Morbillo, Pregliasco preoccupato: “situazione terribile, il vaccino è essenziale”

Il virologo commenta l’aumento dei casi negli Stati Uniti e richiama il rischio legato alla riduzione delle coperture vaccinali

La nuova impennata dei casi di morbillo negli Stati Uniti riaccende il dibattito sulla necessità delle vaccinazioni e sulla tenuta delle coperture immunitarie. A intervenire è il virologo Fabrizio Pregliasco, che ha definito “terribile” la situazione americana, sottolineando come la riduzione della fiducia nei vaccini possa favorire il ritorno di malattie che per anni sono state sotto controllo. A margine di un incontro a Milano sulla prossima stagione influenzale, Pregliasco ha commentato all’Adnkronos Salute gli ultimi sviluppi dell’epidemia di morbillo negli Usa, dove sono già stati segnalati quattro decessi in Pennsylvania.

Morbillo, Pregliasco: “il vaccino è essenziale per una malattia con contagiosità elevatissima”

Secondo il virologo, il problema principale è legato alla particolare capacità di diffusione del virus del morbillo, una delle malattie infettive più contagiose conosciute. “La situazione negli Usa, dove si sta registrando un’impennata dei casi di morbillo, complice anche il calo di fiducia nelle vaccinazioni e la diminuzione delle coperture in alcune aree, è terribile. Perché il vaccino è essenziale per il morbillo, una malattia infettiva che ha una contagiosità elevatissima. Quando il vaccino non c’era, il virus entrava in una classe, o in una comunità, e tutti si positivizzavano“, ha spiegato Pregliasco. Il virologo ha evidenziato come la percezione del rischio sia spesso diminuita proprio grazie all’efficacia dei vaccini, che hanno ridotto drasticamente la circolazione di alcune malattie infettive. Un paradosso che, secondo Pregliasco, porta alcune persone a sottovalutare la gravità delle patologie prevenibili.

“La bassa percezione della gravità porta a sottovalutare i rischi”

Nel suo intervento, Pregliasco ha richiamato l’attenzione sul rischio di ignorare segnali epidemiologici importanti fino al verificarsi di conseguenze più gravi. “Il problema è la bassa percezione della gravità di questa malattia e l’aspetto inquietante che si è visto negli Usa, ma anche in altre situazioni di tipo politico, è quello di non misurare, di sottovalutare i casi finché poi non si arriva a quegli effetti pesanti che sono la punta dell’iceberg di un qualcosa che poteva essere controllato“, ha dichiarato il virologo. Nel suo ragionamento ha citato anche un precedente italiano, ricordando il caso della difterite in Italia, una malattia che sembrava ormai superata ma che è tornata al centro dell’attenzione dopo un episodio drammatico. “E’ un po’ la stessa cosa che è successa con la difterite in Italia, dove è morta una bimba di 4 anni a Palermo“, ha aggiunto Pregliasco.

Vaccini e sfiducia: il fenomeno che preoccupa gli esperti

Un altro elemento indicato dal virologo riguarda il calo della fiducia nelle vaccinazioni, fenomeno che negli ultimi anni ha interessato diversi Paesi e che, secondo Pregliasco, rischia di compromettere i risultati raggiunti dalla sanità pubblica. “C’è un calo di fiducia verso le vaccinazioni“, ha osservato l’esperto, definendo “inquietante” il fatto che alcuni esponenti pubblici siano diventati simboli di posizioni critiche nei confronti dei vaccini. Tra questi ha citato “Robert F. Kennedy Jr, segretario Usa alla Salute, e Trump stesso, ma anche tutta una parte politica italiana rispetto all’approccio alle vaccinazioni in genere“. Secondo Pregliasco, il fenomeno non riguarda soltanto una singola area geografica, ma rappresenta una dinamica più ampia legata alla comunicazione sanitaria e al rapporto tra opinione pubblica e dati scientifici.

“I vaccini sono vittime del loro successo”

Il virologo ha spiegato che proprio l’efficacia delle vaccinazioni ha contribuito, nel tempo, a ridurre la percezione della pericolosità di alcune malattie. “E’ purtroppo un fenomeno che conosciamo da sempre: i vaccini sono vittime del loro successo, riducono la problematica del rischio e questa eccessiva valorizzazione degli eventi avversi attribuiti alle vaccinazioni sta veramente creando dei problemi, perché si supera il confronto scientifico. Diventa una contrapposizione ideologica, impermeabile ai dati oggettivi che ci dicono altro“, ha affermato Pregliasco. Il tema, secondo l’esperto, riguarda quindi il rapporto tra evidenze scientifiche e percezioni individuali, con il rischio che il dibattito sui vaccini si sposti dal piano medico a quello ideologico.

Dal caso Wakefield al Covid: la lunga storia della disinformazione sui vaccini

Nel suo intervento Pregliasco ha ricordato anche uno dei passaggi più controversi nella storia recente della comunicazione sui vaccini: il caso dell’ex medico britannico Andrew Wakefield, autore nel 1998 di un articolo che ipotizzava un collegamento tra il vaccino contro il morbillo e l’autismo. “Per il morbillo risale al 1998 il primo articolo famoso, quello dell’ex medico britannico Andrew Wakefield, che ipotizzò una correlazione vaccino-autismo, poi addirittura cassato dalla rivista ‘Lancet’“, ha ricordato il virologo. Secondo Pregliasco, quel caso ha rappresentato uno degli episodi che hanno alimentato dubbi e timori nella popolazione, nonostante le successive evidenze scientifiche abbiano escluso quella correlazione. “C’è dunque davvero una necessità di superare quelli che sono stati gli elementi oggettivi di difficile accettazione del vaccino. E’ successo anche con l’anti-Covid, proprio in relazione a tutto il contesto dell’emergenza pandemica“, ha concluso.