La prospettiva di una tregua energetica tra Ucraina e Russia resta al momento senza un accordo concreto. La guerra sul terreno continua e il confronto si sposta anche sul piano della sicurezza europea, con nuove tensioni sul fianco orientale della Nato e un’escalation di dichiarazioni da parte di Mosca. Il nuovo capitolo dello scontro riguarda anche la Lituania, dove un drone è stato abbattuto da due caccia italiani impegnati nella missione Nato Baltic Thunder III. L’episodio si inserisce in un quadro già delicato, caratterizzato da accuse reciproche, minacce e un confronto sempre più acceso tra Russia e Paesi dell’Alleanza Atlantica. In visita proprio in Lituania, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato il ruolo dell’Italia nella difesa del fianco orientale della Nato: “la presenza italiana con il personale e gli aerei della Task Force Air ‘Baltic Thunder III’, testimonia concretamente il nostro impegno per la sicurezza del fianco orientale e per una responsabilità europea sempre più condivisa. In questo quadro resta centrale la necessità di raggiungere la pace in Ucraina, elemento fondamentale per la sicurezza dell’intero continente”. Crosetto ha inoltre ricordato che “l’Italia è ormai impegnata all’interno delle operazioni della Nato sul fianco Est da oltre 10 anni”.
Mosca prende tempo sulla tregua energetica e accusa Kiev
La proposta di una tregua energetica in Ucraina, avanzata dal presidente statunitense Donald Trump, non ha ancora portato a una svolta. Da Mosca arrivano segnali contrastanti: il Cremlino considera positivamente l’idea, ma dal presidente russo Vladimir Putin non è arrivato il via libera definitivo. Nel frattempo, la Russia continua ad accusare l’Ucraina di colpire infrastrutture energetiche e impianti industriali, sostenendo che gli attacchi contro raffinerie e strutture strategiche impediscano un’intesa. Secondo la posizione espressa dal Cremlino, dunque, la responsabilità della mancata tregua ricadrebbe ancora una volta su Kiev e sui Paesi occidentali. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, intervenendo durante una tavola rotonda con gli ambasciatori sulla guerra in Ucraina, ha dichiarato che il conflitto sarebbe già terminato se non fossero venuti meno gli accordi raggiunti nell’agosto 2025 tra Putin e Trump ad Anchorage, in Alaska. “Se gli americani non avessero abbandonato gli accordi di Anchorage, se l’Europa non li avesse tirati fuori da questi accordi, vivremmo senza guerra da un anno ormai. È un dato di fatto”, ha affermato Lavrov secondo quanto riportato dall’agenzia russa Interfax. Il ministro degli Esteri russo ha inoltre ribadito che Mosca sarebbe disponibile a discutere una soluzione del conflitto attraverso “compromessi ragionevoli”, ma ha aggiunto che la Russia non accetterà un ulteriore avvicinamento della Nato ai propri confini.
La Russia torna a minacciare la Polonia: “sparirà in due-tre giorni”
Il confronto tra Mosca e l’Occidente coinvolge direttamente anche la Polonia, diventata uno dei principali punti strategici del fianco orientale europeo. A intervenire è stato il consigliere del presidente russo Vladimir Putin, Nikolai Patrushev, che ha replicato alle dichiarazioni del ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, secondo cui la Nato non avrebbe difficoltà a prevalere sulla Russia in un eventuale conflitto. La risposta di Patrushev è stata particolarmente dura: “Sikorski, affermando la superiorità militare della Polonia sulla Russia, non si rende conto che, in caso di azioni militari contro Mosca, Varsavia scomparirebbe in due o tre giorni”. Le parole del consigliere del Cremlino alimentano ulteriormente le tensioni tra Russia e Paesi dell’Est Europa, in una fase nella quale la Polonia rappresenta uno degli snodi principali del dispositivo militare della Nato nella regione.
Mosca accusa l’Europa sui rischi nucleari
Nella sequenza di dichiarazioni provenienti dalla Russia è intervenuta anche la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, che ha accusato l’Europa di aumentare il rischio di un’escalation. Secondo Zakharova, alcuni Paesi occidentali starebbero tentando di avvicinare capacità militari e armi nucleari ai confini russi, utilizzando come giustificazione una presunta minaccia proveniente da Mosca. “Un passo che rende molto più semplice per i nostri militari, riducendo la distanza agli obiettivi importanti, per possibili raid delle nostre capacità che si espandono così in modo considerevole”, ha dichiarato il portavoce russo. Zakharova ha poi aggiunto: “consigliamo a queste teste calde occidentali di dare uno sguardo sobrio al mondo e di considerare i nostri avvertimenti con la massima serietà”. Le sue dichiarazioni si inseriscono in una fase nella quale il tema della deterrenza nucleare torna frequentemente nel dibattito internazionale, con Mosca che negli ultimi mesi ha più volte richiamato il rischio di un coinvolgimento diretto della Nato nel conflitto.
Il monito russo a Kiev: “gli stranieri lascino l’Ucraina”
Parallelamente alla questione della tregua energetica, la Russia ha rivolto un nuovo avvertimento agli esponenti stranieri presenti in Ucraina. Mosca ha invitato il personale delle ambasciate straniere a lasciare il Paese dopo il raid di domenica che avrebbe colpito un treno a poca distanza dal confine con la Polonia, pochi minuti dopo il passaggio sullo stesso binario di un convoglio con a bordo rappresentanti ed ex rappresentanti di governi europei, tra cui l’ex primo ministro britannico Boris Johnson. Secondo il Cremlino, il monito resta valido nonostante le richieste diplomatiche per garantire il passaggio sicuro di esponenti occidentali in visita a Kiev. La posizione russa è stata espressa con parole molto dure: “politici e diplomatici occidentali devono valutare in modo chiaro i rischi esistenti. Volodymir Zelensky usa gli stranieri in visita come scudi umani”. La guerra in Ucraina prosegue quindi su più livelli: dal fronte militare agli attacchi alle infrastrutture energetiche, fino alla crescente contrapposizione diplomatica tra Mosca, Kiev e i Paesi della Nato. La possibile tregua sulle strutture energetiche resta ancora un’ipotesi senza un accordo definitivo, mentre il quadro della sicurezza europea continua a essere segnato da nuove tensioni.
