Grotta Romanelli, nel territorio di Castro, in provincia di Lecce, è da tempo uno dei luoghi più importanti per ricostruire la presenza umana nel Mediterraneo durante il Paleolitico. Ora, però, la grotta restituisce una storia molto più recente e altrettanto sorprendente: tra le sue testimonianze emerge infatti un inatteso capitolo medievale. A raccontarlo è un nuovo studio pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences, realizzato da un team interdisciplinare guidato dalla Sapienza Università di Roma. Le nuove analisi hanno permesso di collocare con precisione nel Medioevo i resti scheletrici di 3 individui rinvenuti nella grotta più di un secolo fa: un adulto e 2 bambini. Si tratta di una scoperta che modifica la lettura complessiva del sito. Grotta Romanelli non appare più soltanto come uno straordinario archivio del Paleolitico, ma come un luogo frequentato e utilizzato dagli esseri umani per migliaia di anni, fino a epoche molto più vicine a noi.
Tre individui, una storia ancora da ricostruire
I resti dei 3 individui erano già noti agli studiosi. Furono scoperti nel 1900 e successivamente trasferiti a Napoli, nel 1914, dove sono oggi conservati presso il Museo di Antropologia del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Per la prima volta, questi reperti sono stati sottoposti ad analisi scientifiche e a datazioni radiometriche, tecniche che hanno consentito di stabilirne la collocazione cronologica e di riconoscere la loro appartenenza all’epoca medievale.
Il dato è particolarmente significativo perché apre una serie di interrogativi sulla funzione che la grotta ebbe in quel periodo. Per quale motivo tre persone furono sepolte proprio a Grotta Romanelli? Si trattava di una pratica occasionale oppure la grotta ospitava altre sepolture oggi non ancora individuate? E chi erano quelle persone? Le risposte potrebbero arrivare da ulteriori analisi antropologiche e biologiche dei resti. Gli scheletri, infatti, possono conservare tracce delle condizioni di vita degli individui: traumi, patologie e altri indicatori biologici possono fornire informazioni sulle comunità a cui appartenevano e sulle difficoltà che dovettero affrontare.
Un Medioevo complesso nel Salento
La scoperta acquista un significato ancora maggiore se inserita nel contesto storico del Salento medievale. Si tratta di un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni e segnato da conflitti interni, incursioni esterne e grandi epidemie. In questo scenario, i 3 individui di Grotta Romanelli potrebbero diventare una piccola ma preziosa finestra sulla vita delle popolazioni che abitavano il territorio. Le loro ossa potrebbero raccontare aspetti della salute, dell’alimentazione, delle condizioni di vita e delle esperienze traumatiche affrontate durante l’esistenza. “Le nuove datazioni ci obbligano a guardare Grotta Romanelli con occhi diversi“, spiega Raffaele Sardella del Dipartimento di Scienze della Terra di Sapienza Università di Roma, che coordina le ricerche dal 2015. “Fino ad oggi l’avevamo considerata soprattutto uno straordinario archivio del Paleolitico, ora scopriamo che la sua storia è molto più lunga e articolata“.
Il valore delle collezioni storiche
C’è anche un altro elemento che rende particolarmente interessante la ricerca: la possibilità di tornare a interrogare, con strumenti scientifici moderni, reperti raccolti più di cento anni fa. “I resti, scoperti nel 1900 e trasferiti a Napoli nel 1914“, sottolinea Maria Nicolaci del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin”, “possono essere nuovamente interrogati grazie alle tecniche di datazione più avanzate e offrire nuove informazioni sulle popolazioni che hanno abitato il territorio. È un esempio concreto di come le collezioni storiche possano continuare a produrre dati e conoscenza“. Il caso di Grotta Romanelli dimostra così quanto le collezioni scientifiche e antropologiche conservate nei musei possano acquisire nuovo valore con il progresso delle tecniche di analisi. Reperti studiati in passato possono infatti essere sottoposti a nuove indagini capaci di modificare o ampliare significativamente le conoscenze già disponibili.
Una ricerca multidisciplinare
Le nuove scoperte sono il risultato di un programma di ricerca ampio e articolato. Le attività di scavo e di studio nella Grotta Romanelli sono finanziate dal 2016 dal Progetto Grandi scavi di Sapienza, che ha consentito di sviluppare un programma multidisciplinare tuttora in corso. Le indagini sui resti scheletrici nascono dalla collaborazione tra il Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e il Dipartimento di Scienze della Terra di Sapienza. Al progetto hanno partecipato anche altri dipartimenti dell’Ateneo romano: Scienze Odontostomatologiche e Maxillo facciali, Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” e Biologia Ambientale.
Al complesso lavoro di ricerca stratigrafica hanno inoltre preso parte il CNR-GEO, Istituto di Geoscienze, il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino e il Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” dell’Università degli Studi di Milano. Le datazioni radiometriche sono state invece realizzate dal CEDAD – Centro di Datazione e Diagnostica del Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio de Giorgi” dell’Università del Salento.
Il mistero resta aperto
La collocazione medievale dei 3 individui non chiude dunque la storia, ma apre una nuova fase della ricerca. Restano da capire le ragioni della loro presenza nella grotta e se le tre sepolture rappresentino un episodio isolato oppure la traccia di una frequentazione più ampia. Le prossime analisi potranno forse chiarire chi fossero quelle persone e quali fossero le loro condizioni di vita. Potranno inoltre contribuire a comprendere il rapporto tra la comunità medievale e questo luogo, già utilizzato dagli esseri umani in epoche remotissime.
Dopo decenni in cui Grotta Romanelli è stata soprattutto associata al Paleolitico, la nuova ricerca ne amplia radicalmente la prospettiva. La grotta salentina si rivela un archivio della presenza umana lungo un arco temporale molto più esteso del previsto: un luogo conosciuto, attraversato e utilizzato per migliaia di anni, e proprio i 3 corpi sepolti nel Medioevo potrebbero essere soltanto l’inizio di una nuova storia ancora tutta da raccontare.
