L’attuale stagione degli uragani atlantici sta lasciando scienziati e meteorologi a bocca aperta, avendo appena stabilito un record nell’era delle rilevazioni satellitari. Arrivati al 13 settembre, infatti, nessuna tempesta tropicale è riuscita a evolversi in uragano, un evento rarissimo che sta letteralmente riscrivendo gli annali della meteorologia contemporanea. Questo scenario eccezionale è il risultato di una combinazione di fattori climatici ben precisi, tra cui la forte influenza del fenomeno di El Niño, la presenza di wind shear particolarmente intenso, l’aria secca e le dense nubi di polvere provenienti direttamente dal deserto del Sahara. Tutti questi elementi hanno agito come un gigantesco scudo invisibile, inibendo del tutto la formazione dei grandi cicloni che di solito, in questo specifico periodo dell’anno, spazzano le acque oceaniche. Le correnti, sebbene mitigate in superficie, continuano a celare un potenziale energetico latente che potrebbe innescare ribaltamenti di fronte, richiedendo ancora la massima attenzione.
La Florida e il Sud/Est degli Stati Uniti nel mirino
Le immagini satellitari continuano a mostrare una totale assenza di attività tropicale organizzata nella principale regione di sviluppo, un’ampia fascia che si estende dalle coste dell’Africa fino ai Caraibi. Questo quadro di calma apparente, che secondo le proiezioni dovrebbe mantenersi stabile per le prossime 2 settimane, rischia però di trarre in inganno. Nelle acque che circondano la penisola della Florida, tra il Golfo del Messico orientale e l’Atlantico, si sta ammassando una fitta copertura di rovesci e temporali. Si tratta dell’area più a rischio in questo momento, poiché il wind shear risulta decisamente più debole e l’umidità è estremamente abbondante. In questa zona, le perturbazioni che scivolano da Nord e da Ovest tendono a fermarsi, creando i presupposti ideali per la nascita di nuovi vortici. Sebbene non vi siano segnali di un imminente sviluppo tropicale, i sistemi frontali in decadenza che ristagnano in quest’area potrebbero dare vita a 1 o 2 zone da monitorare con la massima allerta.
Il record storico e i precedenti prima dei satelliti
Mentre il bacino del Pacifico orientale continua a sfornare cicloni a ritmi serrati, l’Atlantico viaggia con estremo ritardo rispetto alle medie. Fino a oggi, non si è formato un solo uragano, stabilendo il primato assoluto per la data più tardiva dall’inizio delle misurazioni satellitari, iniziate a metà degli anni ’60. Scavando negli archivi storici, si scopre che i primati precedenti appartengono a epoche in cui le tempeste in mare aperto potevano facilmente passare inosservate. I dati rielaborati dagli esperti indicano che nel 1941 il 1° uragano prese forza il 21 settembre, sebbene inizialmente fosse stato catalogato con qualche giorno di anticipo. Se l’Atlantico dovesse rimanere tranquillo fino a quella data, il 2026 frantumerebbe anche questo primato. Gli unici 2 anni documentati senza alcun uragano in tutta la stagione risalgono al 1907 e al 1914. Nel 1914, anno peraltro segnato dalla presenza di El Niño, fu registrata una sola tempesta tropicale che colpì la Florida e la Georgia causando danni lievi.
La stagione è ancora lunga
Il periodo ufficiale degli uragani terminerà il 30 novembre, pertanto è decisamente prematuro abbassare la guardia e dichiarare del tutto cessato il pericolo. Le acque oceaniche manterranno temperature elevate e pienamente capaci di supportare lo sviluppo tropicale fino ad autunno inoltrato, soprattutto nella porzione centrale dell’Atlantico compresa tra le Bermuda e le isole Azzorre, dove un’altra area potrebbe attivarsi a breve. Un sistema di bassa pressione in quota si formerà al largo della costa atlantica all’inizio della prossima settimana, per poi spostarsi verso Sud/Ovest e scivolare nel Golfo del Messico. Se una depressione dovesse prendere forma a ridosso delle coste in un tempo così rapido, i residenti avrebbero un margine ristrettissimo per prepararsi a fronteggiare piogge torrenziali, venti burrascosi e forti mareggiate. Avendo ormai superato il picco statistico della stagione, fissato tradizionalmente al 10 settembre, l’ipotesi di chiudere l’anno con zero uragani resta però una possibilità, complice l’intensificarsi di El Niño e le conseguenti correnti di aria secca.
