“È una bellissima notizia per l’Italia, una testimonianza della qualità delle nostre industrie, del nostro know-how, della competenza che abbiamo in questo settore. Quindi è una notizia incredibile, secondo me. Io chiamato in causa direttamente? La mia classe, e quella di Anthea Comellini, selezionata con me, ancora è senza esperienza“. Così Andrea Patassa, astronauta della riserva ESA, commenta all’Agenzia Dire la notizia confermata dalla NASA su due astronauti italiani che prenderanno parte alle prossime missioni di allunaggio del programma Artemis, oltre a Luca Parmitano che ricoprirà il ruolo di pilota in Artemis III. “La nostra prospettiva immediata è quella della Stazione Spaziale Internazionale – spiega Patassa, a margine dell’open day dell’ESA nel centro Esrin di Frascati – Abbiamo due astronauti con già un’esperienza importante alle spalle, come Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, che attualmente sono sicuramente le persone più indiziate per una missione di quel calibro. Poi in futuro non so, vedremo, ma a me, io dico sempre che a me piace sognare con i piedi per terra”.
“In questo momento ho appena terminato l’addestramento di base della riserva degli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea, quindi sono sostanzialmente in attesa di una missione – precisa Patassa – Siamo pronti ad essere assegnati, può succedere in ogni momento. Ovviamente mi auguro possa succedere il prima possibile e nel frattempo continuo ad essere un pilota in Aeronautica Militare”.
“Non ho sempre sognato di fare l’astronauta”
“Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, in realtà non ho sempre sognato di fare l’astronauta – racconta Patassa alla Dire – Io da piccolo volevo fare il pilota di aerei, che poi è quello che ho fatto in Aeronautica Militare. E durante il mio percorso ho avuto la fortuna di conoscere alcuni astronauti, in primis proprio Luca Parmitano, che è anche lui un pilota in Aeronautica Militare, che mi ha fatto capire che gli astronauti esistono, sono in carne ed ossa, qualcosa di effettivamente raggiungibile. E quindi mi sono avvicinato a quel mondo, e poi quando è uscita l’ultima selezione per gli astronauti dell’ESA, ho applicato senza pensarci”.
L’aspetto più difficile? “La cosa particolare, magari, è che uno si aspetta che gli astronauti siano sempre nello spazio a fluttuare, a volare. In realtà c’è tanto addestramento, tanta preparazione e c’è anche tanto da condividere quello che facciamo, perché fare scienza, fare ricerca, esplorare lo spazio ma poi non condividerlo con gli altri sarebbe un peccato”, conclude.

