New York svela 170 mila pagine sugli attentati dell’11 settembre: dubbi sulla sicurezza dell’aria di Ground Zero

Nuovi documenti rivelano dubbi sulla gestione dell’emergenza dopo gli attentati alle Torri Gemelle

A pochi giorni dalla commemorazione del 25° anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, la città di New York ha reso pubbliche oltre 170 mila pagine di documenti interni che, secondo le autorità locali, mostrerebbero come la popolazione sia stata rassicurata sulla sicurezza dell’aria di Ground Zero nonostante la presenza di sostanze tossiche nell’ambiente. Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha annunciato la pubblicazione dei documenti sostenendo che le nuove carte evidenzierebbero una gestione controversa delle informazioni dopo il crollo delle Torri Gemelle, quando migliaia di soccorritori, residenti e lavoratori furono esposti alle conseguenze della nube di polveri generata dal collasso del World Trade Center.

“Le persone si sono ammalate perché i leader di cui si fidavano hanno mentito loro e hanno detto che era sicuro respirare quell’aria tossica”, ha dichiarato Mamdani durante una conferenza stampa. Gli attentati dell’11 settembre 2001 provocarono la morte di quasi 3.000 persone dopo il dirottamento di quattro aerei da parte di terroristi di al Qaeda: due velivoli colpirono le Torri Gemelle, uno si schiantò contro il Pentagono e un quarto precipitò vicino a Shanksville, in Pennsylvania.

Jon Stewart: “c’era veleno nell’aria e ora è chiaro che anche la città lo sapeva”

Alla conferenza stampa organizzata al Municipio di New York ha partecipato anche il comico e attivista Jon Stewart, da anni impegnato al fianco dei primi soccorritori colpiti da malattie legate all’esposizione alle sostanze presenti a Ground Zero. Stewart ha ricordato le condizioni ambientali vissute nei mesi successivi agli attentati, sottolineando come la contaminazione fosse diffusa non soltanto nell’area immediatamente vicina alle macerie, ma anche negli edifici circostanti. “C’era veleno nell’aria, sul terreno, sui davanzali delle finestre, nei condizionatori, sugli animali domestici e sui vestiti, e tutto questo è rimasto lì per mesi. Tutti lo sapevano. Ora è molto chiaro che anche la città lo sapeva”, ha affermato Stewart. Le sue parole riaccendono il dibattito sulle responsabilità delle istituzioni nella gestione dell’emergenza ambientale successiva agli attentati e sulle informazioni fornite alla popolazione nei giorni e nei mesi immediatamente successivi alla tragedia.

Amianto e sostanze cancerogene oltre i livelli consentiti: cosa emerge dai documenti

I documenti, analizzati prima della pubblicazione dal New York Times, conterrebbero numerosi elementi relativi alla presenza di contaminanti nell’area di Lower Manhattan. Dalle carte emergerebbe che amianto e altre sostanze nocive furono rilevati in quantità superiori ai limiti considerati accettabili nelle polveri e nell’aria, sulla base di rilevazioni effettuate da agenzie cittadine, dall’Environmental Protection Agency (EPA) e da laboratori privati incaricati delle analisi. Tra i materiali pubblicati ci sarebbe anche una bozza di documento elaborata dal Dipartimento per la Protezione Ambientale di New York, nella quale venivano indicati diversi luoghi di Lower Manhattan dove i campioni di polvere presentavano livelli di amianto superiori alle soglie considerate pericolose nei giorni successivi all’11 settembre.

Un audit del novembre 2011, realizzato da una società privata e consegnato all’EPA, avrebbe inoltre evidenziato che le quantità di benzene, sostanza riconosciuta come cancerogena, continuavano a registrare picchi nell’area corrispondente alle impronte delle torri crollate. Lo stesso rapporto avrebbe indicato anche un aumento della concentrazione di amianto nell’aria della discarica di Fresh Kills, a Staten Island, dove vennero trasferiti molti materiali provenienti dalle operazioni di rimozione delle macerie.

Le segnalazioni dei residenti e i dubbi sulle operazioni di bonifica

Tra i documenti diffusi figura anche la lettera di una residente di Lower Manhattan inviata nel febbraio successivo agli attentati al Dipartimento per la Protezione Ambientale. La donna avrebbe segnalato presunti errori nella rimozione dei contaminanti dentro e intorno al proprio edificio, raccontando che alcune settimane dopo l’11 settembre gli operai avevano scavato terreno ed erba in una piccola area verde del quartiere senza, secondo la sua denuncia, adottare misure ritenute adeguate. Secondo quanto riferito dalle autorità cittadine, i documenti erano stati ritrovati lo scorso anno dopo essere rimasti nascosti al pubblico all’interno di 68 scatole conservate in un ufficio governativo. La pubblicazione delle carte è arrivata dopo una causa legale presentata dall’associazione 9/11 Health Watch, che chiedeva maggiore trasparenza sulla documentazione relativa alla gestione dell’emergenza ambientale.

Le dichiarazioni degli ex sindaci Giuliani e Bloomberg sulla sicurezza dell’aria

Dopo gli attentati, l’allora sindaco di New York Rudolph Giuliani aveva più volte rassicurato la popolazione sulla qualità dell’aria nella zona di Ground Zero, pur riconoscendo alcune criticità legate agli odori e ai materiali presenti nell’area. Nell’ottobre 2001, dopo le notizie sulla presenza di sostanze chimiche e metalli nell’ambiente, Giuliani aveva dichiarato: “si sente l’odore e si pensa che debba esserci qualcosa di sbagliato. Ma quello che mi è stato detto è che non è pericoloso per la salute”. Anche il suo successore Michael Bloomberg, nel febbraio 2002, aveva difeso le valutazioni ufficiali sulla sicurezza ambientale: “ogni test che è stato effettuato dice che la qualità dell’aria era entro limiti accettabili. Credo che alcune persone semplicemente non vorranno mai crederci”. Un portavoce di Bloomberg ha rifiutato di commentare la pubblicazione dei documenti, mentre un rappresentante di Giuliani non ha risposto alle richieste di chiarimento.

Nuove conseguenze legali dopo la pubblicazione delle carte sull’11 settembre

I documenti diffusi dal Comune di New York sono ora disponibili gratuitamente attraverso una piattaforma online dedicata e potranno essere consultati tramite un sistema di ricerca. Il consigliere legale della città, Steven Banks, ha spiegato che ulteriori materiali saranno aggiunti nei prossimi mesi. Tra le carte rese disponibili compare anche il cosiddetto Harding Memo, un documento inviato all’allora vice sindaco Robert Harding con il titolo “Alternative legislative per limitare la responsabilità della città relativa all’11 settembre 2001”. Secondo Banks, il documento offrirebbe uno spaccato sulle valutazioni interne del Comune riguardo alle possibili conseguenze legali e legislative dopo gli attentati, comprese le preoccupazioni legate a un possibile aumento delle cause per esposizione a sostanze tossiche e alla disponibilità di adeguati dispositivi di sicurezza.

La pubblicazione potrebbe avere conseguenze anche sul fronte giudiziario. Secondo quanto riportato dal New York Times, le nuove informazioni potrebbero favorire nuove azioni legali o modificare quelle già avviate da persone che hanno sviluppato patologie collegate all’esposizione successiva agli attentati. Le rivelazioni potrebbero inoltre rafforzare le richieste di risarcimento avanzate da alcune vittime attraverso il September 11th Victim Compensation Fund, il fondo federale creato per sostenere chi ha subito danni fisici o economici legati agli attacchi terroristici del 2001.