Una grande macchina dei soccorsi in mare è entrata in azione nel Golfo di Cagliari per l’esercitazione internazionale “Squalo 2026”, uno scenario operativo ad alta complessità che ha visto impegnati mezzi navali, velivoli, elicotteri, sommozzatori e squadre specializzate italiane e straniere. L’obiettivo dell’attività era verificare la capacità del sistema di ricerca e soccorso marittimo (SAR) di reagire a una situazione di emergenza con un elevato numero di persone coinvolte, simulando un incidente aereo in mare e mettendo alla prova l’intera catena di intervento, dal primo allarme fino al recupero dei superstiti e alla gestione delle conseguenze ambientali e sanitarie. L’esercitazione è stata coordinata dal 13° Maritime Rescue Sub Centre (MRSC) della Guardia Costiera di Cagliari nell’ambito della cooperazione internazionale prevista dall’accordo Sarmedocc, che coinvolge Italia, Francia e Spagna per rafforzare la collaborazione nelle operazioni di soccorso nel Mediterraneo occidentale.
Simulato l’ammaraggio di un Boeing 737/800 con 55 persone a bordo
Lo scenario ricostruito durante Squalo 2026 ha previsto una delle emergenze più complesse che possano verificarsi in mare: l’ammaraggio di un Boeing 737/800 con 55 persone a bordo. Secondo la simulazione, l’aeromobile era impegnato nel volo Tunisi-Cartagine – Alghero quando, a causa di un grave guasto al sistema idraulico, l’equipaggio è stato costretto a lanciare un messaggio di emergenza. Dopo il “MayDay” e la successiva perdita del contatto radio con il velivolo, il MRSC di Cagliari ha attivato il dispositivo di ricerca e soccorso, avviando tutte le procedure previste per individuare l’aeromobile e prestare assistenza alle persone coinvolte. La simulazione ha quindi riprodotto le diverse fasi di una reale emergenza: dalla ricerca dell’obiettivo in mare fino al recupero dei superstiti, con il coordinamento simultaneo di più forze operative.
Una macchina dei soccorsi complessa: dalle ricerche in mare all’emergenza sanitaria
L’esercitazione ha permesso di testare l’intera filiera del soccorso, coinvolgendo numerosi assetti e professionalità chiamati a operare in uno scenario caratterizzato da difficoltà operative e dalla necessità di un coordinamento immediato. Le attività hanno compreso la localizzazione dell’aeromobile, il recupero delle persone disperse in mare, l’intervento degli elicotteri e degli aerosoccorritori, le operazioni dei sommozzatori e la gestione dell’emergenza sanitaria a terra. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla simulazione di un possibile impatto ambientale conseguente all’incidente, con la risposta a un ipotetico sversamento di carburante in mare, situazione che richiede un intervento rapido per contenere i rischi per l’ecosistema marino. Nel corso dell’esercitazione è stato inoltre attivato un centro di coordinamento all’interno del porto di Cagliari, nella struttura polifunzionale del molo Ichnusa, sotto la direzione della Prefettura di Cagliari, con il compito di raccordare le attività delle diverse componenti impegnate.
Coinvolte tutte le principali forze dello Stato e le componenti internazionali
Alla complessa attività hanno partecipato numerose amministrazioni e organizzazioni impegnate quotidianamente nella tutela della sicurezza e della vita umana. Nel dispositivo operativo sono stati coinvolti Guardia Costiera, Aeronautica Militare, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia di Stato, Areus 118, Protezione Civile, Croce Rossa Italiana, Autorità di Sistema Portuale, Enac ed Enav, insieme alle componenti internazionali e agli osservatori provenienti dall’estero. La presenza contemporanea di unità navali, mezzi aerei e squadre specializzate ha consentito di simulare una situazione estremamente vicina alla realtà, verificando la capacità di intervento coordinato tra strutture con competenze diverse. Un elemento centrale dell’esercitazione è stato infatti proprio il livello di interoperabilità raggiunto tra le varie forze coinvolte, fondamentale per affrontare emergenze di grandi dimensioni in mare aperto.
Sicurezza in mare, testate procedure e comunicazioni operative
La giornata di addestramento ha rappresentato un banco di prova per procedure, sistemi di comunicazione e modalità di coordinamento tra tutti gli enti chiamati a intervenire. Uno scenario come quello simulato a Cagliari richiede infatti una risposta immediata e organizzata, nella quale ogni componente deve operare secondo protocolli condivisi per ridurre i tempi di intervento e aumentare le possibilità di salvataggio. L’esercitazione Squalo 2026 ha confermato il valore della collaborazione internazionale nel settore della sicurezza marittima e della ricerca e soccorso, rafforzando i rapporti tra le strutture operative di Italia, Francia e Spagna nell’ambito del Mediterraneo.
La Guardia Costiera al centro del coordinamento dei soccorsi
L’attività ha inoltre evidenziato il ruolo del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera nel coordinamento delle operazioni di emergenza in mare, attraverso un sistema integrato basato su uomini, mezzi, informazioni e procedure condivise. La capacità di gestire contemporaneamente risorse marittime, aeree e terrestri rappresenta uno degli aspetti fondamentali del sistema nazionale di Search and Rescue, chiamato ogni giorno a garantire assistenza e protezione a chi si trova in difficoltà in mare. “Squalo 2026” ha quindi rappresentato non soltanto un’esercitazione tecnica, ma un momento di verifica concreta dell’efficienza dell’intero sistema di soccorso, mettendo in evidenza la capacità delle diverse componenti coinvolte di lavorare insieme in una situazione di emergenza complessa per la salvaguardia della vita umana in mare.
