Il fiume Garonna si trova in stato di “crisi” tra i Pirenei e Tolosa a causa di una prolungata siccità che ha determinato restrizioni idriche senza precedenti nella zona. Ad annunciarlo è stata oggi la prefettura dell’Alta Garonna. “Non abbiamo mai vissuto un’estate come quella del 2026 nella nostra regione, e stiamo assistendo alla convergenza di due fattori senza precedenti: non ha mai fatto così caldo e non ha mai piovuto così poco“, ha spiegato all’AFP Baptiste Mandard, Segretario generale della prefettura, aggiungendo: “sulla Garonna non ci era mai capitato prima di dover mettere in stato di crisi nemmeno un singolo tratto”.
Inasprite le restrizioni sull’acqua
Questa situazione comporta un inasprimento delle restrizioni sull’uso dell’acqua: 136 Comuni (rispetto ai sei precedenti) sono stati dichiarati in stato di crisi – in particolare “quelli a ovest dell’area urbana di Tolosa” – come precisato dalla prefettura in un comunicato. Il fiume, che ha raggiunto il livello massimo (4) della scala di allerta utilizzata per monitorarne la portata, era passato al livello 3 (allerta rafforzata) appena 15 giorni fa, il 12 settembre, a causa di un deficit pluviometrico estremamente marcato registrato dall’inizio di giugno.
Un fenomeno che prosegue anche a settembre: “di norma, la media dall’inizio del mese fino a oggi è di circa cinquanta millimetri di pioggia, mentre finora ne abbiamo registrati solo otto e la situazione è destinata a protrarsi per diverse settimane”, ha spiegato Mandard. “Non sono previste piogge significative prima della fine del mese, mentre le riserve idriche si stanno esaurendo”, sottolinea la prefettura.
In concreto, le autorità non sono più in grado di proseguire i rilasci d’acqua dai bacini artificiali dei Pirenei, che finora avevano permesso di sostenere la portata della Garonna. “Ora siamo davvero in una situazione di crisi, quindi tutti devono agire“, aveva sottolineato Jean-Michel Fabre, Presidente dell’ente pubblico Garonne (l’organismo di gestione delle acque del fiume), intervistato da France 3 Occitanie. “Se non collaborano tutti, arriveremo al limite. Restare completamente senza acqua potabile sembra improbabile, ma intanto, per la prima volta, sì: è un’ipotesi concreta“, ha insistito. “Abbiamo un piano d’azione ma bisogna procedere molto più in fretta, perché il cambiamento climatico corre più veloce di noi“, secondo Fabre.
