Una singola infusione di terapia Car-T capace di garantire una remissione libera da trattamento per almeno cinque anni in metà dei pazienti trattati: è il risultato emerso dai nuovi dati a lungo termine dello studio di fase 2 Cartitude-2 sulla terapia ciltacabtagene-autoleucel (cilta-cel) sviluppata da Johnson & Johnson per il trattamento del mieloma multiplo recidivato o refrattario. I risultati sono stati presentati al Congresso dell’International Myeloma Society (IMS) e riguardano il sottogruppo iniziale della coorte A dello studio, composto da 20 pazienti. Dopo un follow-up mediano di 60,7 mesi, ovvero poco più di cinque anni, 10 pazienti su 20 (50%) sono risultati ancora vivi e senza progressione della malattia, nonostante non abbiano ricevuto alcuna terapia di mantenimento dopo l’infusione della Car-T. Un dato che rappresenta un importante passo avanti nella gestione del mieloma multiplo, una patologia ematologica nella quale, soprattutto nelle forme più avanzate e resistenti ai trattamenti, ottenere remissioni molto prolungate può essere estremamente complesso.
Cilta-cel, cinque anni di controllo della malattia dopo una sola infusione Car-T
La terapia Car-T rappresenta una delle innovazioni più importanti dell’onco-ematologia moderna: si tratta di un trattamento personalizzato nel quale alcune cellule del sistema immunitario del paziente, i linfociti T, vengono modificate geneticamente in laboratorio per riconoscere e colpire in modo più efficace le cellule tumorali. Nel caso di cilta-cel, la terapia è progettata per agire contro il BCMA (B-cell maturation antigen), una proteina presente sulla superficie delle plasmacellule maligne responsabili del mieloma multiplo. Secondo i nuovi dati dello studio Cartitude-2, il beneficio osservato non riguarda soltanto il controllo temporaneo della malattia, ma remissioni profonde e prolungate senza necessità di un trattamento continuativo. A cinque anni dalla somministrazione, infatti, la sopravvivenza globale (OS) è risultata pari al 69,2%, mentre la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana ha raggiunto i 60,5 mesi. Si tratta di risultati particolarmente rilevanti considerando che i pazienti coinvolti nello studio presentavano una forma di mieloma multiplo recidivato o refrattario (RRMM), cioè una malattia che aveva già mostrato una risposta insufficiente o una ricomparsa dopo precedenti trattamenti.
Le remissioni senza terapia di mantenimento erano difficili da immaginare
Il valore dei risultati ottenuti con cilta-cel è stato sottolineato da Niels van de Donk, MD, PhD, Professor of Hematology, University Medical Center, Amsterdam, che ha evidenziato il cambiamento di prospettiva introdotto dalle nuove terapie cellulari. “Fino a cinque anni fa remissioni libere da trattamento di questa durata erano difficili da immaginare per pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario – afferma Niels van de Donk, MD, PhD, Professor of Hematology, University Medical Center, Amsterdam -. Questi nuovi risultati su cilta-cel ci danno un’ulteriore prova del fatto che quando le terapie più adatte alle caratteristiche del paziente sono utilizzate nelle prime fasi della malattia, un maggior numero di pazienti può avere l’opportunità di raggiungere remissioni profonde e durature e un controllo della malattia a lungo termine senza una terapia di mantenimeno”. I risultati ampliano le evidenze già raccolte nello studio precedente Cartitude-1, che aveva valutato l’efficacia della terapia in pazienti sottoposti a un numero maggiore di linee terapeutiche precedenti, confermando il potenziale di un utilizzo più precoce della Car-T cilta-cel nel percorso di cura.
Lo studio Cartitude-2: caratteristiche dei pazienti e obiettivi della ricerca
La coorte A dello studio Cartitude-2 ha coinvolto 20 pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario che avevano ricevuto da una a tre precedenti linee di terapia. Tutti i partecipanti erano stati esposti a un inibitore del proteasoma ed erano risultati refrattari alla lenalidomide, uno dei farmaci più utilizzati nel trattamento del mieloma multiplo. L’obiettivo principale dello studio era valutare il raggiungimento della negatività della malattia minima residua (MRD), un parametro molto importante perché consente di individuare quantità estremamente basse di cellule tumorali non rilevabili con le analisi tradizionali. I pazienti della coorte iniziale sono stati seguiti per cinque anni dopo una singola infusione di cilta-cel, senza l’impiego di una terapia di mantenimento successiva.
Malattia minima residua negativa anche ai livelli più profondi
Un ulteriore elemento emerso dal follow-up riguarda la MRD negativa, considerata uno degli indicatori più significativi della profondità della risposta ottenuta. A cinque anni, la valutazione della malattia minima residua è stata effettuata tramite analisi del midollo osseo in tre pazienti, senza che fosse prevista dal protocollo dello studio. Tutti e tre i pazienti sono risultati MRD-negativi al livello più profondo analizzato (10⁻⁶), indicando l’assenza di malattia rilevabile anche attraverso metodiche diagnostiche altamente sensibili. I dati mostrano inoltre che remissioni prolungate sono state osservate anche in pazienti con caratteristiche considerate ad alto rischio biologico. Tra i dieci pazienti rimasti liberi da progressione della malattia dopo cinque anni, infatti, cinque presentavano almeno un’anomalia citogenetica ad alto rischio e quattro di questi avevano due o più caratteristiche associate a un maggiore rischio di evoluzione della patologia.
Johnson & Johnson: “ridefinire ciò che i pazienti possono aspettarsi dal trattamento”
Secondo Yusri Elsayed, M.D., M.H.Sc., Ph.D., Global Therapeutic Area Head, Oncology, Johnson & Johnson, i nuovi risultati rafforzano il ruolo delle terapie cellulari nelle fasi iniziali del percorso terapeutico. “Questi risultati rafforzano le evidenze a sostegno dell’efficacia di cilta-cel e dimostrano quanto sia importante portare tali terapie a pazienti che hanno appena iniziato il loro percorso di cura – continua Yusri Elsayed, M.D., M.H.Sc., Ph.D., Global Therapeutic Area Head, Oncology, Johnson & Johnson –. Mentre continuiamo a sviluppare un portafoglio di terapie complementari e combinabili tra loro, questi risultati rafforzano il nostro impegno nel ridefinire ciò che i pazienti possono aspettarsi dal trattamento del mieloma multiplo”. Anche Ester in ‘t Groen, EMEA Therapeutic Area Head, Haematology, Johnson & Johnson, ha evidenziato la difficoltà di ottenere remissioni durature nelle forme più complesse della malattia. “Sebbene i risultati per i pazienti con mieloma multiplo siano migliorati significativamente negli ultimi anni, nelle forme recidivanti o refrattarie, dove la patologia può diventare più difficile da controllare, il raggiungimento di una remissione duratura risulta più complesso”, commenta Ester in ‘t Groen, EMEA Therapeutic Area Head, Haematology, Johnson & Johnson.
Sicurezza della terapia Car-T: nessuna nuova neurotossicità rilevata
Sul fronte della sicurezza, il profilo osservato dopo un follow-up più lungo è risultato coerente con quanto già noto per cilta-cel. Nel periodo di osservazione non sono state segnalate nuove neurotossicità correlate alle cellule Car-T, un elemento considerato particolarmente importante nella valutazione a lungo termine di queste terapie innovative. Rispetto al precedente aggiornamento dei dati, un paziente ha sviluppato una nuova neoplasia ematologica, nello specifico una leucemia mieloide acuta, mentre si sono verificati due decessi: uno dovuto alla progressione del mieloma multiplo e uno associato a un nuovo tumore. I risultati dello studio Cartitude-2 aggiungono quindi nuove evidenze sul potenziale della terapia Car-T cilta-cel nel modificare il futuro della cura del mieloma multiplo recidivato o refrattario, mostrando come una singola infusione possa, in una parte dei pazienti, tradursi in un controllo della malattia lungo diversi anni senza necessità di trattamenti continuativi.
