L’Europa deve accelerare nel settore spaziale per non perdere terreno rispetto alle principali potenze mondiali. È il messaggio lanciato dal direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, Josef Aschbacher, a Parigi in occasione dell’International Space Summit. La competizione internazionale si sta intensificando e coinvolge non soltanto l’esplorazione, ma anche tecnologie, infrastrutture, filiere industriali e mercati destinati a diventare strategici nei prossimi decenni.
“Dall’orbita terrestre bassa alla Luna e a Marte, i Paesi di tutto il mondo stanno sviluppando le capacità di esplorazione che plasmeranno il futuro, e lo stanno facendo a una velocità mozzafiato. Gli altri colgono l’opportunità, accrescono le proprie ambizioni e passano all’azione“. È questa la fotografia tracciata da Aschbacher, secondo cui l’Europa dispone già di importanti competenze ma deve confrontarsi con una crescente distanza rispetto agli altri grandi protagonisti della nuova economia spaziale.
L’Europa, ha sottolineato il direttore generale dell’ESA, non parte da zero, ma “il divario con le principali potenze spaziali si sta allargando, sia sul fronte finanziario che su quello tecnologico“. A trainare la competizione sono soprattutto Stati Uniti e Cina, impegnati in programmi sempre più ambiziosi: “Gli Stati Uniti puntano a 1.000 lanci e rientri all’anno entro il 2030 costruendo parallelamente un impressionante ecosistema commerciale e preparandosi per operazioni lunari prolungate. La Cina sta compiendo rapidi progressi sui lanciatori riutilizzabili e prevede un allunaggio entro il 2030. L’India porterà presto astronauti nello Spazio. Giappone, Corea del Sud, Australia, Emirati Arabi Uniti“.
Uno scenario nel quale il ritorno sulla Luna rappresenta soltanto una parte di una competizione molto più ampia. Per Aschbacher, infatti, “non è semplicemente una corsa alla Luna. È una corsa per sviluppare infrastrutture, tecnologie, supply chain, talenti e mercati che saranno alla base della futura prosperità, sicurezza e influenza, sia nello spazio che sulla Terra“. La sfida, dunque, non riguarda esclusivamente la capacità di raggiungere e operare nello Spazio, ma la possibilità di costruire attorno a questo settore un ecosistema industriale e tecnologico competitivo. Dalle infrastrutture ai lanciatori, passando per le catene di approvvigionamento, le competenze e i nuovi mercati, la partita spaziale si intreccia sempre più con la crescita economica e con gli equilibri geopolitici. In questo quadro, l’Europa è chiamata a definire una propria posizione e a rafforzare le proprie capacità. L’obiettivo, secondo il direttore generale dell’ESA, è chiaro: “In questo contesto emergente, l’Europa deve posizionarsi come un partner indispensabile, dotato delle proprie capacità“.
“L’ESA ha lavorato per offrire all’Europa una scelta sul proprio futuro preparando la ‘Call to boost european space exploration‘. Ma la direzione che prenderemo da qui in avanti non è una decisione che può essere presa solo dall’ESA. Le vostre linee guida e decisioni politiche sono fondamentali“, ha spiegato Aschbacher. Il piano dell’ESA è “ambizioso, ma sostenibile dal punto di vista finanziario. Stimiamo che un investimento di circa un miliardo di euro all’anno per dieci anni possa renderlo possibile“.
Il piano “genererebbe un valore economico, sociale e geopolitico ben superiore all’investimento stesso. Parte di questo importo potrebbe essere compensata dal venture capital, affidando maggiori responsabilità all’industria privata, come abbiamo visto proprio ieri con The Exploration Company e il suo round di finanziamento di Serie C record da 450 milioni di dollari. L’alternativa non è a costo zero. La dipendenza ha un prezzo. Acquistare voli per gli astronauti europei da provider stranieri costerebbe 5 miliardi di euro nell’arco di dieci anni“.
La Call for exploration, ha spiegato, “riflette 3 obiettivi: garantire l’accesso e la presenza dell’Europa nell’orbita terrestre bassa (LEO) nell’era post-ISS, per l’esplorazione umana e robotica. Secondo, rafforzare la presenza europea sulla Luna e attorno ad essa, combinando contributi significativi alle partnership internazionali con un’autonomia europea mirata. Terzo, sfruttare l’orbita Leo e la Luna come banchi di prova per le tecnologie, le capacità e le partnership che, in ultima analisi, ci porteranno su Marte e oltre“.
