La mattina di giovedì 24 settembre, l’uragano Polo si è nuovamente intensificato fino a raggiungere la categoria 5 al largo della costa pacifica del Messico; tuttavia, si prevede che rimanga al largo prima di allontanarsi ulteriormente verso il mare aperto. Le sue bande piovose esterne si stanno estendendo sul Messico sudoccidentale, secondo quanto riferito dal National Hurricane Center (NHC) degli Stati Uniti. “È possibile un ulteriore rafforzamento a breve termine e si prevede che Polo rimanga un potente uragano maggiore per i prossimi giorni”, ha dichiarato il Centro con sede a Miami.
L’intensità di Polo ha subito delle fluttuazioni. I suoi venti massimi sostenuti hanno raggiunto a un certo punto i 290km/h, superando ampiamente la soglia dei 252km/h prevista per la categoria 5 – il livello massimo della scala degli uragani – dopo essere stato classificato come categoria 4 mercoledì 23 settembre, prima che i venti toccassero i 257km/h oggi, giovedì 24.
Altrove nel Pacifico, ieri si è formata la tempesta tropicale Nolo, facendo scattare un’allerta uragano per la Big Island delle Hawaii. Si prevede che Nolo diventi un uragano nel corso della giornata odierna.
La traiettoria dell’uragano Polo
Secondo gli ultimi rilevamenti, il nucleo di Polo si trova circa 240km al largo di Zihuatanejo, una località balneare nello stato messicano di Guerrero. La tempesta genera venti con intensità da uragano fino a 64km dal suo centro e venti con intensità da tempesta tropicale fino a 200km di distanza. Polo si sta dirigendo verso nord-ovest a una velocità di 14km/h. Le previsioni indicava che Polo porterà condizioni da tempesta tropicale in alcune zone della costa oggi. In alcune aree, le forti piogge “potrebbero causare inondazioni e smottamenti pericolosi per la vita, specialmente sui terreni scoscesi”, ha avvertito il Centro meteorologico.
La tempesta rimane ben a sud della Baja California
Il governo messicano ha emesso un’allerta per tempesta tropicale per un tratto di costa compreso tra Tecpan de Galeana, nel Guerrero, e Manzanillo, nel Colima. Un avviso di possibile tempesta tropicale (watch) è in vigore da Punta San Telmo a Playa Perula, nello stato di Jalisco. Le allerte per tempesta tropicale vengono emesse quando le previsioni indicano che tali condizioni si svilupperanno in una determinata area, mentre gli avvisi di possibile tempesta tropicale vengono emessi quando tali condizioni sono possibili, ma non imminenti. Alcune aree del Guerrero potrebbero registrare tra i 100 e i 150mm di pioggia al passaggio di Polo, con punte fino a 200mm in località specifiche, fino alla giornata di oggi. Secondo le previsioni, accumuli tra i 50 e i 100mm di pioggia potrebbero interessare anche le zone costiere degli stati di Oaxaca, Colima e Jalisco.
Oltre alle precipitazioni, si prevede che Polo causerà condizioni del moto ondoso pericolose per l’incolumità delle persone – incluse forti correnti di risacca – lungo la costa sudoccidentale del Messico. Tali condizioni marine potrebbero contribuire a fenomeni di inondazione.
L’intensificazione estremamente rapida di Polo
Polo è stato protagonista di un fenomeno noto come “intensificazione estremamente rapida” – che si verifica quando la velocità del vento di una tempesta aumenta di almeno 93km/h nell’arco di 24 ore – tra lunedì 21 e martedì 22 settembre. L’intensificazione è stata eccezionale anche secondo questi parametri: i venti sono passati dai 72km/h di lunedì mattina presto ai 241km/h registrati più o meno alla stessa ora del giorno successivo. L’NHC ha definito la sua trasformazione “davvero notevole”.
La pressione centrale di Polo – un indicatore della sua intensità e del potenziale distruttivo – lo ha reso il secondo uragano più potente mai registrato nel Pacifico orientale, superato solo dall’uragano Patricia del 2015. Per quanto riguarda la velocità del vento, la tempesta ha eguagliato il record dell’uragano Rick del 2009, classificandosi al terzo posto tra i più intensi mai osservati nella regione.
Quest’anno, condizioni di El Niño insolitamente intense hanno alimentato l’attività dei cicloni tropicali nel Pacifico; acque più calde, aria umida e un ridotto wind shear (variazione della velocità e della direzione del vento con la quota) hanno infatti favorito la formazione delle tempeste.

