Più luce, più vitamina B9: la gestione dell’illuminazione può migliorare la qualità delle baby-leaf

La biofortificazione, cioè la migliore gestione dell'intensità luminosa durante la coltivazione, può aumentare significativamente il contenuto di vitamina B9 in alcune specie orticole a foglia

Gestire in modo mirato l’intensità della luce durante la coltivazione potrebbe diventare una strategia semplice e sostenibile per aumentare il contenuto di vitamina B9, o folato, in alcune specie orticole a foglia. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista internazionale Scientia Horticulturae, che evidenzia come le condizioni luminose possano influenzare significativamente il profilo nutrizionale delle piante, contribuendo a migliorarne la qualità. La possibilità di ottenere alimenti più ricchi di composti di interesse nutrizionale attraverso tecniche colturali accessibili e a basso impatto rappresenta una delle sfide dell’agricoltura moderna, chiamata a coniugare produttività, sostenibilità e qualità degli alimenti.

La ricerca è stata condotta dall’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA), nelle sedi di Bari e Lecce. Gli studiosi hanno analizzato la risposta a differenti livelli di illuminazione durante la crescita di foglie giovani e piccioli, le cosiddette baby-leaf, di alcune specie orticole. Tra le varietà esaminate figurano mizuna, cicoria e tatsoi, ortaggi sempre più utilizzati nella preparazione delle insalate di IV gamma. L’obiettivo dello studio è stato comprendere in che modo la disponibilità di luce durante le fasi di crescita possa modificare le caratteristiche nutrizionali di queste giovani foglie e, in particolare, favorire l’accumulo di vitamina B9.

I risultati mostrano un maggior accumulo di B9, consentendo di ottenere ortaggi più ricchi di questo micronutriente. Questa vitamina svolge un ruolo fondamentale nella sintesi del DNA e nella divisione cellulare ed è particolarmente importante durante la gravidanza e nelle fasi di crescita. un’insufficiente assunzione di vitamina B9 rappresenta ancora oggi una criticità nutrizionale più diffusa a livello mondiale”, spiega Francesco Serio di CNR-ISPA. “Le conclusioni della ricerca mostrano che una porzione da 100 grammi di mizuna e tatsoi coltivate in questo modo riesce a soddisfare circa il 45% della razione giornaliera raccomandata di folati, la principale forma in cui la vitamina B9 è presente nelle piante, per un adulto e il 30% di quella raccomandata in gravidanza”.

Oltre all’aumento della vitamina B9, la maggiore disponibilità di luce ha determinato una marcata riduzione dell’accumulo di nitrati nelle foglie. Questo duplice effetto consente di migliorare il profilo nutrizionale del prodotto senza penalizzare la produttività della coltura, rendendo la strategia particolarmente interessante per i moderni sistemi di produzione orticola in ambiente protetto e per l’agricoltura verticale”, conclude Serio.

Lo studio – di cui sono coautori Massimiliano D’Imperio, Lucia Bonelli, Francesco Milano, Miriana Durante, Angela Boari, Maria Gonnella e Angelo Parente del CNR-ISPA di Bari e Lecce – mostra un incremento di vitamina B9 maggiore se l’illuminazione è al livello più alto (intensità costante a 300 µmol m⁻² s⁻¹) che però determina anche criticità, come un aumento della sostanza secca del 14,2% e un maggior consumo energetico rispetto alle intensità più basse sperimentate. Lo studio prosegue quindi per l’ulteriore ottimizzazione del processo.