SpaceX rinvia il lancio storico di Starship: il 1° volo orbitale slitta al 28 settembre

SpaceX posticipa la 14ª missione del megarazzo. A bordo ci saranno anche i nuovi satelliti Starlink V3 per rivoluzionare la connessione globale

Il conto alla rovescia per assistere a una nuova pietra miliare nell’esplorazione dello Spazio subisce una frenata inaspettata, con SpaceX che ha deciso di posticipare il tanto atteso lancio del suo colossale megarazzo. La partenza di Starship, inizialmente programmata per il 22 settembre, è stata riprogrammata per il 28 settembre. Questa missione rappresenta un momento cruciale per l’azienda aerospaziale di Elon Musk, poiché segnerà il 1° volo orbitale in assoluto per il gigantesco veicolo riutilizzabile, progettato per facilitare il futuro insediamento umano sulla Luna, su Marte e in altre zone remote del Sistema Solare. Il decollo avverrà dalla base di Starbase nel Sud del Texas, all’interno di una finestra di 75 minuti. L’azienda non ha fornito al momento spiegazioni specifiche riguardo ai motivi del rinvio.

Il carico eccezionale del 14° volo e i satelliti di nuova generazione

Questo imminente 14° volo rappresenta una svolta fondamentale rispetto alle precedenti 13 missioni, le quali si erano limitate a traiettorie suborbitali. Con il raggiungimento dell’orbita, SpaceX inaugurerà una nuova fase di sviluppo per rendere Starship un sistema di trasporto rapido e interamente riutilizzabile. A bordo del razzo alto 124 metri ci saranno 26 satelliti Starlink V3, i primi di una nuova generazione progettata per espandere drasticamente la velocità e l’affidabilità della connessione a internet in tutto il mondo. L’attuale costellazione vanta oltre 11mila satelliti attivi in orbita terrestre bassa, ma l’obiettivo finale è di arrivare a 100mila unità V3. Tre dei satelliti trasportati in questa missione saranno inoltre dotati di telecamere speciali per fotografare lo scudo termico dello stadio superiore del razzo subito dopo il rilascio. Queste preziose immagini permetteranno agli ingegneri di studiare il comportamento della protezione termica durante il violento rientro attraverso l’atmosfera terrestre.

La rotta verso l’Oceano Pacifico e il destino del booster

Se il programma del 28 settembre verrà rispettato senza ulteriori intoppi, lo stadio superiore completerà 6 orbite attorno alla Terra a un’altitudine di circa 275 km. Al termine di questo viaggio, il veicolo effettuerà una complessa manovra per ammarare nell’Oceano Pacifico, a Ovest delle coste del Cile, circa 10 ore dopo il decollo. Questa traiettoria segna un netto cambiamento rispetto al passato, quando il veicolo rimaneva in volo per appena 65 minuti precipitando poi nell’Oceano Indiano. Il primo stadio Super Heavy seguirà invece una dinamica ormai consolidata, ammarando nel Golfo del Messico circa 7 minuti dopo la partenza. Per questa 14ª missione non è previsto alcun recupero al volo tramite i bracci meccanici della torre di lancio, una spettacolare manovra che è già riuscita 3 volte con il booster ma che non è mai stata tentata con lo stadio superiore. Catturare l’intero veicolo al volo diventerà la norma nei prossimi anni, con lo scopo di rendere i viaggi verso la Luna e il resto del Sistema Solare molto più frequenti ed efficienti.