Mpox, l’Oms conferma l’emergenza: il virus circola ancora in Italia

Oltre mille contagi confermati ogni mese nel mondo e nuovi focolai in diversi Paesi. In Italia rilevati cinque casi nelle ultime sei settimane. L’Oms proroga le raccomandazioni fino ad agosto 2027

L’epidemia di Mpox continua a rappresentare un’emergenza sanitaria internazionale. L’Organizzazione mondiale della sanità mantiene alta l’attenzione davanti alla comparsa di nuovi focolai in diversi Paesi e a una circolazione virale che provoca ancora oltre mille casi confermati ogni mese. Anche l’Italia figura tra le nazioni nelle quali la trasmissione del virus non si è interrotta: cinque contagi causati dal clade Ib sono stati rilevati nelle ultime sei settimane monitorate, mentre da gennaio 2024 le notifiche complessive sono state 78. Il quadro emerge dalla valutazione rapida del rischio globale condotta nell’agosto 2026 dall’agenzia delle Nazioni Unite per la salute e ripresa nell’ultimo rapporto dedicato all’epidemia. Il rischio per la salute pubblica mondiale è stato nuovamente classificato come moderato, ma la presenza del virus in più continenti e la continua identificazione di nuovi Paesi coinvolti confermano che l’emergenza non può essere considerata conclusa.

Mpox ancora presente in Italia e in numerosi Paesi europei

Al di fuori dell’Africa centrale e orientale, la trasmissione comunitaria del clade Ib di Mpxv è stata segnalata in Italia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Svizzera e Regno Unito. Il virus circola anche all’interno di reti sessuali di uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e nelle reti di prostituzione. Per quanto riguarda l’Italia, nelle ultime sei settimane prese in esame sono stati individuati cinque casi di Mpox del clade Ib. Da gennaio 2024, invece, le notifiche complessive sul territorio nazionale sono state 78. I Paesi che hanno registrato il maggior numero cumulativo di infezioni provocate dal clade Ib sono la Spagna, con 241 casi, la Francia, con 173, il Portogallo, con 162, e la Germania, con 140, seguite dal Regno Unito. Se si considera esclusivamente il periodo delle ultime sei settimane, il maggior numero di contagi è stato notificato dal Portogallo, con 66 casi, seguito da Germania con 24, Francia con 20, Regno Unito con 18 e Irlanda con 12. Il monitoraggio evidenzia dunque una circolazione europea persistente, sebbene con intensità differenti da Paese a Paese. La presenza di casi recenti in Italia conferma la necessità di mantenere attivi i sistemi di sorveglianza e le capacità di diagnosi.

L’Oms proroga le raccomandazioni fino all’agosto 2027

Di fronte a questo scenario, l’Organizzazione mondiale della sanità invita le autorità nazionali a non abbassare il livello di attenzione e a garantire una risposta coordinata. “Tutti i Paesi sono fortemente incoraggiati a mantenere la sorveglianza e la notifica di Mpox, unitamente ad attività coordinate di preparazione e risposta in tutti i settori tecnici, come da linee guida”, indica l’Oms. Le raccomandazioni permanenti del direttore generale, emanate ai sensi del Regolamento sanitario internazionale, “sono state pertanto prorogate fino all’agosto 2027”. La decisione riflette la necessità di continuare a intercettare rapidamente i casi, monitorare l’evoluzione epidemiologica e predisporre misure adeguate per contenere eventuali nuovi focolai.

Nel mondo 65.784 casi e 264 morti da gennaio 2025

Le dimensioni globali dell’epidemia restano significative. Da gennaio 2025 al 31 luglio 2026 sono stati registrati complessivamente 65.784 casi di Mpox in 105 Paesi, con 264 decessi. Nel solo luglio 2026, ultimo mese per il quale sono disponibili dati completi, sono stati confermati 1.370 contagi in 32 Paesi, distribuiti in quattro regioni dell’Oms. Nello stesso periodo sono stati segnalati sette decessi, corrispondenti a un tasso di letalità dello 0,5%. Circa tre quarti delle infezioni registrate nel mese si sono concentrate nella Regione africana, che rimane l’area maggiormente colpita. I Paesi con il numero più elevato di casi nel luglio 2026 sono stati Madagascar, Angola, Cina, Repubblica Democratica del Congo e Kenya. “La trasmissione di Mpox continua a colpire le popolazioni chiave principalmente attraverso la trasmissione sessuale, spesso seguita dalla diffusione all’interno delle famiglie e da focolai nella comunità”, sottolinea l’Oms. Tutti i cladi del virus Mpxv continuano a circolare, rendendo necessario un monitoraggio capace di distinguere le differenti varianti e seguirne la diffusione geografica.

Aumentano i casi di Mpox nella Regione africana

Nel luglio 2026 la Regione africana dell’Oms ha segnalato un numero di casi confermati superiore a quello di giugno. Al contrario, la Regione europea e le regioni delle Americhe, del Pacifico occidentale e del Sud-Est asiatico hanno registrato una diminuzione delle infezioni rispetto al mese precedente. La Regione del Mediterraneo orientale non ha notificato alcun caso nel luglio 2026, come era già avvenuto a giugno. Nelle sei settimane comprese tra il 6 luglio e il 16 agosto 2026, undici Paesi africani hanno riportato una trasmissione attiva del virus, con 1.153 casi confermati e sette morti. Il tasso di letalità rilevato nel periodo è stato dello 0,6%. Madagascar, Angola, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Camerun sono stati i Paesi con il maggior numero di infezioni.

Primi casi del clade Ib in Cile e Ungheria

La geografia dell’epidemia continua intanto ad allargarsi. Due nuovi Paesi, Cile e Ungheria, hanno segnalato per la prima volta casi di Mpox dovuti al clade Ib. Il caso individuato in Cile riguarda un uomo adulto che aveva riferito di avere viaggiato recentemente in Italia e Spagna. L’episodio evidenzia ancora una volta la capacità del virus di spostarsi attraverso i viaggi internazionali e la necessità di mantenere collegati i sistemi di sorveglianza sanitaria dei diversi Paesi. L’identificazione dei primi contagi in nuove aree geografiche assume un peso particolare in un contesto nel quale la trasmissione di Mpox non si è mai realmente fermata. Sebbene l’attenzione pubblica sia progressivamente diminuita rispetto alle fasi più acute dell’emergenza, il virus continua a rappresentare una minaccia per la salute pubblica.

Nuovo meccanismo internazionale per l’accesso ai vaccini anti Mpox

Tra le contromisure avviate a livello globale figura anche una nuova iniziativa destinata a migliorare l’accesso ai vaccini contro Mpox. Il progetto è stato lanciato il 27 agosto ad Addis Abeba, in Etiopia, attraverso una collaborazione tra più partner internazionali. Secondo quanto segnalato dall’Oms, “è stata lanciata un’iniziativa globale multipartner per migliorare l’accesso ai vaccini anti Mpox”. L’iniziativa istituisce un nuovo meccanismo di lungo periodo nell’ambito del Gruppo di Coordinamento Internazionale per la fornitura di vaccini, conosciuto con la sigla Icg. Attraverso questo strumento, i Paesi potranno richiedere le dosi necessarie per rispondere ai focolai e rafforzare le campagne di contenimento nelle aree maggiormente esposte.

Il ruolo del Biotecnopolo di Siena nella ricerca contro gli orthopoxvirus

Nel quadro delineato dall’Organizzazione mondiale della sanità assume particolare rilievo il lavoro portato avanti dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena sugli orthopoxvirus, la famiglia virale alla quale appartiene anche Mpox. La Fondazione è tra i promotori del progetto europeo Impact, nato con l’obiettivo di sviluppare anticorpi monoclonali ad ampio spettro capaci di agire contro più virus appartenenti alla stessa famiglia. L’approccio mira a realizzare strumenti terapeutici che non siano limitati a un singolo patogeno, ma possano offrire una protezione più estesa davanti a virus simili e a eventuali nuove minacce infettive. A coordinare scientificamente il progetto è Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena. “Mpox ci ricorda una lezione che non possiamo dimenticare: i virus continuano a evolvere e a circolare anche quando diminuisce l’attenzione pubblica. Dobbiamo essere capaci di anticiparli. Per questo servono ricerca continua, nuove tecnologie e strumenti che possano essere utilizzati contro intere famiglie di virus. È questa la strada per arrivare preparati di fronte alle future minacce infettive”, afferma Rappuoli.

Individuato un anticorpo monoclonale ad ampio spettro

Il gruppo italiano ha già individuato un anticorpo monoclonale capace di riconoscere bersagli conservati tra i differenti orthopoxvirus. Il lavoro prosegue ora con l’obiettivo di accompagnare il candidato terapeutico lungo le diverse fasi del percorso di sviluppo. La ricerca riunisce competenze di immunologia, biologia strutturale, ingegneria proteica e intelligenza artificiale. Il traguardo è arrivare alla validazione preclinica dell’anticorpo e, successivamente, al suo possibile sviluppo clinico. L’utilizzo di bersagli conservati tra più virus potrebbe consentire di costruire difese più ampie e durature, riducendo il rischio che l’evoluzione di un singolo agente patogeno renda rapidamente inefficaci gli strumenti terapeutici disponibili. “I nuovi dati dell’Oms confermano che Mpox non può essere considerato un problema superato”, spiega Emanuele Andreano, responsabile del Laboratorio di Serologia e Immunologia della Fondazione e leader scientifico del progetto. “Il nostro obiettivo è riconoscere e neutralizzare virus diversi appartenenti agli orthopoxvirus, per costruire difese più ampie e durature. Investire oggi nella ricerca significa avere domani strumenti più efficaci per proteggere la popolazione”. La conferma della circolazione di Mpox in Italia, i nuovi focolai internazionali e gli oltre mille casi mensili registrati nel mondo riportano così al centro dell’attenzione la necessità di affiancare alla sorveglianza epidemiologica investimenti costanti nella ricerca, nella prevenzione, nei vaccini e nello sviluppo di nuove terapie.