L’area dell’Oceano Pacifico situata a Nord/Est della Nuova Zelanda è stata colpita da un terremoto. L’INGV ha riportato un sisma magnitudo Mwp 5.8 avvenuto in un tratto di mare profondo e distante dalle principali terre emerse. L’evento principale ha fatto tremare i fondali alle 13:59 ora italiana, 00:59 del 5 settembre ora locale. Gli strumenti di rilevazione hanno stabilito che l’ipocentro del sisma è situato a una profondità di 32 km al di sotto della crosta oceanica.
Perché si verificano continui terremoti nella zona delle Kermadec
La porzione marina in cui si è verificato il sisma si trova lungo una delle strutture geologiche convergenti più dinamiche del pianeta, conosciuta come zona di subduzione di Tonga-Kermadec. In questo specifico settore, la placca pacifica sprofonda inesorabilmente al di sotto della placca australiana, creando una profonda cicatrice nel fondale. Il massiccio attrito generato tra le immense masse rocciose in lento ma costante scorrimento accumula enormi tensioni crostali, che la terra libera improvvisamente sotto forma di violenti eventi sismici. La fossa delle Kermadec, che segna fisicamente questo confine tettonico, è un vero e proprio abisso che scende a spaventose profondità di quasi 10mila metri. Questo margine convergente registra uno dei tassi di scorrimento più alti mai misurati al mondo, arrivando a toccare punte di 24 cm all’anno. Tale ininterrotto scivolamento sotterraneo rende l’intera regione un ambiente altamente instabile ed estremamente vulnerabile a costanti rotture strutturali.
La sismicità storica e i megaterremoti dell’area
Il sistema di faglie oceaniche che corre parallelamente alla fossa ha una storia sismica dominata da fenomeni di altissima intensità. Considerando la tipologia del margine di placca in subduzione, i terremoti nella regione sfociano abitualmente in magnitudo molto elevate, superando in numerose occasioni la soglia critica di 7.0. Gli archivi geologici e le moderne reti di registrazione dimostrano inoltre che quest’area è stata ripetutamente colpita da megaterremoti in grado di oltrepassare la magnitudo 8.0, sprigionando energie colossali lungo le linee di faglia. La profondità di 32 km documentata per il recente evento di magnitudo Mwp 5.8 è in perfetta linea con la complessa rete di sismicità superficiale e intermedia che caratterizza la placca in fase di sprofondamento.
