Un terremoto di magnitudo ML 3.2 è stato registrato questa sera alle 20:50:37 nel Mediterraneo centrale, con epicentro localizzato nella zona di Malta, in mare aperto a sud della Sicilia. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la scossa ha avuto una profondità ipocentrale di circa 11 chilometri. L’evento si è verificato in un settore particolarmente interessante dal punto di vista geologico, quello compreso tra la Sicilia sud-orientale, Malta e il Canale di Sicilia, una delle aree del Mediterraneo dove interagiscono grandi strutture tettoniche e dove la deformazione della crosta terrestre continua ancora oggi. L’INGV ha più volte localizzato eventi sismici nella zona di Malta, evidenziando una sismicità diffusa legata alla complessa evoluzione geodinamica del Mediterraneo centrale.
La zona dell’epicentro: il sistema di faglie tra Sicilia e Malta
Il terremoto è avvenuto in mare, lontano dai principali centri abitati, ma in un’area che da sempre viene monitorata con grande attenzione dai sismologi. Il tratto di mare tra la Sicilia sud-orientale e l’arcipelago maltese è infatti attraversato da importanti strutture geologiche, tra cui la Scarpata di Malta, una grande struttura tettonica che rappresenta una delle principali zone di deformazione del Mediterraneo centrale. Il sisma registrato questa sera, con una magnitudo 3.2, rientra nella categoria degli eventi di bassa energia, generalmente percepibili soltanto nelle aree più vicine all’epicentro e in particolari condizioni, ma rappresenta comunque un ulteriore segnale della vivacità sismica di una regione dove la presenza di faglie attive è ben documentata.
Il rischio sismico tra Sicilia e Malta: una storia segnata dai grandi terremoti
L’area del Canale di Sicilia e del Mediterraneo centrale non è considerata tra le zone più sismicamente attive del pianeta, come possono essere ad esempio il Giappone o la cintura pacifica, ma presenta comunque un rischio sismico significativo dovuto alla presenza di strutture tettoniche capaci, nel corso della storia, di generare eventi importanti. La Sicilia orientale, in particolare, è una delle aree italiane con la maggiore memoria sismica. Il terremoto più famoso resta quello del 1693, quando un violentissimo evento colpì la Sicilia sud-orientale causando enormi distruzioni nelle province di Catania, Siracusa e Ragusa e provocando migliaia di vittime. Anche l’area marina prospiciente Malta e il Canale di Sicilia è stata interessata in passato da terremoti rilevanti. La presenza di faglie sommerse rende particolarmente importante lo studio della sismicità marina, perché eventi più energetici rispetto a quello registrato oggi potrebbero avere effetti sulle coste vicine.
Nessun allarme, ma resta alta l’attenzione scientifica
L’interesse degli studiosi resta concentrato sulla zona perché il Mediterraneo centrale rappresenta un laboratorio naturale dove convivono fenomeni geologici complessi: dalla convergenza tra placche fino alla presenza di grandi sistemi di faglia sommersi. Il terremoto di oggi conferma ancora una volta come il territorio compreso tra Sicilia, Malta e Ionio meridionale sia una delle aree più delicate dal punto di vista geodinamico dell’intero bacino mediterraneo, dove anche piccole scosse contribuiscono a definire il quadro della continua attività della Terra.

