Creare un “ponte tra spazio e terra“. È l’obiettivo che si pone Italian Exhibition Group (IEG) con la nuova fiera “Bex-Beyond Exploration Expo” dedicata alla space economy, che apre oggi i battenti in fiera a Rimini fino a venerdì 25 settembre, con 147 brand presenti, 34 buyer esteri da 16 Paesi, 315 relatori e 285 appuntamenti b2b. Da non perdere la Casa dell’astronauta, un percorso esperienziale che dà prova concreta di cosa significa vivere e lavorare oltre la Terra. Si articola in quattro aree, The Human Factor sulla preparazione fisica e mentale, The Wearable Habitat sulle tute e sui tessuti tecnici, dove Spacewear espone anche le tute indossate dal Colonnello Walter Villadei, ambassador dell’expo, The Mission Lab sulla ricerca in microgravità e The Orbital Harvest sulla produzione di cibo in ambienti estremi, con The Think Lounge come spazio di dialogo trasversale.
“La ricerca spaziale moltiplicatore di innovazione”
Per la società nata dalla fusione delle Fiere di Rimini e di Vicenza, osserva il Presidente di IEG Maurizio Ermeti aprendo questa mattina la cerimonia di inaugurazione, si tratta di “una nuova sfida, la ‘tappa 0’ di una scommessa fatta nel 2023 a Houston durante una missione in cui ci siamo resi conto che l’attività aerospaziale, la ricerca, i materiali erano già pronti per entrare in contatto con il sistema industriale terrestre”.
La ricerca spaziale, mette in luce Ermeti, è “un moltiplicatore di innovazione per tanti settori dell’economia reale” e “IEG alle imprese con Bex chiede di guardare in alto” e “intercetta una trasformazione economica prima che diventi evidente per tutti”, come fatto con Ecomondo per l’economia circolare. Perché “la ricerca, i materiali, i tessuti che vengono utilizzati per lo spazio possono essere funzionali a migliorare la qualità della vita delle persone in tutti i settori“, nell’agricoltura, nella meccanica, nella nautica, nella sanità, “in qualunque settore c’è un possibile link”. IEG è in contatto con 59 filiere differenti di cui conosce “tutto” e Bex è “il luogo giusto per creare questo link”. Per cui, conclude il Presidente, “coccoliamo questa manifestazione”.
Semplificare e investire nella space economy
La finalità di queste economie, avverte però l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Rimini Juri Magrini, “deve essere curare la nostra comunità. Devono guardare oltre per produrre benefici“. A livello europeo, spiega a margine con i giornalisti l’europarlamentare Giorgio Gori, relatore ombra per i Socialisti dello Space act, “stiamo lavorando per semplificare, perché le regole che definiscono il mercato unico e quindi favoriscono la circolazione di merci e prodotti, idee, investimenti non si tramutino in oneri aggiuntivi per le imprese”. In particolare per la sicurezza, servono “regole che valgono per tutti, anche per gli operatori stranieri, in vista di un reciproco riconoscimento dei quadri normativi”.
Nella space economy, l’Europa “può avere un suo protagonismo“, ma, avverte l’ex sindaco di Bergamo, servono “investimenti privati confrontabili con quelli che vediamo negli Stati Uniti. Al momento a noi manca una leva di investimento privato sufficientemente solida per poter pareggiare i conti”.
Collabora a Bex l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). A livello nazionale, l’ASI fa già da supporto alle aziende, partecipa all’Agenzia Spaziale Europea ed è coinvolta nell’implementazione della Costellazione Iride che prevede il lancio di una trentina di satelliti come “ulteriore boost” per le aziende del settore spaziale.
“Lo spazio come ambiente di innovazione e di ricerca”
Ambassador della manifestazione è il Colonnello e astronauta Walter Villadei che ricorda come “già moltissime attività sulla Terra dipendono dalle applicazioni spaziali“, dalla navigazione alla meteorologia. E Bex vuole “mettere in contatto contesti che a oggi parlano poco” come agrifood, tessile, mondo quotidiano, automotive. Dunque, sintetizza, “lo spazio come ambiente di innovazione e di ricerca, ma quella ricerca le cui risultanze servono a migliorare la vita anche qui sulla Terra“. Nei programmi NASA, prosegue, si pianifica il ritorno sulla Luna, ma “questa volta non per rimanerci per poco, ma per costruire un insediamento permanente. L’Italia è protagonista e continuerà a esserlo anche nella realizzazione delle infrastrutture che consentiranno agli astronauti di rimanere e vivere sulla Luna”.
Anche per Francesco Saladino, della Marina Militare, “il rapporto con l’industria è vitale, senza simbiosi sarebbe impossibile soddisfare i requisiti operativi. È il modo migliore per fornire strumenti per operare concretamente”. Anche per questo negli ultimi mesi è stata attivata una sperimentazione per testare direttamente a bordo i mezzi dell’industria. Infine, il generale Luigi Riggio del Comitato interministeriale per le politiche spaziali e aerospaziali concorda che lo spazio è “una leva politica nazionale, non solo per la ricerca, l’esplorazione, la tecnologia, è un acceleratore di crescita e uno strumento di diplomazia”. Certo, aggiunge, “l’80% della space economy non è aggredibile, occorre lavorare sul 20% per ricavare la nostra fetta”. Da questo punto di vista, conclude, l’Italia vanta “una cooperazione storica” con gli USA, ed è ben presente nel progetto Artemis della NASA; ha individuato due collaborazioni strategiche con Giappone e India e ora punta anche su Africa e Sudamerica.
Il settore in Italia
Il margine di crescita è ampio: solo il 10% delle grandi imprese italiane di altri comparti ha oggi progetti attivi legati alle tecnologie spaziali, mentre il 55% le indica come area di diversificazione interessante (Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano). Il mercato globale dello spazio vale oggi tra i 550 e i 600 miliardi di dollari l’anno, una dimensione vicina a quella dell’industria mondiale dei microchip, e oltre la metà dei servizi essenziali dei Paesi avanzati, dai trasporti all’energia alle comunicazioni, si appoggia già ai satelliti. L’Italia investe nel settore più della media dei Paesi avanzati ed è il settimo Paese al mondo per numero di satelliti attivi. La filiera aerospaziale nazionale vale 21,4 miliardi di euro, con la sola componente spaziale cresciuta del 63% in tre anni. Le previsioni internazionali indicano un mercato globale in traiettoria verso i 1.800 miliardi di dollari entro il 2035.

