L’Iraq vuole cambiare la propria strategia energetica e ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi mondiali per il trasporto del petrolio. Il premier iracheno Ali al-Zaidi, durante una conferenza stampa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha annunciato l’intenzione di diversificare le rotte di esportazione del greggio e rafforzare i collegamenti con i mercati europei e occidentali. Baghdad ha avviato una serie di interlocuzioni con i governi di Germania e Francia per aumentare le vendite di petrolio all’Europa, in un momento in cui la sicurezza delle rotte energetiche internazionali è diventata una questione centrale. “L’Iraq non può rimanere ostaggio di un unico corridoio”, ha dichiarato Ali al-Zaidi, spiegando la necessità per il Paese di costruire alternative in grado di garantire maggiore stabilità alle esportazioni. Il settore petrolifero rappresenta una componente fondamentale dell’economia irachena: le vendite di greggio costituiscono infatti quasi il 90% delle entrate nazionali. Per questo motivo Baghdad considera strategico ampliare i canali di esportazione e ridurre la vulnerabilità legata alla concentrazione dei flussi su un’unica rotta.
Il peso dello Stretto di Hormuz sulle esportazioni irachene
Prima delle difficoltà legate al conflitto, l’Iraq produceva circa quattro milioni di barili di petrolio al giorno e ne esportava mediamente 3,4 milioni di barili al giorno. La maggior parte delle spedizioni avveniva attraverso lo Stretto di Hormuz, con destinazione soprattutto verso i mercati dell’Asia orientale, in particolare Cina e India. Le tensioni nella regione hanno però avuto ripercussioni sulle esportazioni, spingendo Baghdad a utilizzare anche percorsi alternativi. L’Iraq ha iniziato a movimentare parte del proprio greggio attraverso autocisterne in Siria e tramite un oleodotto diretto al porto turco di Ceyhan. Queste soluzioni, tuttavia, riescono a gestire soltanto una frazione dei volumi normalmente esportati attraverso le rotte marittime tradizionali. Da qui la volontà del governo iracheno di sviluppare nuove possibilità di accesso ai mercati internazionali.
Il progetto del Mediterraneo: Baghdad punta a raddoppiare le esportazioni
Il premier iracheno ha annunciato che il Paese potrebbe aumentare in modo significativo i flussi attraverso il Mediterraneo, aprendo una nuova direttrice verso Europa e Stati Uniti. Secondo Ali al-Zaidi, Baghdad potrebbe “raddoppiare le sue esportazioni di petrolio attraverso il Mediterraneo” per garantire nuove forniture ai mercati occidentali. L’obiettivo indicato dal governo iracheno è particolarmente ambizioso: aumentare la produzione petrolifera nazionale fino a 10 milioni di barili al giorno. Una crescita che, secondo il premier, permetterebbe di destinare una quota importante della produzione ai Paesi europei e occidentali. “Una quota consistente, quasi la metà, potrebbe essere destinata ai paesi europei e occidentali”, ha affermato al-Zaidi. Il piano prevede quindi un rafforzamento delle infrastrutture energetiche e una maggiore integrazione tra Iraq e partner occidentali, con l’obiettivo di creare un sistema di esportazione più articolato.
Iraq e Germania trattano un accordo sul petrolio e sulla tecnologia energetica
Durante gli incontri con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Baghdad ha discusso un possibile accordo per l’esportazione di petrolio greggio verso la Germania e più in generale verso i mercati europei. Parallelamente, l’Iraq punta ad acquistare tecnologia e attrezzature tedesche per sviluppare ulteriormente il proprio settore energetico. Merz ha sottolineato il ruolo della cooperazione economica tra i due Paesi e la presenza crescente delle aziende tedesche in Iraq. “Molte aziende tedesche sono ora attive in Iraq. Stanno sviluppando nuove soluzioni, ad esempio per la fornitura di energia”, ha dichiarato il cancelliere tedesco. Merz ha inoltre aggiunto: “l’esempio migliore è l’accordo sulla fornitura di elettricità all’Iraq, che firmeremo oggi”. La collaborazione tra Baghdad e Berlino si inserisce in un contesto più ampio legato alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e alla ricerca di nuove soluzioni per garantire continuità nelle forniture.
La preoccupazione per Bab al-Mandab e le tensioni sulle rotte energetiche
Durante l’incontro, Friedrich Merz ha espresso preoccupazione anche per la situazione nel Mar Rosso, in particolare per il consolidamento del controllo da parte degli Houthi yemeniti sul canale di Bab al-Mandab, uno snodo fondamentale per il commercio internazionale e per il trasporto del petrolio saudita. Il passaggio, situato all’ingresso del Mar Rosso, rappresenta una delle principali vie utilizzate dalle esportazioni energetiche dirette verso i mercati internazionali. Secondo Merz, l’evoluzione della situazione rischia di aggravare ulteriormente le pressioni sui mercati dell’energia e di avere conseguenze anche sull’economia tedesca. “Questo aggrava ulteriormente la situazione sui mercati energetici e ha ripercussioni anche sulla Germania”, ha concluso il cancelliere.
La nuova strategia energetica di Baghdad guarda al Mediterraneo
La scelta dell’Iraq di puntare su nuove rotte di esportazione nasce dalla necessità di rendere più flessibile il proprio sistema energetico. La riduzione della dipendenza dallo Stretto di Hormuz e il potenziamento dei collegamenti attraverso il Mediterraneo rappresentano gli elementi centrali della nuova strategia annunciata da Baghdad. Il governo iracheno punta così a trasformare il Paese in un fornitore ancora più rilevante per i mercati occidentali, attraverso maggiori capacità produttive, nuove infrastrutture e accordi con partner europei. La partita del petrolio iracheno entra quindi in una nuova fase, con l’obiettivo dichiarato di aprire un corridoio energetico alternativo verso l’Europa e ridurre i rischi legati alla concentrazione delle esportazioni lungo una sola direttrice.
