Il movimento del magma sotto un vulcano può causare il sollevamento, l’abbassamento o lo spostamento laterale del suolo. Misurare questi cambiamenti fornisce agli scienziati indizi su dove il magma si accumula e come si sposta. Uno studio, pubblicato sulla rivista Geodesy and Geodynamics, ha utilizzato radar satellitari per esaminare l’eruzione del novembre 2025 del vulcano Hayli Gubbi, nella depressione della Dancalia (Afar), in Etiopia. Hayli Gubbi e il vicino Erta Ale sono vulcani distinti situati nella stessa zona vulcanica, caratterizzata dall’allontanamento reciproco di tre placche tettoniche.
La ricerca è tra le prime a utilizzare la missione NISAR (Synthetic Aperture Radar) della NASA e dell’ISRO per studiare un’eruzione. I satelliti radar inviano segnali verso il suolo e ne registrano il ritorno; confrontando le misurazioni effettuate in momenti diversi, è possibile rilevare spostamenti anche di pochi centimetri. Tuttavia, un singolo satellite non è in grado di mostrare la direzione completa del movimento. Per superare questo limite, i ricercatori hanno combinato la visuale radar “a sinistra” (left-looking) di NISAR con le osservazioni “a destra” (right-looking) dei satelliti europei Sentinel-1, ricostruendo così il movimento del suolo in tre dimensioni. Analogamente a fotografie scattate da angolazioni diverse, le osservazioni combinate hanno permesso al team di misurare gli spostamenti lungo gli assi est-ovest, nord-sud e verticale (verso l’alto o verso il basso).
“Osservando i vulcani da direzioni complementari, abbiamo ricostruito il campo di deformazione tridimensionale e misurato tutte e tre le componenti del movimento del suolo con una precisione centimetrica“, ha affermato l’autore corrispondente Wenbin Xu, della Central South University in Cina.
Nuove depressioni da collasso, fratture e due dicchi
Sebbene l’eruzione abbia interessato Hayli Gubbi, il movimento del suolo più intenso è stato rilevato presso l’Erta Ale. Le immagini hanno mostrato due nuove depressioni da collasso e alcune fratture a Hayli Gubbi, mentre il cratere sommitale dell’Erta Ale è parzialmente crollato. I dati radar hanno evidenziato un abbassamento del suolo e un suo spostamento verso l’interno in corrispondenza dell’Erta Ale. I ricercatori hanno collegato questo fenomeno alla presenza di due dicchi magmatici superficiali sotto l’Erta Ale. Un dicco è una frattura a forte inclinazione che accumula o trasporta magma; quando il magma defluisce, la roccia circostante può contrarsi e la superficie sovrastante può abbassarsi. Entrambi i dicchi si trovavano a circa 1km di profondità e presentano caratteristiche simili a strutture coinvolte in eruzioni precedenti, suggerendo che siano elementi permanenti della rete magmatica dell’area.
Nove faglie riattivate
Le variazioni di stress associate all’eruzione sembrano aver riattivato anche nove faglie nei pressi dell’Erta Ale. Rispetto a un’eruzione di maggiore entità avvenuta in precedenza nel 2025, l’evento di novembre è risultato più localizzato e alimentato principalmente da un accumulo di magma a bassa profondità. I ricercatori ipotizzano che il coinvolgimento di magma profondo possa essere associato a una propagazione dei dicchi più estesa e a un’attività tettonica più intensa, mentre i serbatoi superficiali potrebbero generare eventi più contenuti e localizzati.
“NISAR offre una nuova e importante prospettiva per l’osservazione di vulcani difficili da monitorare da terra“, ha affermato Xu. “Combinare diverse missioni radar potrebbe migliorare la nostra capacità di distinguere le modalità di sviluppo delle varie eruzioni”. I risultati dimostrano come le misurazioni satellitari tridimensionali possano rivelare percorsi magmatici nascosti e fenomeni di fagliazione legati all’eruzione, supportando così le attività di monitoraggio e la valutazione dei rischi nelle zone di rift vulcanico.
