Space Rider, da gennaio test ambientali a Roma per il primo veicolo spaziale riutilizzabile europeo a guida Italia

Data di lancio dello Space Rider "nel primo semestre del 2028. Il lancio sarà fatto, ovviamente, con un vettore di lancio Vega-C" di Avio

I test ambientali dello Space Rider, il primo veicolo spaziale riutilizzabile europeo, saranno condotti nella Space Factory di Thales Alenia Space, in via Tiburtina a Roma, nel primo semestre del 2027. Lo rende noto all’Agenzia Dire Dante Galli, program manager dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), durante l’open day del centro Esrin a Frascati. “Una volta che avremo completato l’integrazione”, tutti gli stadi “saranno uniti nella vera e propria configurazione di volo e testati qui a Roma nella nuova facility, la Space Factory di Thales Alenia Space, sulla Tiburtina, dove faranno i test ambientali nel primo semestre del 2027. E con poi una data di lancio” dello Space Rider “nel primo semestre del 2028. Il lancio sarà fatto, ovviamente, con un vettore di lancio Vega-C” di Avio, specifica Galli.

Le caratteristiche dello Space Rider

Lo Space Rider “è in grado, una volta che ha eseguito la sua missione orbitale in orbita bassa in un intervallo fra i 300 e i 500km di altezza, di rientrare autonomamente a terra: è un laboratorio automatizzato – spiega Galli – poi viene controllato, ispezionato, manutenuto e preparato per il volo successivo. L’obiettivo è riuscire a rilanciarlo fino a 5 volte”. Le dimensioni del laboratorio automatizzato spaziale riutilizzabile Space Rider contano una lunghezza di circa 9 metri e un peso di tre tonnellate e mezzo. È composto di due moduli, “uno orbitale, che è quello che fornisce tutti i servizi che servono al veicolo per poter restare in orbita, e poi il vero e proprio modulo di rientro – sottolinea Galli – Questi 2 moduli alla fine dei 2 mesi di missione si sganciano, dopodiché il modulo orbitale fa quello che noi chiamiamo un rientro controllato distruttivo, cioè si deve distruggere con l’attrito dell’atmosfera. E invece il modulo di rientro deve fare un rientro controllato non distruttivo ed essere in grado di resistere all’ambiente ostile del rientro dall’atmosfera, a temperature altissime di più di 2000°C”.

“Una volta che ha superato questa fase critica apre un paracadute per rallentare la sua velocità di caduta e poi apre una vela parafoil, quindi la classica vela da parapendio solo molto grande, fino a 50 metri di apertura. E una volta che si trova in volo sotto questa vela parapendio è in grado di atterrare autonomamente prima facendo delle manovre a spirale e poi puntando la sua zona di atterraggio. Il suo precursore, IXV, Intermediate Experimental Vehicle, nel 2015 volato con Vega, atterrava in acqua, non riutilizzabile“, continua.

Quindi “l’evoluzione qui è: riutilizzabile, atterra su pista, ha una cargo bay, quindi un vano apposito dove noi andiamo a caricare esperimenti da fare in microgravità“. La pista in questione “sarà particolare perché sarà una pista circolare, e abbiamo un requisito di precisione di 150 metri. Starà a Santa Maria delle Azzorre nell’Oceano Atlantico“, aggiunge Galli.

“Industria italiana cuore e motore pulsante dello Space Rider”

Il progetto “è un progetto opzionale classico di sviluppo gestito a livello di Agenzia Spaziale Europea, quindi partecipano diversi Stati membri, sono 11. Quello che è interessante però dire – specifica Galli – è che l’industria italiana è sia il cuore che il motore pulsante dello Space Rider. L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha investito come stakeholder, come finanziatore, come stato membro che finanzia il progetto, circa il 70% del budget e i consorzi industriali sia del veicolo sia delle stazioni di controllo a terra sono a guida italiana“. Nello specifico, continua Galli, “abbiamo per il modulo di rientro Thales Alenia Space, la sede di Torino, e per il modulo orbitale Avio di Colleferro, che realizza anche i vettori di lancio Vega-C. Mentre per la parte di centri di controllo a terra abbiamo Altec e Telespazio Altec che si occupa del centro di controllo dei payload, quindi dei carichi paganti e degli esperimenti che saranno imbarcati a bordo dello Space Rider, e Telespazio invece del centro di controllo del veicolo vero e proprio, quello che seguirà da terra come si sta comportando il veicolo durante la sua missione orbitale e durante il rientro”.

Test di caduta tra due settimane

Proprio tra 2 settimane, conclude Galli, “avremo dei test di caduta con sollevamento con elicottero, in cui solleveremo un modello in scala con un elicottero, portato a 3km di quota e che verrà lasciato cadere. A quel punto lui dovrà aprire autonomamente il paracadute e il parafoi, e autonomamente spiraleggiando atterrare in una zona che abbiamo preparato in maniera del tutto rappresentativa di quella che poi sarà la zona di atterraggio a Santa Maria delle Azzorre”. Il luogo del test è, per ora, segreto.