Il tanto atteso voto dell’UE riguardante l’autorizzazione all’uso su larga scala del sistema Full Self-Driving di Tesla ha subito un rinvio ufficiale. Inizialmente, gli analisti e gli investitori si aspettavano che la decisione cruciale venisse presa nel mese di ottobre, aprendo così le porte al mercato del vecchio continente per la controversa e innovativa tecnologia della compagnia di Elon Musk. Tuttavia, le recenti agende pubblicate dai vertici dell’Unione Europea hanno confermato che la votazione finale non avrà luogo prima del mese di dicembre. Questo posticipo rappresenta un ostacolo non indifferente per l’azienda automobilistica, la quale puntava a una rapida diffusione del suo software di guida assistita al di fuori del mercato nordamericano. L’introduzione di questa tecnologia è considerata un passaggio fondamentale per consolidare la posizione di forza del marchio nel settore dei veicoli elettrici e per giustificare l’importante valutazione finanziaria che il mercato azionario attribuisce al progetto di guida autonoma supervisionata.
L’agenda del comitato tecnico e le nuove tempistiche
Le motivazioni dietro questo rinvio tecnico emergono direttamente dall’ordine del giorno del Comitato Tecnico per i Veicoli a Motore, un organo che include rappresentanti degli stati membri dell’Unione e della Commissione Europea. Nella riunione originariamente prevista per il sei ottobre, il programma prevede infatti solamente un prolungamento e una continuazione delle discussioni, piuttosto che un’approvazione formale. Nello specifico, l’agenda dei lavori riserva appena venticinque minuti per discutere l’autorizzazione basata sull’Articolo trentanove del regolamento quadro, un margine di tempo ritenuto palesemente insufficiente per finalizzare un accordo di tale portata. Dato che le prossime riunioni di questo specifico comitato non sono in calendario per il mese di novembre, la burocrazia comunitaria spinge inevitabilmente la prima opportunità utile per la ratifica direttamente all’incontro programmato per il mese di dicembre. Questa dilatazione dei tempi indica che ci sono ancora dettagli tecnici e perplessità da limare, nonostante il sistema FSD sia stato già oggetto di due precedenti round di colloqui approfonditi all’interno dello stesso organo.
Il ruolo olandese e i precedenti nazionali per il sistema FSD
Nonostante la frenata a livello comunitario, il percorso di legalizzazione e regolamentazione dell’intelligenza artificiale alla guida ha già registrato importanti successi a livello nazionale. Il principale promotore dell’iniziativa nei corridoi di Bruxelles è l’autorità olandese per i veicoli, nota con l’acronimo RDW, la quale aveva già esaminato in modo indipendente e approvato l’utilizzo del sistema FSD sul territorio dei Paesi Bassi durante lo scorso aprile. A questa decisione pionieristica hanno fatto rapidamente seguito le validazioni del Belgio e di altri stati europei, dimostrando una crescente e progressiva apertura verso le innovazioni nel campo della mobilità. Forte di questi risultati positivi e dei test condotti a livello locale, l’ente regolatore olandese si è fatto portavoce di una proposta formale per estendere il lasciapassare all’intero blocco continentale. L’obiettivo di fondo è quello di armonizzare le normative sulla sicurezza stradale per evitare che ogni singolo stato membro debba condurre test separati, promuovendo così un quadro legislativo coeso.
I requisiti legali per l’approvazione europea definitiva
Affinché la proposta olandese si trasformi in una vera e propria approvazione europea vincolante per tutti, l’iter istituzionale prevede il soddisfacimento di criteri numerici e demografici estremamente precisi. La legislazione comunitaria stabilisce infatti che un’introduzione su scala continentale necessita del supporto incondizionato di una maggioranza qualificata. Questo significa che almeno quindici dei ventisette stati membri dell’Unione Europea dovranno esprimere un parere favorevole in sede di delibera. In aggiunta, gli stati votanti dovranno rappresentare complessivamente almeno il sessantacinque per cento della popolazione totale del blocco. Il raggiungimento di questa complessa maggioranza richiederà una sapiente opera di rassicurazione tecnica da parte di Tesla, che dovrà convincere le autorità dei paesi più scettici e rigorosi riguardo all’assoluta affidabilità del proprio software di guida assistita. Ogni minimo dubbio relativo alla tutela dei conducenti, dei passeggeri e dei pedoni dovrà essere preventivamente dissipato per poter ottenere un consenso così ampio e frammentato.
Le prospettive di mercato e la smentita delle previsioni iniziali
La decisione di far slittare le votazioni in autunno inoltrato smentisce le previsioni nettamente più ottimistiche che l’azienda aveva diffuso con fiducia nelle scorse settimane. All’inizio di settembre l’account ufficiale di Tesla aveva pubblicato una nota in cui si ipotizzava esplicitamente che una votazione favorevole a livello comunitario potesse arrivare già agli inizi di ottobre. Il ritardo attuale frena inevitabilmente le ambizioni di penetrazione nel mercato europeo, un territorio dove la domanda per l’alta tecnologia automobilistica registra tassi di crescita esponenziali. Resta ora da capire come la compagnia di Musk utilizzerà questi mesi aggiuntivi di attesa: l’opportunità potrebbe rivelarsi utile per raccogliere ulteriori dati empirici sulla sicurezza da presentare alle commissioni preposte, cercando di conquistare la fiducia necessaria per scavalcare definitivamente l’ultimo ostacolo normativo previsto per la fine dell’anno.
