Le forze ucraine avrebbero riconquistato Nova, considerata un punto strategico per la presenza russa nella zona settentrionale del Donetsk, insieme ad altri quattro insediamenti e a 51 chilometri quadrati di territorio. La nuova fase dell’operazione militare, denominata “Vivaldi”, si sarebbe sviluppata attraverso un massiccio impiego di tecnologie militari avanzate, con l’utilizzo di blindati trasformati in mezzi robotizzati e droni da combattimento capaci di operare in profondità oltre le linee nemiche. Secondo quanto riferito dalle forze ucraine, la manovra rappresenterebbe una nuova fase dell’offensiva condotta dal terzo corpo d’armata guidato dal generale Andrii Biletskyi, formazione che ha origine dall’ex brigata Azov.
L’avanzata ucraina nel Donetsk: cinque località riconquistate e 176 km² recuperati
L’operazione avrebbe portato alla riconquista, oltre a Nova, di altri quattro insediamenti: Ridkodub, Katerynivka, Karpivk e Novomykhailivka. Complessivamente, secondo le informazioni diffuse da Kiev, il territorio recuperato dall’inizio dell’offensiva “Vivaldi” ammonterebbe a 176 chilometri quadrati. La zona interessata si trova nel settore settentrionale della regione di Donetsk, uno dei fronti più delicati del conflitto russo-ucraino, caratterizzato da una fitta rete di fortificazioni, trincee e posizioni difensive costruite negli ultimi anni dalle forze russe. Il controllo di Nova viene indicato come particolarmente rilevante per la sua funzione di hub logistico e operativo, utilizzato dalle forze russe come elemento di collegamento nella propria testa di ponte nell’area.
La strategia dell’inganno: modificata la direttrice dell’attacco per sorprendere i russi
Alla base della nuova fase dell’offensiva, secondo la ricostruzione fornita dalle forze ucraine, ci sarebbe stata una complessa operazione di depistaggio tattico. L’obiettivo sarebbe stato quello di convincere le forze russe che l’attacco principale sarebbe arrivato lungo la direttrice Shandyholove-Zelena Dolyna, spingendo così il dispositivo difensivo avversario a concentrare uomini e mezzi in quella zona. Successivamente, le unità ucraine avrebbero modificato il piano operativo, sfruttando un diverso asse di avanzata per cercare di superare le linee fortificate e raggiungere gli obiettivi prefissati. Una componente centrale dell’operazione sarebbe stata rappresentata dall’impiego di sistemi senza equipaggio, utilizzati per ridurre l’esposizione dei soldati nelle aree più pericolose del fronte.
Blindati BTR-60 trasformati in robot: la nuova frontiera della guerra terrestre
Tra gli strumenti utilizzati durante l’offensiva figurerebbero alcuni BTR-60, storici mezzi corazzati sovietici per il trasporto truppe, modificati attraverso sistemi di controllo remoto. Questi veicoli, privati della necessità di ospitare un equipaggio a bordo, sarebbero stati impiegati per avvicinarsi alle posizioni russe più fortificate, svolgendo compiti di supporto e apertura delle direttrici di attacco con un rischio ridotto per il personale militare. La trasformazione di mezzi corazzati tradizionali in piattaforme robotizzate rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’evoluzione tecnologica del conflitto in Ucraina, dove automazione, intelligenza artificiale e sistemi senza pilota stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nelle operazioni militari.
Droni da combattimento e Nc13 “Grifone”: attacchi oltre le linee russe
Parallelamente ai mezzi terrestri robotizzati, nell’operazione sarebbero stati impiegati anche droni da combattimento con il compito di ampliare la capacità offensiva ucraina. Secondo quanto riportato dalle forze di Kiev, i droni avrebbero consentito di dislocare fino a 10 chilometri oltre le linee nemiche gli Nc13 “Grifone”, sistemi destinati all’attacco e al supporto delle operazioni sul campo. L’utilizzo coordinato di mezzi corazzati telecomandati, droni d’attacco e unità terrestri avrebbe consentito di creare una combinazione operativa mirata a superare le difese russe e aumentare la pressione sulle posizioni avversarie.
La nuova fase della guerra: tecnologia e droni al centro dello scontro nel Donbass
L’operazione “Vivaldi” si inserisce in una fase del conflitto in cui la componente tecnologica è diventata sempre più determinante. Nel teatro del Donbass, entrambe le parti stanno investendo in sistemi autonomi, droni a lungo raggio e strumenti capaci di modificare rapidamente gli equilibri tattici sul terreno. La riconquista annunciata da Kiev nel settore settentrionale del Donetsk viene quindi presentata come un esempio di una nuova modalità di combattimento, nella quale la combinazione tra intelligence, guerra elettronica, robotica militare e droni assume un ruolo decisivo. Le informazioni sull’avanzata e sulle perdite sul campo restano tuttavia soggette alle comunicazioni delle parti coinvolte nel conflitto e non risultano, al momento, verificabili in modo indipendente.
