Una crisi umanitaria sempre più grave sta colpendo la città ucraina di Oleshky (Alyoshki in russo), sulla riva sinistra del fiume Dnipro, occupata dalle forze russe dal 2022 e situata a soli nove chilometri in linea d’aria da Kherson, sulla sponda opposta del fiume. Secondo le autorità ucraine, nella cittadina rimangono circa 1.500 civili, tra cui una quarantina di bambini, completamente isolati e privi di beni essenziali. La popolazione rimasta a Oleshky vive da mesi senza cibo, acqua potabile, gas, elettricità e adeguate cure mediche. Le condizioni sono diventate talmente critiche che, secondo alcune testimonianze raccolte nei giorni scorsi, alcuni residenti avrebbero iniziato a ricorrere a soluzioni estreme per sopravvivere. La situazione riguarda anche i villaggi circostanti, dove vivrebbero altre circa 4mila persone, tra cui 150 bambini. Prima dell’inizio della guerra la zona ospitava complessivamente circa 40mila abitanti, una popolazione oggi drasticamente ridotta dagli anni di combattimenti, occupazione e isolamento.
Oleshky senza rifornimenti: l’ultimo negozio chiuso a gennaio e gli ospedali senza medicine
L’emergenza alimentare nella città si trascina da mesi. L’ultimo negozio di alimentari ha chiuso nel mese di gennaio, mentre l’ultimo rifornimento significativo di beni alimentari risalirebbe alla fine di maggio. Da allora gli abitanti sopravvivono con scambi, piccoli raccolti dagli orti e con ciò che riescono a recuperare in condizioni sempre più difficili. Anche il sistema sanitario locale è vicino al collasso. Le ambulanze non risponderebbero più alle chiamate e i pazienti con condizioni gravi non avrebbero la possibilità di essere trasferiti negli ospedali di altre località. L’ospedale cittadino, considerato per lungo tempo l’ultimo punto di riferimento per la popolazione, resta formalmente aperto ma sarebbe ormai privo di medicine e di carburante sufficiente per alimentare i generatori. Negli ultimi giorni, secondo le denunce provenienti dall’area, la struttura avrebbe iniziato a non accettare più nuovi pazienti a causa della mancanza di risorse.
La denuncia dell’Onu: “obbligo di fornire cibo e cure mediche ai civili”
La situazione di Oleshky è arrivata anche all’attenzione delle Nazioni Unite. Il coordinatore dell’Onu per l’Ucraina, Matthias Schmale, ha dichiarato di aver ricevuto informazioni su una condizione umanitaria estremamente difficile nella città. “Il diritto internazionale prevede l’obbligo degli a fornire cibo e cure mediche ai civili e, quando necessario, assistenza umanitaria”, ha dichiarato Schmale, spiegando che le autorità ucraine hanno richiesto alle Nazioni Unite di poter intervenire con aiuti destinati alla popolazione. Secondo quanto riferito dal coordinatore Onu, tuttavia, la Russia si rifiuterebbe di garantire un accesso sicuro alle organizzazioni umanitarie, comprese quelle delle Nazioni Unite. Nei giorni scorsi anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, ha chiesto un cessate il fuoco locale, l’apertura di un accesso umanitario senza restrizioni e l’evacuazione sicura dei civili rimasti intrappolati nella città. O’Flaherty ha ricordato che, secondo il diritto internazionale, la responsabilità della popolazione civile che vive in territori occupati ricade sulle autorità occupanti.
La città isolata tra mine e droni: impossibile anche seppellire i morti
Oltre alla mancanza di beni essenziali, gli abitanti di Oleshky devono affrontare un territorio diventato estremamente pericoloso. Le strade della città e delle aree circostanti sarebbero disseminate di mine, mentre i droni sorvolano continuamente la zona senza che i residenti riescano sempre a capire a quale delle due parti appartengano. A denunciare questa situazione è stata anche Human Rights Watch, che ha evidenziato le condizioni di isolamento e il rischio costante per la popolazione civile. Tra le conseguenze più drammatiche dell’emergenza c’è anche l’impossibilità per molte famiglie di dare sepoltura ai propri cari. Secondo alcune testimonianze, i corpi delle persone morte nei bombardamenti non vengono autorizzati a essere seppelliti localmente e sarebbero conservati nelle cantine dell’ospedale, dopo la chiusura dell’obitorio. Da maggio, secondo le denunce raccolte, si sarebbero accumulati circa un centinaio di corpi.
Le accuse contrapposte tra Kiev e Mosca sulla crisi di Oleshky
La situazione della città viene denunciata da mesi dalle autorità ucraine, che avevano iniziato a lanciare l’allarme già dalla primavera. Dallo scorso agosto, tuttavia, anche fonti russe hanno iniziato a parlare di una situazione difficile nell’area. Nei giorni scorsi persino il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito critica la situazione della città, attribuendo però la responsabilità della crisi alle autorità ucraine. “Il regime di Kiev sta facendo il possibile per impedire i rifornimenti e le forze russe continuano ad operare per risolvere la situazione“, ha dichiarato Peskov. Ucraina e Russia avevano discusso della crisi di Oleshky il 15 maggio, ma secondo Kiev da allora non sarebbe arrivata un’autorizzazione per consentire né l’evacuazione dei civili né l’ingresso degli aiuti umanitari.
“È una catastrofe umanitaria”: gli appelli dei residenti fuggiti dalla città
A denunciare la gravità della situazione era stata già nei mesi scorsi Tetiana Hasanenko, intervistata dal Kyiv Independent. “Se non si fa qualcosa, la gente morirà di fame. Non è possibile andarsene, non arrivano rifornimenti di cibo”, aveva raccontato Anna, una residente riuscita a lasciare la città, in un’intervista a Meduza. Per chi è rimasto, anche comunicare con l’esterno è diventato estremamente difficile. Alcune persone trascorrono mesi senza contatti con parenti o amici. Soltanto chi riesce a ricaricare un telefono grazie ai generatori o a trovare un segnale sufficiente può inviare messaggi o parlare brevemente con l’esterno. Le testimonianze descrivono una popolazione costretta al baratto, sopravvissuta durante l’estate grazie ai prodotti degli orti domestici, ma ora sempre più vicina al limite. Un residente, citato da Ukrainskaia Pravda, ha raccontato che alcune persone avrebbero iniziato a mangiare i cani. Una situazione che alimenta il timore per i mesi più freddi: “l’inverno sarà una tragedia”.
Il rischio dell’inverno: la popolazione resta intrappolata senza vie di fuga
Chi riesce ancora a muoversi tenta di raggiungere il villaggio di Radensk, distante circa 20 chilometri e situato più lontano dalla linea del fronte, dove i rifornimenti sarebbero leggermente più disponibili. Ma anche questo percorso è considerato estremamente rischioso a causa dei combattimenti, delle mine e della presenza dei droni. Secondo alcune testimonianze, anche i soldati russi presenti nell’avamposto avrebbero difficoltà nel reperire cibo e in alcuni casi lo sottrarrebbero ai residenti. Molte famiglie avrebbero iniziato a lasciare cartelli davanti alle proprie abitazioni con una semplice scritta: “non c’è cibo”. La crisi di Oleshky rappresenta una delle emergenze umanitarie più gravi nelle aree dell’Ucraina occupate durante il conflitto. Mentre le autorità internazionali chiedono l’apertura di corridoi umanitari e la protezione dei civili, migliaia di persone restano intrappolate in una città dove mancano ormai i servizi fondamentali per la sopravvivenza.
