Pioggia di fuoco, l’ESA cattura in volo il tuffo mortale del satellite Samba | FOTO

Una missione perfetta per il 3° satellite Cluster, tracciato con precisione estrema per raccogliere dati fondamentali sullo smaltimento dei detriti nello Spazio

Il 31 agosto 2026 alle 23:39 ora italiana, il satellite Samba ha concluso la sua lunga missione affrontando un rientro infuocato nell’atmosfera terrestre. Questa spettacolare fine è stata pianificata con estrema cura e orchestrata con una precisione millimetrica dagli esperti dell’ESA, per garantire che il 3° dei 4 satelliti della celebre famiglia Cluster cadesse in modo sicuro sopra le acque remote del Sud dell’Oceano Pacifico. La traiettoria del veicolo era stata modificata già nel novembre 2024 e ulteriormente affinata nel gennaio 2026, con lo scopo di permettere a un aereo speciale decollato da Tonga di intercettare visivamente e registrare ogni singola fase della sua distruzione. Grazie al meticoloso incrocio dei dati di bordo con le diverse osservazioni effettuate attraverso i telescopi, l’orario di rientro è stato previsto con esattezza assoluta.

Il rientro e l’importanza dei dati

L’immagine principale del rientro (in alto) è stata catturata a bordo dell’aereo grazie a una speciale telecamera di tracciamento, impiegata per confermare la corretta posizione del frammento spaziale e analizzare lo stato di disgregazione del veicolo. Questi dispositivi sono stati affiancati da altri strumenti avanzati capaci di rilevare la presenza di materiali specifici, aiutando gli scienziati a comprendere le esatte dinamiche del fenomeno. Stijn Lemmens, capo ad interim per i detriti spaziali presso l’ESA, ha spiegato l’immenso valore di queste operazioni: “Con dati migliori su quando e come esattamente i satelliti al rientro si riscaldano, si frammentano e quali materiali sopravvivono, gli ingegneri possono progettare satelliti che bruciano completamente, i cosiddetti satelliti design-for-demise, prevenendo allo stesso tempo l’inquinamento dell’atmosfera“.

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Credit Astros Solutions/ROSIE

Il successo della missione e l’attesa per Tango

L’elaborazione delle informazioni e delle immagini catturate in volo dai 29 strumenti su 30 operativi richiederà ancora diverso tempo a causa del fuso orario di 11 ore del team ROSIE, ma i risultati promettono di essere rivoluzionari. A questo proposito Lemmens ha aggiunto: “Questi dati di rientro sono molto difficili da ottenere. Tanto lavoro è stato dedicato a questo progetto sperimentale, ma siamo riusciti a catturare l’intera fine di Samba – affidandoci in modo cruciale all’implementazione delle lezioni apprese dalla campagna Salsa nel 2024 – fornendoci una ricchezza di dati. L’intero team, dai molti coinvolti nel determinare e garantire la traiettoria precisa di Samba al team ROSIE volato per incontrarlo su un aereo, può essere molto orgoglioso“.

L’attenzione del centro ESOC di Darmstadt, che ha inviato i comandi di addio al veicolo il giorno prima del rientro, si è poi spostata su Tango. L’ultimo dei satelliti originali ha infatti affrontato il suo tuffo finale ieri, 1° settembre, alle 23:30 con un margine di incertezza di appena 10 secondi: in attesa di ulteriori immagini e info che l’ESA condividerà con il pubblico nelle prossime ore, si chiude quindi magnificamente un capitolo indimenticabile dell’esplorazione europea nello Spazio.