Zero Uragani nell’Atlantico: il Washington Post svela il sorprendente motivo dell’anomala calma oceanica

Un'inchiesta pubblicata dal Washington Post analizza le cause della totale assenza di uragani nel bacino atlantico durante il picco stagionale, svelando il ruolo determinante del taglio del vento e delle masse d'aria secca sahariana.

In una dettagliata analisi pubblicata il 16 settembre 2026, la prestigiosa testata americana The Washington Post ha acceso i riflettori su uno dei fenomeni meteorologici più inattesi dell’anno: la totale e prolungata assenza di uragani atlantici nel pieno del picco climatologico della stagione tropicale. Nonostante le temperature della superficie marina dell’Oceano Atlantico si trovino su valori eccezionalmente elevati e potenzialmente esplosivi, il bacino atlantico sta attraversando una fase di surreale e prolungata stasi. L’inchiesta del quotidiano statunitense spiega come, in un periodo dell’anno in cui storicamente le tempeste tropicali raggiungono la massima violenza e frequenza, la macchina generatrice dei cicloni si sia completamente inceppata a causa di precise dinamiche atmosferiche di scala globale.

Il ruolo del taglio del vento e la morsa di El Niño

Il motivo principale individuato dagli esperti e riportato nell’approfondimento del Washington Post risiede nell’eccezionale potenza del taglio del vento (o wind shear) che sta dominando l’Atlantico tropicale. Questo fenomeno è la diretta conseguenza delle teleconnessioni atmosferiche innescate dall’intenso El Niño attivo nel Pacifico equatoriale. La forte convezione nel Pacifico ha alterato i flussi d’aria nella troposfera superiore dell’Atlantico, generando venti forti e sostenuti ad alta quota che soffiano in direzione opposta rispetto alle correnti di bassa quota. Questa divergenza di velocità e direzione dei venti stacca letteralmente la sommità dei temporali in formazione, impedendo alle onde tropicali di organizzarsi in strutture cicloniche circolari e mature.

Intrusioni di aria secca e polvere del Sahara

Un altro fattore decisivo evidenziato dal report riguarda la presenza continua e massiccia del Saharan Air Layer, un imponente strato di aria secca e ricca di sabbia del Sahara che si è steso su gran parte della Main Development Region dell’Atlantico. Questa massa d’aria estremamente arida agisce come un vero e proprio fattore di soffocamento per la convezione tropicale: privando i sistemi temporaleschi dell’umidità necessaria a sostenere le correnti ascensionali, smorza sul nascere ogni tentativo di sviluppo ciclonico. La combinazione tra questa barriera di aria secca e l’elevata stabilità atmosferica ha neutralizzato anche i sistemi temporaleschi più promettenti emersi dalle coste dell’Africa occidentale.

Una calma apparente che non deve far abbassare la guardia

Sebbene l’assenza di grandi tempeste rappresenti una notizia favorevole per le comunità costiere dei Caraibi e degli Stati Uniti, gli scienziati citati dal Washington Post invitano a non abbassare la guardia. La presenza di un immenso serbatoio di calore accumulato nelle acque superficiali dell’Atlantico significa che il potenziale energetico per la formazione di fenomeni estremi rimane intatto. Qualora il taglio del vento dovesse momentaneamente attenuarsi o le intrusioni di polvere sahariana dovessero diradarsi nei prossimi mesi, il bacino atlantico potrebbe riattivarsi improvvisamente, confermando l’estrema complessità e dinamicità del sistema climatico globale.