L’attesa è giunta al termine per quello che si preannuncia come l’evento più importante dell’anno per l’esplorazione dello Spazio, con il colossale razzo di SpaceX pronto ad affrontare la sua sfida più estrema. Domani, 28 settembre, si aprirà una finestra di lancio di 75 minuti a partire dalle 14:15 ora italiana per il 14° volo di Starship, il veicolo spaziale che punta per la primissima volta a raggiungere l’orbita terrestre. Dopo svariati lanci suborbitali che hanno permesso agli ingegneri di perfezionare i sistemi di bordo, questa missione rappresenta lo spartiacque fondamentale per l’azienda. Il veicolo verrà spinto più lontano e per più tempo rispetto al passato, ponendo le basi tecnologiche per il futuro dell’ingegneria aerospaziale.
Il piano per il 14° volo e l’arrivo in orbita terrestre
A differenza dei precedenti voli conclusi in circa 1 ora, questa missione avrà una durata complessiva di ben 10 ore dal decollo all’ammaraggio. L’obiettivo principale è portare il veicolo a un’altitudine di 275 km, permettendogli di compiere 6 orbite complete attorno al pianeta. Durante questo tragitto, SpaceX coglierà l’occasione per rilasciare un carico di 26 satelliti Starlink operativi di 3ª versione. Questa flotta rappresenta la fornitura iniziale di una futura costellazione che conterà oltre 100mila dispositivi per l’internet globale. Un dettaglio affascinante riguarda 3 di questi satelliti, equipaggiati con speciali telecamere che osserveranno il razzo dopo il rilascio per ispezionare le piastrelle dello scudo termico, fondamentali per proteggere la struttura dalle temperature di rientro che sfiorano i 1400°C. Il cronoprogramma prevede che, 25 minuti dopo la partenza, il veicolo accenderà 3 motori Raptor per un inserimento orbitale di 20 secondi, seguito dal dispiegamento dei satelliti dopo 10 minuti.
Il recupero in mare e le sfide ingegneristiche
Sebbene il fine ultimo dell’azienda sia la completa riutilizzabilità del sistema di lancio, in questa occasione non verrà tentato il rientro al sito di partenza. Entrambi gli stadi della 3ª versione del razzo punteranno a un ammaraggio morbido nell’oceano, per testare le procedure senza rischiare danni all’infrastruttura di base in Texas. Il primo stadio Super Heavy, identificato come Booster 21, si dirigerà verso Sud per un tuffo controllato nel Golfo del Messico. La navicella superiore, nota come Ship 41, seguirà invece una rotta verso Est sull’Oceano Indiano per poi puntare all’orbita. Dopo una fase di crociera della durata di 8 ore, durante la quale i tecnici sperano di trasmettere immagini in diretta dallo Spazio, verrà eseguita una singola accensione di deorbita per concludere il viaggio nell’Oceano Pacifico. SpaceX ha chiarito che la manovra orbitale avverrà esclusivamente se i sistemi garantiranno totale ridondanza hardware.
Le missioni sulla Luna e il supporto alla NASA
Il traguardo dell’orbita rappresenta un passaggio obbligato per concretizzare le ambizioni dell’intero settore aerospaziale. Se le tempistiche saranno rispettate, il lancio di domani cadrà esattamente 10 anni e 1 giorno dopo la prima presentazione del progetto da parte di Elon Musk al 67° Congresso Astronautico Internazionale del 2016. Da allora, il veicolo di 124 metri di altezza è diventato il fulcro della collaborazione con la NASA per il programma Artemis. L’agenzia spaziale conta su una variante di questo mezzo per le missioni sulla Luna previste con Artemis III nel 2027 e Artemis IV nel 2028. Per raggiungere il nostro satellite naturale, il veicolo dovrà superare ostacoli complessi come il trasferimento di carburante in orbita. I 33 motori Raptor del primo stadio garantiscono una spinta sufficiente per portare 100 tonnellate in orbita, una capacità che le future generazioni raddoppieranno a 200 tonnellate.
