Spreco alimentare, la Toscana verso una legge regionale: “è il momento di una nuova fase”

A dieci anni dalla legge 166, Confcooperative Toscana chiede di aggiornare la normativa nazionale e propone una disciplina regionale per prevenire le eccedenze, coordinare il recupero e sostenere i costi della redistribuzione

A dieci anni dall’approvazione della legge contro lo spreco alimentare, Confcooperative Toscana rilancia la necessità di aggiornare le norme nazionali e chiede alla Regione di dotarsi di una legge specifica. L’obiettivo è inaugurare una nuova fase, nella quale il recupero delle eccedenze sia affiancato da interventi capaci di prevenirne la formazione lungo tutta la filiera agroalimentare e di rendere più efficiente la redistribuzione dei prodotti ancora consumabili. La proposta è stata avanzata da Alberto Grilli, presidente di Confcooperative Toscana, durante l’iniziativa “La Toscana non (si) butta via. Dieci anni dalla legge contro lo spreco alimentare: risultati, ricerca e buone pratiche“, promossa al Fuligno di Firenze dall’associazione che riunisce oltre 500 cooperative toscane. “A dieci anni dalla legge contro lo spreco alimentare è arrivato il momento di aprire una nuova fase, aggiornando le norme nazionali alla luce delle esperienze maturate e dei cambiamenti intervenuti nella filiera agroalimentare. E crediamo che anche la Regione debba fare la propria parte, dotandosi di una legge specificamente dedicata alla prevenzione e al contrasto dello spreco alimentare”, ha affermato Grilli.

Dieci anni dalla legge 166 contro lo spreco alimentare

L’appuntamento di Firenze ha rappresentato un momento di confronto sui risultati prodotti dalla legge 166, approvata esattamente dieci anni fa, il 14 settembre 2016, grazie all’iniziativa della deputata Maria Chiara Gadda, presente al Fuligno. All’incontro sono intervenuti anche la presidente del Consiglio regionale della Toscana Stefania Saccardi, il fondatore di Last Minute Market e direttore scientifico dell’Osservatorio internazionale Waste Watcher-Campagna Spreco Zero Andrea Segrè, la professoressa Francesca Galli dell’Università di Pisa, Fiamma Tofanari del Consiglio del Cibo di Livorno, il presidente del Banco Alimentare della Toscana Leonardo Berni e il direttore dell’area vendita Toscana di Conad Nord Ovest Massimo Masi. Il direttore delle relazioni esterne di Unicoop Claudio Vanni e Gennaro Giliberti dell’Accademia dei Georgofili hanno partecipato attraverso un video-saluto. A concludere i lavori è stato Raffaele Drei, presidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca.

Confcooperative Toscana chiede di aggiornare le norme nazionali

Secondo Grilli, la legge 166 ha segnato un cambiamento decisivo, trasformando il recupero degli alimenti invenduti o non utilizzati in un’attività organizzata e riconoscendo il valore sociale delle eccedenze alimentari. Le esperienze maturate nell’ultimo decennio, tuttavia, consentono ora di individuare con maggiore precisione i punti sui quali intervenire. “La legge 166 – ha detto Grilli – ha avuto un merito fondamentale: ha cambiato il paradigma, facendo diventare il recupero delle eccedenze una pratica strutturata e riconoscendo il valore sociale di ciò che altrimenti sarebbe diventato spreco. Dopo dieci anni, però, abbiamo più esperienza e più conoscenze e possiamo capire meglio dove intervenire. Per questo riteniamo necessario verificare e aggiornare gli strumenti previsti dalla normativa nazionale”. L’aggiornamento auspicato dovrebbe riguardare non soltanto la gestione dei prodotti già in eccedenza, ma anche l’individuazione delle cause che determinano le perdite nelle diverse fasi della produzione, della distribuzione e del consumo.

Prevenire le eccedenze prima che diventino spreco

Il passaggio proposto da Confcooperative Toscana è quello da un sistema concentrato soprattutto sul recupero a una strategia che agisca preventivamente. Comprendere dove e perché si formano le eccedenze permetterebbe infatti di ridurre gli sprechi alla fonte e di utilizzare in modo più efficiente le risorse della filiera agricola e alimentare. “Recuperare ciò che avanza è fondamentale, ma dobbiamo intervenire prima che l’eccedenza si produca, comprendendo dove e perché si generano le perdite lungo la filiera. Allo stesso tempo – ha continuato il presidente di Confcooperative Toscana – bisogna rendere più sostenibile ed efficace il sistema del recupero, affrontando anche questioni molto concrete come la logistica, i trasporti e i costi necessari per raccogliere e redistribuire le eccedenze”. La logistica, la disponibilità di mezzi adeguati e i costi del trasporto costituiscono alcuni dei principali ostacoli alla piena valorizzazione degli alimenti recuperati. La donazione, infatti, richiede strutture e procedure capaci di conservare qualità e sicurezza dei prodotti fino alla loro destinazione finale.

Una legge regionale contro lo spreco alimentare in Toscana

Accanto all’aggiornamento della normativa nazionale, Confcooperative propone una legge regionale contro lo spreco alimentare che consenta di coordinare le numerose esperienze già attive in Toscana. Il territorio dispone di una rete composta da organizzazioni solidali, imprese, cooperative, grande distribuzione e realtà del settore agricolo e agroalimentare. “La Toscana ha una rete importante di esperienze e competenze che non deve essere dispersa. Banco Alimentare, Caritas, grande distribuzione, mondo agricolo e agroalimentare lavorano ogni giorno per recuperare alimenti ancora consumabili e trasformarli in una risorsa. Una legge regionale ad hoc – ha sottolineato Grilli – potrebbe mettere a sistema questo patrimonio, favorire il coordinamento tra i diversi soggetti e sostenere ulteriormente la prevenzione, il recupero e la redistribuzione”. La disciplina regionale potrebbe dunque trasformare le iniziative già esistenti in una politica organica, sostenendo sia chi mette a disposizione le eccedenze sia le realtà impegnate nella raccolta e nella consegna alle persone in condizioni di difficoltà.

Saccardi: “una politica sempre più strutturale”

Il presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi ha sottolineato l’attualità della sfida e la necessità di consolidare il collegamento tra istituzioni, imprese, ricerca e Terzo settore. La lotta allo spreco alimentare può infatti contribuire contemporaneamente alla sostenibilità ambientale, all’uso responsabile delle risorse e al contrasto della povertà. “A dieci anni dalla legge 166 – ha detto il presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi – la sfida contro lo spreco alimentare resta più attuale che mai. Dobbiamo continuare a prevenire gli sprechi, recuperare le eccedenze e redistribuirle a chi ne ha bisogno, mettendo in connessione istituzioni, imprese, terzo settore e mondo della ricerca. La Toscana ha costruito in questi anni una rete importante: ora dobbiamo trasformare questa esperienza in una politica sempre più strutturale, capace di unire sostenibilità, valorizzazione delle risorse e contrasto alla povertà alimentare. L’obiettivo è fare in modo che il recupero delle eccedenze diventi sempre più parte integrante delle politiche agricole, sociali e ambientali della nostra regione”.

Le cooperative hanno ridotto gli sprechi produttivi del 30%

Il bilancio tracciato da Raffaele Drei, presidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, evidenzia il contributo fornito dal mondo della cooperazione. Secondo le ultime rilevazioni di uno studio di Confcooperative, nell’arco di dieci anni le imprese cooperative hanno ridotto del 30% gli sprechi nelle fasi produttive. Le eccedenze sono state valorizzate attraverso la trasformazione industriale, il riuso e la redistribuzione sociale. Un ruolo particolarmente rilevante è stato assunto dal comparto ortofrutticolo, nel quale cooperative e consorzi risultano tra le realtà maggiormente attive nelle donazioni.

“La Legge Gadda – ha evidenziato Raffaele Drei, presidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca – ha avuto il grande merito di mettere ordine ad un sistema già esistente di pratiche di recupero, regolato da norme frammentate o complesse da applicare, rendendo di fatto più facile recuperare e donare. Il bilancio a distanza di 10 anni è sicuramente positivo: la cooperazione agroalimentare è stata tra i soggetti che più hanno contribuito a tradurre in pratica gli obiettivi della Legge: secondo le ultime rilevazioni di uno studio di Confcooperative, le imprese cooperative negli ultimi dieci anni hanno ridotto del 30% gli sprechi nelle fasi produttive, valorizzando le eccedenze attraverso la trasformazione industriale, il riuso e la redistribuzione sociale, in piena coerenza con lo spirito della Legge. In particolare nel comparto ortofrutticolo, le cooperative e i consorzi spiccano come le realtà più attive nella donazione delle eccedenze”.

La legge Gadda estesa anche a piante e fiori

Per Maria Chiara Gadda, promotrice della legge 166, la normativa risulta oggi ancora più importante rispetto al momento della sua approvazione. Negli ultimi anni sono aumentati i bisogni sociali, mentre il Terzo settore ha consolidato la propria capacità di convertire le eccedenze in aiuti concreti per le comunità. La legge ha inoltre continuato a evolversi. Con la modifica approvata nell’agosto 2026, il suo ambito di applicazione è stato esteso anche a piante e fiori, ampliando il principio del recupero oltre il settore strettamente alimentare.

“La legge 166 è ancora più attuale oggi di dieci anni fa – ha sottolineato Maria Chiara Gadda, deputato e promotore della legge contro lo spreco alimentare – perché nel frattempo sono cresciuti i bisogni sociali e, allo stesso tempo, si è rafforzata una rete del Terzo settore capace di trasformare le eccedenze in una risorsa per le persone e per le comunità. E la legge continua a evolversi: con l’ultima modifica approvata nell’agosto di quest’anno sono state ricomprese anche piante e fiori, dimostrando che la lotta allo spreco non riguarda soltanto il cibo, ma può estendersi a beni della quotidianità che, invece di diventare rifiuti, possono essere recuperati e trovare nuovo valore nella solidarietà sociale. In questi dieci anni abbiamo visto che i progetti di rete funzionano, ma ci sono ancora colli di bottiglia da affrontare, a partire dalla logistica: celle frigorifere, mezzi, contenitori e costi di trasporto sono indispensabili per garantire che ciò che viene donato mantenga qualità e dignità. La legge 166 e tutte le sue integrazioni sono state votate all’unanimità dal Parlamento: per questo mi aspetto che nella prossima legge di bilancio si approvi la mia proposta, sostenendo concretamente chi dona e chi recupera e rafforzando una rete capace di trasformare ciò che rischia di diventare rifiuto in una risorsa per le persone e per le comunità”. La richiesta emersa dall’incontro di Firenze è quindi quella di consolidare il percorso avviato dieci anni fa, intervenendo sui nodi ancora irrisolti. Prevenzione delle eccedenze, infrastrutture per la conservazione, trasporti, coordinamento territoriale e sostegno economico rappresentano gli elementi centrali della nuova fase proposta per rendere il contrasto allo spreco alimentare una componente stabile delle politiche agricole, sociali e ambientali.