A una settimana dalle devastanti alluvioni lampo che hanno colpito le comunità dell’Himalaya lungo il confine tra Nepal e Cina, le squadre di soccorso continuano a cercare migliaia di persone disperse tra fango, rocce e macerie. Il bilancio della catastrofe ha già superato i mille morti e le autorità temono che il numero delle vittime possa aumentare ulteriormente con il raggiungimento delle zone più isolate. Secondo l’agenzia nepalese per la gestione delle emergenze, in Nepal sono stati finora registrati 1.114 morti e 3.916 dispersi, tra cui 583 cittadini stranieri. Sul versante cinese, le autorità hanno comunicato 16 vittime e 546 persone ancora disperse, comprese 261 persone di nazionalità straniera.
Le dimensioni del disastro, avvenuto il 26 agosto, stanno rendendo estremamente difficili le operazioni di soccorso. Frane, strade distrutte e danni diffusi alle infrastrutture hanno isolato numerose comunità montane. I soccorritori lavorano in condizioni precarie, muovendosi su terreni instabili e tra enormi accumuli di detriti.
La corsa per salvare i lavoratori intrappolati
Una delle emergenze più gravi riguarda gli impianti idroelettrici nepalesi danneggiati dalle inondazioni. Le squadre di soccorso stanno cercando di raggiungere centinaia di lavoratori che potrebbero essere rimasti intrappolati nei tunnel. Secondo le autorità locali, circa 900 lavoratori risultano dispersi in 12 diversi progetti idroelettrici e almeno 500 di loro potrebbero trovarsi ancora all’interno delle gallerie. Il portavoce dell’esercito nepalese, il generale di brigata Raja Ram Basnet, ha dichiarato che le squadre, affiancate da esperti stranieri, stanno operando in diversi siti.
Anche sul lato cinese proseguono le ricerche nelle aree devastate dalle colate di fango, in particolare attorno al valico di frontiera di Gyirong Port, gravemente distrutto dalla catastrofe. Squadre supportate da cani da ricerca perlustrano gli spazi tra rocce e macerie, mentre mezzi pesanti sono impegnati a liberare l’autostrada principale che conduce alla zona, nel tentativo di consentire l’arrivo di uomini, attrezzature e aiuti.
Kathmandu, sepolture temporanee per le vittime senza nome
Nella capitale nepalese Kathmandu, sotto una pioggia intensa, la polizia ha iniziato a seppellire decine di corpi in diverse fosse scavate accanto a un’area boschiva. Il sito è stato delimitato con filo spinato e le tombe sono state contrassegnate da indicatori blu numerati. Si tratta di vittime la cui identità non è stata ancora accertata. Le autorità nepalesi stanno utilizzando sepolture temporanee in attesa dell’identificazione dei corpi: per rendere possibile un eventuale riconoscimento successivo da parte delle famiglie, vengono conservati campioni di DNA, fotografati eventuali tratti distintivi del volto e registrati altri elementi utili all’identificazione. A ogni corpo viene inoltre assegnato un numero di riferimento.
Oltre 11mila persone già salvate
Nonostante le enormi difficoltà, le operazioni di soccorso hanno già permesso di mettere in salvo almeno 11.814 persone, secondo le autorità nepalesi. Elicotteri e altri velivoli vengono utilizzati per raggiungere le comunità rimaste isolate dopo la distruzione di strade e ponti. Parallelamente, si stanno intensificando gli sforzi per portare assistenza ai sopravvissuti nelle aree ancora difficilmente raggiungibili.
La Cina ha annunciato l’invio di un secondo carico di aiuti destinato al Nepal, comprendente droni, apparecchiature per i test del DNA e sistemi per la purificazione dell’acqua. Esperti cinesi specializzati nell’identificazione genetica collaboreranno inoltre alle operazioni per dare un nome alle vittime.
Il crollo glaciale all’origine della catastrofe
La tragedia ha avuto origine nelle montagne dell’Himalaya, dove il collasso di una massa glaciale ha riversato enormi quantità di roccia, ghiaccio e acqua di fusione nelle vallate sottostanti, innescando violente alluvioni lungo il corso dei fiumi. Gli scienziati che hanno analizzato le immagini satellitari ritengono che il fenomeno possa essere stato causato dal cedimento del substrato roccioso sotto un ghiacciaio della regione himalayana. La frana è stata così potente da essere registrata come un evento sismico di magnitudo 5.2. L’enorme massa di acqua e detriti si è riversata nei fiumi che attraversano le vallate tra Tibet e Nepal, provocando un rapido innalzamento dei livelli idrici. La piena ha travolto abitazioni, edifici, strade e ponti, trascinando a valle fango e massi.
