Orsa uccisa in Abruzzo, la difesa valuta il rito abbreviato: nuova udienza nel 2027

Il processo contro Andrea Leombruni per la morte dell’orsa simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo entra in una nuova fase: Appennino Ecosistema, parte civile, annuncia battaglia per la tutela della fauna selvatica e degli ecosistemi

Si apre un nuovo capitolo nel processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, l’animale simbolo dell’orso bruno marsicano ucciso il 1° settembre 2023 a San Benedetto dei Marsi. Nel corso dell’ottava udienza celebrata presso il Tribunale di Avezzano, il giudice Anna Cuomo ha preso atto della presenza delle parti, tra cui Appennino Ecosistema, costituita parte civile con il presidente Bruno Petriccione e l’avvocato Chiara Tozzoli, ma ha dovuto sospendere l’udienza a causa dello sciopero degli avvocati penalisti. La nuova udienza predibattimentale è stata quindi fissata per il 22 gennaio 2027 alle ore 10:30, quando potrebbe delinearsi il percorso processuale scelto dalla difesa di Andrea Leombruni. La novità più rilevante emersa dall’udienza riguarda infatti la volontà annunciata dall’avvocato difensore di chiedere l’attivazione del rito abbreviato condizionato, una procedura speciale che potrebbe modificare significativamente lo svolgimento del processo. E’ quanto riporta Appennino Ecosistema in una nota.

Processo Amarena, la difesa valuta il rito abbreviato condizionato

Il rito abbreviato condizionato prevede che il giudizio possa essere definito senza affrontare la fase dibattimentale ordinaria, consentendo al giudice di decidere sulla base degli elementi già raccolti durante le indagini della Polizia Giudiziaria e presenti nel fascicolo del Pubblico Ministero. In questo tipo di procedimento non vengono normalmente ascoltati i testimoni in aula e non vengono acquisite nuove prove attraverso il confronto diretto tra accusa e difesa, come invece avviene nel rito ordinario. La conseguenza principale è una significativa riduzione dei tempi del processo. La scelta del rito abbreviato viene generalmente valutata dalla difesa quando ritiene che il materiale probatorio raccolto durante le indagini possa essere esaminato favorevolmente dal giudice senza la necessità di un lungo dibattimento. In caso di condanna, inoltre, il rito abbreviato prevede una riduzione della pena: un terzo per i delitti e la metà per le contravvenzioni. Sulla decisione annunciata dalla difesa è intervenuto il presidente di Appennino Ecosistema, Bruno Petriccione, che ha dichiarato: “si tratta quindi – dichiara il Presidente di Appennino Ecosistema Bruno Petriccione – di una scelta difensiva in qualche modo di “resa” da parte dell’imputato, resosi evidentemente conto di una probabile condanna nei suoi confronti”.

Il 22 gennaio la nuova udienza e il futuro del procedimento

Nel corso dell’udienza del 22 gennaio 2027, il giudice dovrà quindi procedere con i prossimi passaggi processuali e fissare, secondo quanto comunicato, la data della prima udienza dibattimentale di questa seconda fase del procedimento. Il processo è stato caratterizzato fin dall’inizio da una serie di problemi procedurali che hanno rallentato il suo sviluppo, con particolare riferimento agli eventi verificatisi a partire dal dicembre 2024. Il procedimento riguarda la morte dell’orsa Amarena, uno degli esemplari più conosciuti della popolazione di orso bruno marsicano, specie particolarmente protetta e considerata uno dei simboli della conservazione della biodiversità dell’Appennino centrale.

Appennino Ecosistema parte civile: “tutori della fauna selvatica e degli ecosistemi”

Nel procedimento penale Appennino Ecosistema è presente come parte civile, insieme agli altri 24 soggetti ammessi nel corso dell’udienza del 5 giugno scorso. L’associazione ha spiegato il significato della propria presenza nel processo attraverso una visione più ampia della tutela ambientale, sottolineando di rappresentare non soltanto un interesse associativo, ma quello della natura e degli ecosistemi coinvolti. “La forza della costituzione di parte civile è rappresentare animali, piante ed ecosistemi, non i soci delle Associazioni– dichiara ancora Bruno Petriccione – ribadiamo che ci ergiamo a tutori della fauna selvatica e degli ecosistemi, perché il danno arrecato dall’accaduto non riguarda solo la nostra Associazione ma gli animali, le piante e l’ecosistema nel suo complesso. Noi parliamo a nome di chi non può farlo”. Una posizione che si inserisce nel percorso portato avanti dall’associazione per il riconoscimento della tutela della natura come soggetto giuridico, un principio sostenuto da numerosi movimenti ambientalisti e realtà internazionali.

La battaglia per i diritti della natura e dell’orso bruno marsicano

Appennino Ecosistema fa parte della Global Alliance for the Rights of Nature (GARN), un’alleanza internazionale composta da esperti, associazioni e istituzioni impegnate nel promuovere il riconoscimento dei diritti della natura come elemento autonomo da tutelare. L’associazione si propone dunque come “tutore” degli interessi dell’orso bruno marsicano e dell’ecosistema appenninico, in attesa di un possibile riconoscimento formale nell’ordinamento italiano dei diritti soggettivi della natura. Un primo passo, secondo l’associazione, è stato compiuto nel 2022, con la modifica della Costituzione italiana che ha introdotto tra i principi fondamentali la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. La Corte Costituzionale ha più volte definito tali elementi come “interessi pubblici di valore costituzionale primario ed assoluto”, rafforzando il ruolo della protezione ambientale nell’ordinamento nazionale.

La morte di Amarena e il valore simbolico del processo

La vicenda giudiziaria legata all’uccisione di Amarena ha assunto negli anni un valore che va oltre il singolo episodio giudiziario, diventando un caso emblematico sul rapporto tra attività umane, tutela della fauna e conservazione delle specie protette. L’orsa era conosciuta per la sua presenza nei territori dell’Appennino abruzzese e per il suo rapporto con le comunità locali, diventando uno degli animali più rappresentativi del fragile equilibrio dell’ecosistema montano. Con la prossima udienza del 22 gennaio 2027 il procedimento entrerà quindi in una fase decisiva, con la possibilità che il giudizio venga definito attraverso il rito abbreviato condizionato oppure secondo il percorso ordinario.