L’Ocse lancia un nuovo richiamo ai governi sulle politiche messe in campo per fronteggiare i rincari energetici. Nel nuovo Interim report dell’Economic Outlook, l’organizzazione sottolinea la necessità di interventi più selettivi, capaci di proteggere famiglie e imprese senza compromettere gli obiettivi di lungo periodo legati alla transizione energetica e alla sostenibilità dei conti pubblici. Secondo l’Ocse, le misure per contenere l’impatto dell’aumento dei costi dell’energia “dovrebbero essere ben mirate, preservare gli incentivi alla riduzione dei consumi energetici e alla diversificazione delle fonti energetiche, e prevedere chiari meccanismi di scadenza”.
Energia, gli aiuti devono essere temporanei e sostenibili
Il messaggio dell’organizzazione è rivolto alle politiche di sostegno adottate negli ultimi anni per contrastare l’impennata delle bollette e dei prezzi dei carburanti. Per l’Ocse, gli interventi pubblici devono evitare di trasformarsi in misure permanenti che possano ridurre gli stimoli al risparmio energetico e alla ricerca di alternative più efficienti. La priorità indicata è quella di accompagnare cittadini e imprese attraverso strumenti mirati, mantenendo però la spinta verso la diversificazione delle fonti energetiche e una maggiore autonomia dei sistemi nazionali.
Debito pubblico, l’Ocse chiede più efficienza nella spesa
Nel rapporto emerge anche la preoccupazione per l’aumento dei rendimenti obbligazionari, un fenomeno che secondo l’Ocse rende ancora più urgente una revisione delle politiche di bilancio. “L’aumento dei rendimenti obbligazionari sottolinea più che mai la necessità di intensificare gli sforzi per contenere e riassegnare la spesa pubblica, migliorare l’efficienza del settore pubblico e rafforzare le entrate, al fine di garantire la sostenibilità del debito a lungo termine e mantenere la capacità dei governi di reagire a shock significativi”, si legge nel documento. L’organizzazione evidenzia che ogni Paese dovrà definire il proprio percorso in base alle condizioni economiche interne, ma all’interno di strategie pluriennali credibili orientate al risanamento dei conti pubblici nel lungo periodo.
Crescita economica e riforme strutturali al centro della strategia
Per l’Ocse non bastano interventi emergenziali: servono riforme strutturali in grado di aumentare la crescita potenziale e rendere le economie più solide di fronte a nuove crisi. Tra le priorità indicate figurano il miglioramento dell’efficienza energetica, una maggiore capacità dei mercati del lavoro e dei beni di adattarsi agli shock e lo sviluppo delle competenze necessarie per affrontare i cambiamenti tecnologici. “Sono inoltre necessarie riforme delle politiche strutturali per aumentare la crescita potenziale del prodotto e rafforzare la resilienza delle economie a ulteriori perturbazioni dal lato dell’offerta”, sottolinea l’organizzazione.
Scuola e competenze digitali, l’allarme dopo i risultati Pisa
Un altro capitolo del rapporto riguarda l’istruzione. L’Ocse richiama l’attenzione sul calo dei risultati scolastici emerso dai nuovi dati dello studio Pisa, evidenziando la necessità di interventi per migliorare preparazione e competenze. “Il forte calo dei risultati scolastici evidenziato dai nuovi risultati dello studio Pisa dell’Ocse rafforza l’urgenza di migliorare i risultati scolastici e le competenze, insieme all’alfabetizzazione digitale”, afferma l’organizzazione. Secondo l’Ocse, è fondamentale garantire anche agli adulti opportunità di formazione continua, così da consentire un aggiornamento delle competenze in un mercato del lavoro sempre più influenzato dall’innovazione tecnologica.
Commercio globale, servono regole più resilienti
Infine, l’Ocse richiama la necessità di rendere il sistema commerciale internazionale più equilibrato e resistente alle crisi. “Le riforme volte a rendere il sistema commerciale globale più equo e resiliente, preservando al contempo i vantaggi dei mercati aperti, contribuirebbero a rafforzare le prospettive di una crescita sostenibile e resiliente”, conclude il rapporto. Un quadro nel quale energia, finanza pubblica, istruzione e commercio vengono indicati come settori decisivi per affrontare le trasformazioni economiche dei prossimi anni.
