La produzione nazionale di petrolio può avere un ruolo più rilevante nella strategia energetica italiana. A sostenerlo è il responsabile del dipartimento energia, secondo cui la ricerca e l’estrazione di idrocarburi liquidi rappresentano un comparto strategico per ridurre la dipendenza dalle importazioni e rafforzare la sicurezza energetica del Paese. “Il premier Giorgia Meloni ha perfettamente ragione nel ritenere l’attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi sul territorio nazionale e negli spazi marittimi soggetti alla nostra sovranità un comparto strategico nell’ambito della sicurezza energetica del nostro Paese”, afferma all’Adnkronos il responsabile energia intervenendo sul tema. Il nodo centrale riguarda il rapporto tra produzione interna e fabbisogno complessivo. Oggi l’Italia continua infatti a coprire soltanto una quota ridotta dei propri consumi attraverso le estrazioni nazionali, mentre la parte prevalente del petrolio arriva dall’estero.
Petrolio italiano, la produzione nazionale copre appena il 7% del fabbisogno
“Attualmente, la produzione nazionale di petrolio “copre appena il 7% del fabbisogno energetico italiano, attestandosi su un volume annuo di circa 3,8-4,2 milioni di tonnellate. Il restante 93% viene importato dall’estero. Potremo fare molto di più”. Secondo il responsabile del settore energia, il comparto dell’estrazione petrolifera italiana presenta ancora margini di crescita, ma per sfruttarli sarebbe necessario intervenire su più fronti: dalle procedure amministrative alla tutela ambientale, fino agli aspetti economici e sociali legati ai territori coinvolti. “Il settore dell’estrazione petrolifera in Italia presenta significativi margini di miglioramento ma occorre intervenire su più fronti, da quello amministrativo a quello ambientale e socio-economico”. Il tema si inserisce nel confronto sulla sicurezza energetica nazionale, con l’obiettivo di aumentare la capacità interna e ridurre la vulnerabilità legata alle forniture provenienti dall’estero.
Autorizzazioni più snelle e royalties ai territori: la strategia per rilanciare il comparto
Uno dei principali ostacoli individuati riguarda il sistema autorizzativo, considerato troppo articolato e in grado di rallentare gli investimenti. “Prima di ogni altra cosa, occorre razionalizzare e snellire l’iter autorizzativo” perché “la sovrapposizione delle competenze tra Stato e Regioni comporta lunghi tempi nelle autorizzazioni che frenano gli investimenti e limitano la certezza del diritto per gli operatori”. Un altro capitolo riguarda le royalties estrattive, cioè le risorse generate dalle attività petrolifere e destinate ai territori che ospitano giacimenti e infrastrutture. Va poi potenziato “il meccanismo di destinazione delle royalties estrattive a favore dei territori ospitanti” come per esempio la Basilicata, “garantendo che tali risorse vengano effettivamente impiegate per progetti di transizione ecologica e sviluppo industriale sostenibile di lungo termine”.
Petrolio e ambiente, la sfida delle tecnologie a basse emissioni
Il futuro del settore, secondo il responsabile energia, non può però prescindere dall’innovazione tecnologica. La sfida è rendere le attività estrattive più efficienti e meno impattanti attraverso strumenti avanzati. La “vera sfida” “si gioca sul piano ambientale nell’andare a implementare tutte le tecnologie attuali a basse emissioni”. Tra le soluzioni indicate ci sono le tecniche di Enhanced Oil Recovery (EOR), che consentono di recuperare quantità di petrolio rimaste nei giacimenti dopo le prime fasi di estrazione. È infatti “auspicabile un aggiornamento tecnologico delle tecniche estrattive mediante l’adozione diffusa di modelli tecnologici avanzati (Enhanced Oil Recovery – Eor) per il recupero ed estrazione del petrolio che rimane intrappolato nei giacimenti dopo le prime fasi di estrazione”. Grande attenzione viene posta anche al monitoraggio delle piattaforme e alla prevenzione di eventuali incidenti ambientali.
Dall’Agip ai grandi giacimenti: la storia del petrolio italiano
Nel suo intervento, il responsabile energia richiama anche il ruolo storico dell’Italia nel settore petrolifero, ricordando come il Paese sia stato protagonista nella ricerca, nell’estrazione e nella raffinazione degli idrocarburi. “Il nostro Paese, oltre a geotermico, idroelettrico e nucleare era stato, negli anni passati, all’avanguardia nel mondo anche nella estrazione e nella raffinazione del petrolio”. La crescita dell’industria petrolifera nazionale avvenne soprattutto nel secondo dopoguerra. “L’avvio dell’industria petrolifera nazionale risale alla prima metà del novecento, ma la vera svolta strutturale avvenne nel secondo dopoguerra grazie all’istituzione dell’Agip e alla creazione dell’Eni nel 1953 di Enrico Mattei”. Le scoperte dei giacimenti in Pianura Padana e in Sicilia trasformarono l’Italia in uno dei principali produttori europei dell’epoca. “Le scoperte dei giacimenti in Pianura Padana e in Sicilia trasformarono l’Italia in uno dei principali produttori europei dell’epoca”.
Vincoli europei e tutela ambientale: il nuovo equilibrio da costruire
Secondo il responsabile energia, l’evoluzione normativa degli ultimi decenni ha inciso profondamente sulla capacità produttiva italiana. L’Italia aveva “un quadro normativo all’avanguardia” ma poi “l’adeguamento del nostro apparato normativo alle norme europee e ai suoi crescenti vincoli ambientali hanno di molto ristretto la nostra capacità produttiva”. Tra i riferimenti viene citato il decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, che recepisce la direttiva europea 94/22/Cee relativa alle autorizzazioni per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Oggi le attività esplorative devono rispettare procedure particolarmente rigorose.
