Zero uragani nell’Atlantico: il 2026 verso un primato mai visto dallo Spazio

L'Oceano Atlantico si prepara a scrivere una pagina di storia della meteorologia. Tra correnti anomale e tempeste improvvise, il grande ritardo nella formazione del 1° vero uragano dell'anno minaccia di polverizzare un primato rimasto imbattuto dal lontano 1941

La stagione degli uragani atlantici 2026 sta assumendo contorni decisamente insoliti e inaspettati, dominata dalla forte e costante influenza del fenomeno climatico El Niño che sta inibendo la formazione delle tradizionali perturbazioni. Ci troviamo a metà del mese di settembre e le acque dell’Oceano Atlantico non hanno ancora generato il 1° vero uragano dell’anno. Attualmente, le statistiche meteorologiche ufficiali riportano appena 5 tempeste con nome, un numero ben al di sotto della media di 9 che ci si aspetta in questo specifico periodo. Solitamente, a questo punto dell’anno, se ne dovrebbero contare già 4 di grande intensità. Questa prolungata e anomala assenza sta spingendo gli esperti a monitorare la situazione con estrema attenzione, perché se la totale quiete dovesse protrarsi oltre la data del 21 settembre, si andrebbe a stabilire un nuovo primato assoluto, superando quello storico registrato nel 1941 per la comparsa più tardiva.

Due minacce nell’oceano centrale

Nonostante l’evidente blocco atmosferico, i meteorologi stanno tenendo d’occhio 2 aree specifiche di instabilità che potrebbero svilupparsi tra il 17 e il 21 settembre. La zona con le maggiori probabilità di evoluzione si trova a circa 1000 km a Sud/Est delle Bermuda. In questo settore dell’Atlantico, una perturbazione confinata negli strati intermedi dell’atmosfera potrebbe scendere verso la superficie e, trovando condizioni di maggiore umidità e correnti meno turbolente, trasformarsi in una tempesta tropicale. Questa formazione potrebbe presto portare forti piogge e mareggiate sulle Bermuda. È anche l’area che possiede le chance più alte di dare vita al 1° uragano della stagione, a patto che riesca prima a organizzarsi in una depressione ben strutturata.

Il pericolo delle tempeste a km zero

Un’altra insidia proviene dalle acque a ridosso della costa americana, precisamente nel Nord del Golfo del Messico. Invece di percorrere 6mila km attraverso l’Atlantico, queste tempeste nascono a pochissimi km dalla costa e sono particolarmente temute. Sviluppandosi rapidamente vicino alle aree popolate, lasciano ai residenti pochissimo tempo per prepararsi a piogge torrenziali e venti intensi. Nei prossimi giorni, un’anomalia nella corrente a getto potrebbe permettere a un nucleo instabile di distaccarsi e scivolare verso Sud/Ovest, attraversando la Florida. Inizialmente, i forti venti in quota ne impediranno lo sviluppo, ma se la perturbazione dovesse rallentare sopra le calde acque del golfo settentrionale, il supporto di una vasta area di alta pressione situata più a Nord potrebbe imprimerle la rotazione necessaria per generare una depressione tropicale entro il fine settimana.

Verso un primato assoluto osservato dallo Spazio

L’ostacolo principale per queste perturbazioni rimane l’aria secca di El Niño, che continua a sopprimere l’attività tropicale. Se nessuna di queste 2 aree dovesse intensificarsi abbastanza, la stagione 2026 potrebbe chiudersi senza un singolo uragano. Un evento del genere segnerebbe la 1ª annata completamente priva di uragani monitorata direttamente dallo Spazio, considerando che l’era dei satelliti meteorologici è iniziata a metà degli anni ’60. Negli archivi, solo il 1907 e il 1914 vantano questo bizzarro primato, pur tenendo conto che all’epoca le tempeste lontane dalle coste potevano passare inosservate. I prossimi nomi sulla lista per eventuali nuove formazioni sono Fay e Gonzalo, ma resta da capire se riusciranno a guadagnarsi un posto nella storia di quest’anno.