La transizione sostenibile non può produrre risultati immediati, ma richiede una strategia di medio periodo accompagnata da interventi strutturali sul territorio. È il messaggio lanciato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto in un’intervista esclusiva all’AdnKronos durante il Forum Teha di Cernobbio, dove ha indicato alcune delle priorità per affrontare le sfide legate all’energia, alla gestione delle risorse naturali e alla sicurezza del territorio. Il ministro ha sottolineato la necessità di superare la logica degli interventi emergenziali e di puntare su una pianificazione capace di incidere nel tempo, con particolare attenzione al comparto idroelettrico e alla prevenzione del rischio idrogeologico.
Pichetto: “le misure sostenibili sono tutte di medio periodo”
“Le misure sostenibili sono tutte di medio periodo, non sono di effetto immediato”. Con queste parole Gilberto Pichetto Fratin ha sintetizzato la necessità di un approccio graduale e programmato alle politiche ambientali. Secondo il ministro, la trasformazione del sistema energetico e la tutela del territorio richiedono tempi adeguati e una visione strategica, perché gli interventi in materia di sostenibilità ambientale non possono essere valutati esclusivamente sulla base di risultati immediati, ma devono essere inseriti in un percorso di lungo respiro. La sfida, ha spiegato Pichetto, riguarda la capacità di mettere in campo politiche in grado di rafforzare la resilienza del Paese, adattandosi ai cambiamenti in corso e alle nuove esigenze legate alla gestione delle risorse.
Il ruolo dell’idroelettrico nella strategia energetica italiana
Tra i settori indicati dal ministro come prioritari c’è quello dell’energia idroelettrica, una componente storica del sistema energetico italiano che necessita di un processo di rinnovamento. “Occorre rinnovare il sistema idroelettrico, con una programmazione grande di adattamento sul settore dell’idrogeologico”, ha dichiarato Pichetto Fratin durante l’intervista. Il rilancio dell’idroelettrico viene quindi collegato alla necessità di adeguare infrastrutture e gestione delle risorse alle nuove condizioni climatiche e ambientali. Un percorso che riguarda non soltanto la produzione energetica, ma anche la capacità dei territori di affrontare fenomeni sempre più complessi legati alla disponibilità d’acqua e alla sicurezza del suolo.
La gestione del rischio idrogeologico: Stato, Regioni e territori chiamati a collaborare
Nel suo intervento, il ministro ha evidenziato anche la necessità di una responsabilità condivisa tra istituzioni nazionali e realtà locali. “Chiaramente – dice il ministro – deve essere lo Stato, a sua volta le Regioni nella fase di attivazione, ma deve essere la realtà locale anche a farsi in carico di scelte che delle volte sono impopolari”, ha spiegato Pichetto Fratin. Una gestione efficace del rischio idrogeologico, secondo il ministro, richiede dunque il coinvolgimento di tutti i livelli amministrativi, con una collaborazione tra Governo, Regioni ed enti locali. Le decisioni sul territorio, ha evidenziato, possono comportare anche scelte difficili, ma necessarie per garantire maggiore sicurezza e prevenzione.
La sfida della sostenibilità passa dalla programmazione
Le parole pronunciate a Cernobbio delineano una linea basata sulla programmazione e sull’adattamento, due elementi considerati fondamentali per affrontare le trasformazioni ambientali ed energetiche dei prossimi anni. Dal rinnovamento delle infrastrutture idroelettriche agli interventi per la sicurezza del territorio, il ministro ha ribadito la necessità di costruire un percorso progressivo, nel quale le politiche ambientali siano accompagnate da una pianificazione coordinata tra istituzioni e comunità locali. L’obiettivo indicato è quello di rafforzare la capacità del Paese di affrontare le nuove sfide ambientali attraverso investimenti e decisioni strutturali, consapevoli che gli effetti delle misure adottate richiedono tempi medio-lunghi per manifestarsi.
