fa in modo che anche i terremoti di magnitudo contenuta possano essere avvertiti nitidamente in superficie.
La sismicità storica e il trauma del 2016
La storia sismica di Accumoli e dei comuni limitrofi è purtroppo segnata da eventi di grandissima portata che hanno plasmato la morfologia di questi luoghi nel corso dei secoli. Documenti storici riportano distruzioni significative già nel passato, come il devastante terremoto del 1639 che colpì l’area dell’alta valle del Tronto. Tuttavia, la memoria recente è indissolubilmente legata alla drammatica sequenza sismica del 2016. Dieci anni fa, il 24 agosto 2016 alle ore 03:36, un violento sisma di magnitudo 6.0 devastò Accumoli e numerosi centri vicini, dando inizio a un periodo di intensissima attività tellurica. Quella crisi ha registrato oltre 50mila scosse in pochi mesi, propagandosi progressivamente lungo un sistema di faglie esteso per oltre 50 km verso Nord/Ovest. Il suolo stesso si è deformato, mostrando segni evidenti di fagliazione superficiale. La fitta rete di fratture sotterranee continua ancora oggi a riassestarsi e a rilasciare energia, rendendo eventi di magnitudo 2.0 o 3.0 una manifestazione naturale della complessa dinamica appenninica.
