L’autunno astronomico nell’emisfero Nord inizia ufficialmente questa settimana con l’Equinozio di settembre, considerato da sempre il momento esatto dell’anno in cui il giorno e la notte hanno esattamente la stessa durata. Il termine stesso deriva dal latino “aequus”, che significa uguale, e “nox”, ovvero notte. Eppure c’è un piccolo problema che smonta questa antica credenza: in pratica, le ore di luce e di buio non sono affatto equivalenti. A causa della nostra atmosfera terrestre, infatti, la luce diurna continuerà a durare diversi minuti in più rispetto all’oscurità notturna. Per assistere alla vera notte uguale, un fenomeno che gli scienziati chiamano equilux, bisognerà attendere ancora qualche giorno. Preparatevi quindi a salutare l’estate, sapendo però che il Sole ci regalerà ancora qualche minuto di luce in più del previsto prima di cedere il passo all’oscurità.
La durata del giorno
Nel momento esatto dell’Equinozio, il Sole attraversa l’equatore celeste dirigendosi verso Sud. In questo preciso istante nessun emisfero è inclinato in modo significativo verso la nostra stella, con la Terra che si presenta di fatto di lato rispetto ai raggi solari. Questo evento dovrebbe tradursi in 12 ore esatte di luce e 12 ore esatte di buio in ogni angolo del pianeta. Tuttavia, l’atmosfera terrestre rifrange, ovvero piega, la luce solare. Questo fenomeno ottico ci permette di vedere il Sole quando tecnicamente si trova ancora sotto la linea dell’orizzonte, sia prima dell’alba che dopo il tramonto. Funziona in modo molto simile a quando si osserva un oggetto attraverso un bicchiere d’acqua, dove la posizione apparente risulta leggermente spostata. In aggiunta, gli orari di alba e tramonto sono calcolati utilizzando il bordo superiore del Sole anziché il suo centro, un dettaglio tecnico che aggiunge un’ulteriore manciata di secondi alla nostra luce diurna.
L’arrivo dell’equilux e il trionfo dell’oscurità
Per sperimentare l’effettiva parità tra luce e buio, dobbiamo aspettare una data precisa nota come equilux, termine latino che significa “luce uguale”. Il giorno esatto di questo evento dipende in gran parte dalla latitudine in cui ci si trova. Nella maggior parte delle regioni dell’emisfero Nord, l’equilux si verifica in genere tra il 25 e il 26 di settembre. Solo dopo questa scadenza le notti iniziano a diventare progressivamente più lunghe dei giorni. L’avanzata del buio continuerà inesorabilmente la sua marcia verso la fine dell’anno, culminando con il Solstizio di dicembre: quello sarà il momento che segnerà definitivamente il giorno più corto e la notte più lunga di tutto l’anno nel nostro emisfero.
Lo spettacolo celeste e le aurore di settembre
L’Equinozio di settembre porta con sé anche un’altra affascinante conseguenza che si manifesta lontano dalla superficie terrestre, in pieno Spazio. L’attività geomagnetica tende infatti a raggiungere il suo picco proprio in concomitanza con questi eventi astronomici, rendendo le prossime settimane statisticamente favorevoli per l’osservazione delle aurore boreali e australi. Una delle spiegazioni più accreditate per questo fenomeno è il cosiddetto effetto Russell-McPherron: questa teoria descrive come la geometria del campo magnetico terrestre, rispetto al campo magnetico interplanetario trasportato dal vento solare, diventi particolarmente propizia in questo periodo dell’anno. Tale orientamento favorevole può amplificare la riconnessione magnetica, permettendo a una maggiore quantità di energia di penetrare nella magnetosfera della Terra. Questo meccanismo aumenta notevolmente le probabilità di assistere a tempeste geomagnetiche e ad aurore molto intense. Ovviamente la manifestazione visiva finale dipende sempre dall’attività del Sole, ma settembre rimane in assoluto uno dei mesi migliori per gli appassionati a caccia di luci danzanti nel cielo notturno.
