La produzione mondiale di rifiuti urbani potrebbe quasi raddoppiare nei prossimi trent’anni, passando dagli oltre 2 miliardi di tonnellate del 2020 a quasi 4 miliardi di tonnellate nel 2050. Un aumento che pone interrogativi sempre più urgenti sulla capacità dei sistemi di gestione di garantire tutela dell’ambiente e protezione della salute pubblica. È questo uno dei principali dati emersi durante la presentazione del volume “Rifiuti e Salute. Criteri di gestione, tecnologie e impatti”, svoltasi a Palazzo Theodoli a Roma. Il libro, pubblicato da CISA Publisher, raccoglie il lavoro del Comitato Interdisciplinare su Rifiuti e Salute (CIRS), un progetto avviato nel 2019 che ha coinvolto oltre 200 esperti provenienti da tutte le regioni italiane e da numerosi ambiti scientifici: medici, ingegneri, biologi, chimici, geologi, giuristi, agronomi, ricercatori e professionisti del settore. Il volume è stato curato da Raffaello Cossu, Professore Emerito di Ingegneria Sanitaria Ambientale dell’Università di Padova, e da Margherita Ferrante, Professoressa Ordinaria di Igiene dell’Università di Catania, con l’obiettivo di fornire una lettura scientifica e interdisciplinare di uno dei temi ambientali più complessi del presente e del futuro.
Rifiuti nel mondo, il 70% finisce ancora in discarica
I numeri contenuti nello studio delineano una situazione globale caratterizzata da forti differenze tra Paesi, ma anche da una crescita costante della quantità di materiali prodotti. Nel mondo ogni abitante genera mediamente circa 0,8 chilogrammi di rifiuti urbani al giorno, con valori molto diversi legati al livello economico e ai modelli di consumo. Attualmente circa il 70% dei rifiuti urbani prodotti a livello mondiale viene ancora destinato alla discarica, mentre il 20% viene avviato al recupero di materia e al riciclo, comprendendo anche il compostaggio, e circa il 10% viene sottoposto a trattamenti termici. Una quota significativa dei rifiuti conferiti in discarica, evidenzia il volume, viene ancora gestita attraverso strutture scarsamente controllate o prive dei sistemi tecnologici più avanzati, con possibili conseguenze sull’ambiente e sulla salute.
Europa e Italia, la gestione dei rifiuti cambia ma resta una sfida aperta
Nel continente europeo ogni anno vengono prodotti circa 220-230 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari a circa 1,4 chilogrammi al giorno per abitante. Negli ultimi decenni il modello europeo ha progressivamente ridotto il ricorso alla discarica, favorendo una maggiore diffusione del riciclo, del compostaggio e del recupero energetico. Anche in Italia la produzione di rifiuti urbani si mantiene ormai da circa un decennio intorno ai 30 milioni di tonnellate all’anno. Tuttavia, questo dato rappresenta soltanto una parte del quadro complessivo. Il volume sottolinea infatti come il problema dei rifiuti non possa essere analizzato considerando esclusivamente quelli prodotti dalle famiglie. Il sistema italiano è fortemente influenzato anche dai cosiddetti rifiuti speciali, generati da attività produttive, industrie, artigianato, edilizia e demolizioni.
In Italia i rifiuti speciali sono cinque volte quelli urbani: oltre il 45% arriva dalle costruzioni
Uno degli elementi più rilevanti emersi dal rapporto riguarda proprio il peso dei rifiuti speciali, che nel nostro Paese risultano circa cinque volte superiori rispetto ai rifiuti urbani. Oltre il 90% dei rifiuti speciali prodotti in Italia è costituito da materiali non pericolosi, ma le quantità complessive mostrano la complessità della gestione del ciclo dei materiali. Un ruolo determinante è svolto dal settore delle costruzioni e demolizioni, dal quale deriva più del 45% dei rifiuti speciali complessivi. Un dato che evidenzia quanto il tema sia legato non soltanto ai consumi quotidiani, ma anche alle trasformazioni urbanistiche, alle infrastrutture e agli interventi sul patrimonio edilizio. Secondo gli autori del volume, proprio questa complessità rende necessario superare una visione semplificata del problema, basata esclusivamente sulla contrapposizione tra diverse tecnologie.
“Non esistono soluzioni buone o cattive in assoluto”: il messaggio degli esperti
Il volume “Rifiuti e Salute” non nasce con l’obiettivo di indicare una tecnologia preferibile rispetto alle altre, ma propone un approccio basato sulle caratteristiche dei territori, sulle evidenze scientifiche e sulla valutazione degli impatti complessivi. La gestione dei rifiuti viene analizzata come un sistema integrato nel quale prevenzione, riuso, riciclo, trattamento biologico, recupero energetico e smaltimento finale rappresentano fasi collegate tra loro. “Uno dei messaggi più importanti di questo lavoro è che nella gestione dei rifiuti non esistono soluzioni buone o cattive in assoluto. Ogni tecnologia deve essere valutata per ciò che realmente può offrire, nelle condizioni specifiche in cui viene utilizzata e all’interno di un sistema integrato. Prevenzione, riuso e riciclo devono essere perseguiti al massimo, ma dobbiamo anche avere il coraggio di affrontare con razionalità il tema di ciò che rimane. L’obiettivo deve essere uno solo: chiudere il ciclo dei rifiuti riducendo al minimo gli impatti sull’ambiente e sulla salute”, sottolinea Raffaello Cossu, Professore Emerito di Ingegneria Sanitaria Ambientale dell’Università di Padova.
Riciclo, recupero e smaltimento: perché il ciclo dei rifiuti non può essere semplificato
Uno degli aspetti centrali del volume riguarda la necessità di considerare l’intero percorso dei materiali, dalla produzione fino alla destinazione finale. La ricerca affronta infatti temi come prevenzione dei rifiuti, raccolta, riuso, riciclo, trattamento biologico, recupero energetico, discarica, presenza di contaminanti e possibili conseguenze sulla salute. Gli autori evidenziano come anche un sistema orientato al massimo recupero di materia generi comunque residui che devono essere gestiti correttamente. Per questo motivo, secondo il rapporto, nessuna fase può essere valutata isolatamente. Prevenire la produzione dei rifiuti resta il primo obiettivo, mentre riuso e riciclo rappresentano strumenti fondamentali, ma non eliminano completamente la necessità di trattare gli scarti residui. Un dato particolarmente significativo riguarda gli impianti di trattamento meccanico-biologico: ogni anno in Italia circa 9 milioni di tonnellate di rifiuti vengono avviate a questi sistemi. Dei materiali prodotti dopo il trattamento, circa il 45% finisce successivamente in discarica, mentre oltre il 30% viene destinato a termovalorizzazione o incenerimento. Numeri che mostrano come il percorso dei rifiuti sia composto da molteplici passaggi e come la destinazione finale dei materiali rappresenti un elemento decisivo nella valutazione dell’efficacia complessiva del sistema.
Rifiuti e salute, la necessità di distinguere dati scientifici e percezioni
Una parte importante del volume è dedicata al rapporto tra gestione dei rifiuti e salute pubblica, con particolare attenzione alla comunicazione e al rischio che informazioni incomplete o prive di basi scientifiche possano influenzare la percezione dei cittadini. “Quando si parla di rifiuti e salute è comprensibile che emergano paure e preoccupazioni, ma proprio per questo è fondamentale distinguere ciò che è scientificamente dimostrato da ciò che è soltanto percepito o ipotizzato. Abbiamo voluto analizzare le evidenze disponibili con criteri rigorosi, senza minimizzare i possibili rischi ma senza neppure amplificarli. Proteggere la salute significa prima di tutto prevenire, monitorare e conoscere: solo una corretta informazione scientifica può permettere ai cittadini e ai decisori di compiere scelte realmente consapevoli”, evidenzia Margherita Ferrante, Professoressa Ordinaria di Igiene dell’Università di Catania. Il rapporto richiama quindi l’importanza del monitoraggio, della ricerca e della disponibilità di dati affidabili per costruire politiche ambientali efficaci.
Anche dove non c’è discarica restano residui da gestire
Tra gli elementi meno conosciuti evidenziati dal volume c’è il fatto che anche nei Paesi che formalmente hanno ridotto o eliminato il ricorso diretto alla discarica, una parte dei rifiuti può comunque arrivarvi indirettamente. Secondo il rapporto, una quota che può arrivare fino al 20% dei rifiuti può finire in discarica sotto forma di residui prodotti da altri trattamenti. Questo aspetto rappresenta uno dei punti centrali dell’analisi: comprendere dove finiscono realmente i materiali, quali residui vengono prodotti e quali effetti possono generare è indispensabile per progettare sistemi realmente sostenibili.
Il ruolo della politica nelle scelte ambientali dei prossimi anni
La presentazione del volume a Montecitorio richiama anche la volontà degli autori di mettere a disposizione di amministratori e decisori pubblici uno strumento basato sulle conoscenze scientifiche. “Questo volume mette a disposizione della politica qualcosa di cui oggi c’è particolarmente bisogno: conoscenze solide su cui costruire decisioni responsabili. Sul tema dei rifiuti troppo spesso il confronto si divide tra posizioni contrapposte, mentre abbiamo bisogno di riportare al centro dati, competenze e tutela della salute. È anche per questo che presentarlo a Montecitorio assume un significato particolare: la scienza deve poter offrire strumenti concreti a chi è chiamato a legiferare e a compiere scelte che riguardano il futuro dei territori e dei cittadini”, afferma l’on. Paolo Russo, Presidente del Tavolo di Roma. Il messaggio finale del volume è dunque legato alla necessità di una gestione dei rifiuti fondata su conoscenza scientifica, valutazioni tecniche e una visione complessiva del ciclo dei materiali, con l’obiettivo di ridurre gli impatti ambientali e proteggere la salute pubblica.
