Petrolio, l’Arabia Saudita cancella i carichi per l’Europa: tensione sui mercati, la situazione

La chiusura dell’oleodotto Est-Ovest e la sospensione delle operazioni nel porto di Yanbu colpiscono le forniture europee. Crescono i timori per ottobre, mentre negli Stati Uniti prende quota l’ipotesi di vietare le esportazioni di gasolio e un analista avverte: possibile corsa del greggio oltre i 120 dollari al barile

La crisi energetica internazionale entra in una fase ancora più delicata. L’Arabia Saudita sta comunicando ad alcune raffinerie europee la cancellazione dei carichi di greggio che avrebbero dovuto essere imbarcati nel mese di settembre. La decisione, secondo quanto riportato dalla Reuters, è una conseguenza della chiusura dell’oleodotto Est-Ovest, infrastruttura strategica per il trasporto del petrolio saudita verso il Mar Rosso. La cancellazione delle consegne previste per settembre rappresenta la notizia più rilevante per il mercato europeo, perché introduce un nuovo elemento di pressione sulle disponibilità fisiche di greggio. Non si tratta soltanto di una variazione commerciale o di un rallentamento logistico: le raffinerie interessate non riceveranno i volumi precedentemente programmati e dovranno quindi fare i conti con l’interruzione delle forniture saudite. Il quadro potrebbe diventare ancora più critico qualora le cancellazioni dovessero estendersi anche a ottobre. Le indicazioni emerse nelle ultime ore alimentano infatti il timore che il blocco non sia circoscritto alle sole spedizioni di settembre, ma possa coinvolgere almeno due mesi consecutivi.

Oleodotto Est-Ovest chiuso, sospesi i caricamenti nel porto di Yanbu

Alla chiusura dell’oleodotto Est-Ovest si aggiunge la sospensione dei caricamenti di petrolio nel principale porto saudita sul Mar Rosso, quello di Yanbu. Le operazioni sono state fermate dopo il precedente attacco all’infrastruttura petrolifera che attraversa il territorio dell’Arabia Saudita. La combinazione tra il blocco dell’oleodotto e la sospensione delle attività portuali limita la capacità di movimentare il greggio verso il Mar Rosso. È proprio attraverso questa direttrice che una parte del petrolio saudita può essere indirizzata verso i mercati occidentali, comprese le raffinerie europee. La situazione di Yanbu assume quindi un’importanza centrale. La sospensione dei caricamenti impedisce di trasformare i volumi teoricamente disponibili in consegne effettive, accentuando il problema delle forniture e aumentando l’incertezza sui tempi necessari per il ritorno alla normale operatività.

Aumentano i timori per le consegne di petrolio di ottobre

Secondo l’analista Brett Erickson, stanno crescendo le indicazioni secondo cui l’Arabia Saudita potrebbe annullare sia le consegne di settembre sia quelle previste per ottobre. La cancellazione dei carichi di settembre risulta confermata, mentre rimane da verificare l’eventuale estensione del provvedimento al mese successivo. Erickson ha descritto uno scenario particolarmente pesante per i mercati internazionali, collegando la possibile cancellazione delle forniture di due mesi a un nuovo, poderoso rialzo delle quotazioni energetiche. “Se questo si rivelerà vero (settembre è confermato), possiamo aspettarci che i mercati energetici globali raggiungano il territorio dei 120+ dollari/barile… Questo NON È SOSTENIBILE”.

L’ipotesi indicata dall’analista proietta il prezzo del petrolio oltre i 120 dollari al barile. Una soglia che, se raggiunta, segnerebbe un’ulteriore accelerazione della crisi e renderebbe ancora più oneroso l’approvvigionamento di greggio per le economie che dipendono maggiormente dalle importazioni. La conferma relativa a settembre rende già concreto il problema immediato. L’eventuale cancellazione dei carichi di ottobre, invece, prolungherebbe la riduzione delle forniture e potrebbe amplificare le tensioni sull’intero sistema energetico mondiale.

Negli Stati Uniti prende quota il divieto di esportazione del gasolio

Mentre aumentano le difficoltà legate alle esportazioni saudite, dagli Stati Uniti arriva un altro segnale in grado di condizionare gli equilibri energetici internazionali. Il leader della maggioranza del Senato statunitense, John Thune, ha dichiarato di essere “aperto a considerare” un divieto di esportazione sul gasolio. La posizione di Thune non equivale ancora all’introduzione del divieto, ma mostra che l’ipotesi viene presa in considerazione ai vertici politici statunitensi. Un’eventuale restrizione delle esportazioni americane aggiungerebbe un ulteriore fattore di incertezza a un mercato già sottoposto alla pressione determinata dal blocco delle spedizioni saudite. Il gasolio occupa infatti un ruolo essenziale nei trasporti, nella logistica e nelle attività produttive. Qualunque intervento capace di ridurne la circolazione internazionale potrebbe avere conseguenze sui mercati che fanno affidamento sulle forniture statunitensi, soprattutto in una fase caratterizzata da una crescente competizione per le risorse energetiche disponibili.

Noleggiare una petroliera costa oltre un milione di dollari al giorno

A fotografare la dimensione eccezionale della crisi è anche l’impennata dei costi del trasporto marittimo. Secondo Bloomberg, il costo necessario per noleggiare una petroliera lungo la rotta di riferimento dell’industria, dal Medio Oriente all’Estremo Oriente, ha superato per la prima volta la soglia di un milione di dollari al giorno. Il confronto con l’anno precedente evidenzia la portata del rincaro: dodici mesi fa, il noleggio sulla stessa rotta costava meno di 100.000 dollari al giorno. Il prezzo è dunque aumentato di oltre dieci volte, raggiungendo un livello mai registrato prima. Il record dei noli segnala quanto sia diventato difficile e costoso assicurarsi la capacità di trasporto disponibile. In una fase nella quale i normali flussi del petrolio sono ostacolati dalla chiusura dell’oleodotto Est-Ovest e dalla sospensione dei caricamenti a Yanbu, la domanda di petroliere e di rotte alternative può diventare ancora più intensa. L’aumento del costo delle navi non riguarda soltanto gli operatori marittimi. Il trasporto rappresenta una componente del prezzo complessivo del greggio consegnato e la sua crescita può rendere più onerose le importazioni anche quando il valore del petrolio alla partenza non cambia.

Petroliere

Raffinerie europee sotto pressione per la riduzione delle forniture saudite

Le raffinerie europee coinvolte nella cancellazione dei carichi di settembre si trovano al centro di una doppia pressione. Da un lato devono affrontare la mancata disponibilità del petrolio saudita precedentemente programmato; dall’altro operano in un mercato nel quale il costo del trasporto marittimo ha raggiunto livelli senza precedenti. La necessità di reperire carichi alternativi potrebbe quindi  scontrarsi con noli estremamente elevati e con una disponibilità di forniture resa più incerta dalle tensioni internazionali. L’eventuale prolungamento delle cancellazioni fino a ottobre accrescerebbe ulteriormente la durata e l’intensità del problema. Il blocco dell’oleodotto e del porto di Yanbu mostra inoltre quanto le infrastrutture energetiche e logistiche siano decisive per la stabilità dei mercati. Anche quando il petrolio è disponibile, l’impossibilità di trasportarlo e caricarlo sulle navi può interrompere le consegne e produrre conseguenze lungo l’intera catena di approvvigionamento.

Mercati energetici verso una nuova fase di forte instabilità

Le cancellazioni saudite, la sospensione dei caricamenti a Yanbu, il possibile stop statunitense alle esportazioni di gasolio e il record assoluto dei noli delle petroliere convergono in un’unica direzione: una nuova e profonda fase di instabilità energetica globale. La cancellazione delle spedizioni di settembre è già un dato concreto. Rimangono invece da verificare la durata della chiusura dell’oleodotto Est-Ovest, la ripresa delle operazioni nel porto saudita e l’eventuale estensione del blocco ai carichi di ottobre. Anche negli Stati Uniti, il divieto di esportazione del gasolio resta al momento un’ipotesi sulla quale John Thune si è detto disponibile a discutere. In questo scenario, la soglia dei 120 dollari al barile indicata da Brett Erickson costituisce una previsione condizionata alla conferma della cancellazione di entrambe le consegne mensili. Il dato già raggiunto dai trasporti marittimi, invece, non è una proiezione: noleggiare una petroliera sulla principale rotta tra Medio Oriente ed Estremo Oriente costa ormai più di un milione di dollari al giorno, contro meno di 100.000 dollari appena un anno prima.