Il morbillo torna a rappresentare una preoccupazione sanitaria anche nel 2026. Le segnalazioni dei casi nei primi mesi dell’anno hanno registrato un aumento netto rispetto allo stesso periodo del 2025 e il fenomeno non riguarda soltanto i bambini: una quota significativa delle infezioni coinvolge infatti adolescenti e giovani adulti, spesso con uno stato vaccinale non chiaro o incompleto. A lanciare l’allarme è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, che richiama l’attenzione sulla necessità di verificare la propria situazione vaccinale e completare eventualmente il ciclo previsto. “Il morbillo non è una malattia infantile innocua e non appartiene al passato. È uno dei virus più contagiosi che conosciamo e può provocare complicanze importanti, soprattutto negli adulti, nei bambini più piccoli e nelle persone fragili”, spiega Pregliasco.
Morbillo, aumentano i casi: coinvolti anche giovani adulti e adolescenti
Il quadro epidemiologico evidenziato dal virologo mostra un elemento particolarmente rilevante: il ritorno della circolazione del virus non riguarda esclusivamente l’età pediatrica. “Nei primi mesi del 2026 le segnalazioni sono aumentate nettamente rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e la fascia più coinvolta non è soltanto quella pediatrica: una quota importante dei casi riguarda adolescenti e giovani adulti, un dato preoccupante”, sottolinea Pregliasco. Secondo l’esperto, uno degli aspetti più delicati riguarda una fascia di popolazione adulta che spesso non ha piena consapevolezza del proprio stato immunitario. “Il problema riguarda in particolare una generazione di adulti che spesso non conosce con precisione il proprio stato vaccinale”, evidenzia il virologo. Il messaggio, secondo Pregliasco, deve essere chiaro: “controllare il proprio libretto vaccinale“.
Due dosi di vaccino per una protezione adeguata contro il morbillo
All’indomani della circolare del Ministero della Salute dedicata alla sorveglianza e alle coperture vaccinali, Pregliasco ribadisce l’importanza del completamento del ciclo vaccinale. “Per una protezione adeguata servono 2 dosi. Se non risultano effettuate o se ci sono dubbi, è opportuno rivolgersi al medico o ai servizi vaccinali per verificare se sia necessario recuperarle”, afferma. Il vaccino contro il morbillo rappresenta infatti lo strumento principale per limitare la diffusione del virus e prevenire la comparsa di nuovi focolai. La caratteristica più rilevante del morbillo è la sua elevatissima contagiosità. “Il morbillo è estremamente contagioso”, ribadisce Pregliasco. “In una popolazione non protetta una singola persona può trasmettere l’infezione a molte altre. Proprio per questo anche piccoli gruppi di persone non vaccinate possono consentire al virus di continuare a circolare e generare focolai”. Secondo il virologo, non bisogna attendere un ulteriore incremento dei casi prima di intervenire: “non dobbiamo aspettare che il numero dei casi diventi ancora più alto”.
Le complicanze del morbillo: dalla polmonite all’encefalite
Il morbillo non deve essere considerato una semplice malattia dell’infanzia. Sebbene nella maggior parte dei casi possa risolversi senza conseguenze permanenti, il virus può provocare complicanze anche gravi, soprattutto nei soggetti più vulnerabili. “Può provocare polmonite, otite, diarrea grave e, più raramente, encefalite”, sottolinea Pregliasco. Tra gli effetti più complessi dell’infezione vi è anche un fenomeno noto come amnesia immunitaria, cioè una temporanea riduzione della memoria immunitaria acquisita nei confronti di altri agenti infettivi. “Il virus può anche determinare una temporanea perdita di parte della memoria immunitaria acquisita contro altri agenti infettivi, fenomeno noto come ‘amnesia immunitaria'”, spiega il virologo. Proprio per questo, secondo Pregliasco, il recupero delle vaccinazioni mancanti non dovrebbe riguardare soltanto i bambini, ma anche le fasce più giovani della popolazione adulta. “Per questo il recupero delle vaccinazioni mancanti dovrebbe diventare una priorità non soltanto per i bambini, ma anche per adolescenti e adulti giovani”, insiste.
Coperture vaccinali e prevenzione: la sfida è raggiungere chi non è protetto
Il ritorno del morbillo riporta al centro il tema delle coperture vaccinali e della protezione collettiva. Per Pregliasco, il problema non è l’assenza di strumenti efficaci, ma la necessità di raggiungere tutte le persone che non hanno ancora una protezione completa. “Il vantaggio, rispetto a molte altre emergenze infettive, è che abbiamo uno strumento di prevenzione estremamente efficace. Il problema non è la mancanza del vaccino, ma riuscire a raggiungere chi non è ancora adeguatamente protetto”, afferma. Il virologo richiama quindi l’attenzione sulla necessità di una risposta basata sulla prevenzione e non sull’allarmismo. “Quando ricompare una malattia prevenibile con il vaccino dobbiamo chiederci non soltanto quanti casi abbiamo, ma quante persone suscettibili sono ancora presenti nella popolazione”, spiega. Le coperture vaccinali, sottolinea Pregliasco, non rappresentano soltanto un dato statistico, ma una vera barriera sanitaria capace di proteggere soprattutto chi è più fragile. “Il morbillo ci ricorda che le coperture vaccinali non sono un dato burocratico: sono una barriera collettiva che protegge soprattutto chi è più fragile”, aggiunge.
L’obiettivo: fermare una malattia che potrebbe essere controllata
Secondo Pregliasco, il ritorno del virus non è legato alla mancanza di possibilità di prevenzione, ma alla presenza di persone ancora vulnerabili. “La risposta, quindi, non deve essere l’allarmismo, ma il recupero delle persone non protette: controllare lo stato vaccinale, completare le 2 dosi quando necessario e intervenire rapidamente intorno ai nuovi casi”, afferma. Il virologo conclude ricordando che il morbillo è una malattia che potrebbe essere controllata quasi completamente grazie agli strumenti già disponibili. “Il morbillo è una malattia che potremmo controllare quasi completamente. Se torna a circolare non è perché ci manca uno strumento di prevenzione: è perché esistono ancora troppe persone che quello strumento non lo hanno utilizzato”, chiosa Pregliasco.

