Un’alleanza tra competenze scientifiche, professionisti e Consorzi di bonifica per affrontare alcune delle sfide più delicate legate ai cambiamenti climatici, alla disponibilità di acqua, al dissesto idrogeologico e alla tutela del territorio. L’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) e il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (CONAF) hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa che consolida e rilancia la collaborazione tecnico-scientifica tra le due organizzazioni. L’accordo riguarda la gestione della risorsa idrica e irrigua, la difesa del suolo, la valorizzazione dell’agricoltura e la tutela del territorio, con l’obiettivo di mettere in rete conoscenze ed esperienze maturate a livello nazionale e locale e sviluppare strumenti capaci di rispondere alle nuove criticità ambientali. L’atto è stato sottoscritto durante il Forum Euromediterraneo sull’Acqua e punta a favorire una maggiore integrazione tra le competenze tecnico-scientifiche, promuovendo una cultura fondata sulla gestione sostenibile dell’acqua e del territorio.
ANBI e CONAF, nasce un tavolo per acqua e tutela del territorio
Uno degli elementi centrali dell’intesa sarà l’istituzione, nei prossimi mesi, di un tavolo di confronto destinato ad agevolare il dialogo tra le esperienze nazionali e quelle maturate direttamente sui territori. Il nuovo organismo dovrà valorizzare il contributo delle diverse competenze tecnico-scientifiche e favorire la diffusione di soluzioni innovative per la gestione della risorsa idrica, la difesa del suolo e la tutela del territorio. La collaborazione tra ANBI e CONAF si estenderà così a numerosi ambiti, partendo dalla gestione sostenibile delle acque e dall’innovazione dei sistemi irrigui, in un momento storico nel quale la crescente variabilità climatica rende sempre più complessa la programmazione dell’utilizzo delle risorse disponibili. Un altro fronte considerato prioritario riguarda la prevenzione del dissesto idrogeologico, insieme alla manutenzione del territorio e delle infrastrutture idrauliche. L’intesa interesserà inoltre la tutela della biodiversità e degli ecosistemi, la valorizzazione dei servizi ecosistemici e lo sviluppo delle cosiddette “infrastrutture verdi e blu”.
Cambiamenti climatici e gestione dell’acqua, Vincenzi: “la formazione continua è uno strumento essenziale”
La formazione e lo sviluppo di competenze specialistiche vengono indicati come strumenti fondamentali per aumentare la capacità dei territori di affrontare fenomeni climatici e ambientali sempre più complessi. Il presidente di ANBI Francesco Vincenzi sottolinea proprio il legame tra formazione, prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici: “la formazione continua è uno strumento essenziale per la prevenzione dei territori e lo sviluppo delle competenze tecnico-scientifiche, necessarie ad affrontare le sfide, che i cambiamenti climatici impongono. La gestione della risorsa idrica, la difesa del suolo, la valorizzazione dei territori sono la mission, che portiamo avanti in un dialogo continuo con professionisti, amministrazioni pubbliche, università ed enti di ricerca. In questa direzione, la collaborazione con il CONAF rappresenta un ulteriore passo concreto per rafforzare competenze e capacità di intervento per il futuro del Paese”. Il nuovo accordo si inserisce quindi in un percorso che punta ad ampliare la collaborazione tra Consorzi di bonifica, professionisti, amministrazioni pubbliche, università ed enti di ricerca, creando una rete di competenze in grado di intervenire sia nella programmazione sia nella gestione concreta delle criticità territoriali.
Risorsa idrica, CONAF: “l’acqua è un bene primario per la vita”
La gestione dell’acqua assume un significato che va ben oltre il solo comparto agricolo. La disponibilità e la qualità della risorsa idrica hanno infatti conseguenze dirette sugli ecosistemi, sulle attività economiche e sulla stessa capacità dei territori di adattarsi alle trasformazioni climatiche. Il presidente di CONAF Mauro Uniformi evidenzia il valore strategico della collaborazione: “la risorsa acqua è un bene primario per la vita, non solo in agricoltura. Lavorare per la gestione sostenibile di questa risorsa è un dovere di tutti, ma in primis è un impegno, che i 20.000 iscritti all’Ordine hanno preso in questi anni. La collaborazione con ANBI, già in essere in molte occasioni, ora trova una cornice istituzionale, che la trasformerà in una straordinaria opportunità per fare sistema e mettere a fattor comune le reciproche esperienze”. Il Protocollo d’Intesa fornisce dunque una cornice istituzionale ad attività di collaborazione già avviate in diverse occasioni, consentendo di rendere più strutturale il confronto e di condividere conoscenze, metodologie ed esperienze operative.
Dissesto idrogeologico, l’attenzione alle aree montane e allo spopolamento
Tra i punti più significativi dell’accordo emerge anche la necessità di rafforzare gli interventi nelle aree marginali e montane, territori spesso interessati da fenomeni di spopolamento e allo stesso tempo fondamentali per garantire l’equilibrio idrogeologico delle zone situate più a valle. Il direttore generale di ANBI Massimo Gargano lega direttamente la sicurezza delle pianure alla corretta manutenzione delle aree montane: “il Protocollo d’Intesa con CONAF diventa parte integrante del nostro impegno a tutela delle aree marginali con particolare attenzione a quelle montane, vittime di un costante spopolamento quanto mai pericoloso per l’assetto idrogeologico a valle. La sicurezza delle aree di pianura nasce, infatti, dalla manutenzione dei territori a monte e su questo dobbiamo sviluppare un’azione comune verso le Istituzioni”. Un passaggio che pone al centro il rapporto tra manutenzione dei territori montani e sicurezza idrogeologica delle pianure, evidenziando come l’abbandono delle aree interne possa produrre conseguenze che vanno ben oltre i confini dei territori direttamente interessati dallo spopolamento. La manutenzione di boschi, corsi d’acqua, versanti, infrastrutture idrauliche e sistemi di regimazione diventa così parte di una strategia più ampia di prevenzione del rischio idrogeologico, nella quale le competenze tecniche devono essere affiancate da un’azione coordinata verso le istituzioni.
Agronomi e forestali, competenze integrate contro gli effetti del cambiamento climatico
La crescente complessità delle conseguenze del cambiamento climatico rende necessaria una collaborazione sempre più stretta tra professionalità differenti. Pianificazione agricola e forestale, gestione delle acque, manutenzione delle infrastrutture e conoscenza degli ecosistemi devono convergere in strategie condivise. La consigliera CONAF Monica Cairoli sottolinea come il Protocollo possa rappresentare uno strumento per integrare la conoscenza operativa dei Consorzi di bonifica con le competenze degli agronomi e dei forestali: “il cambiamento climatico rende più complessa la gestione dell’acqua e dei territori, richiedendo competenze diverse, capaci di operare in modo coordinato. Il Protocollo mette in relazione la conoscenza operativa, maturata dai Consorzi di bonifica, con le competenze dei dottori agronomi e dei dottori forestali nella pianificazione e nella gestione dei sistemi agricoli, forestali, ambientali. Vogliamo tradurre questa collaborazione in formazione reciproca, strumenti tecnici condivisi ed iniziative costruite sulle caratteristiche dei diversi territori. L’obbiettivo è dare continuità al lavoro comune e produrre risultati concreti per le comunità”. La prospettiva indicata è quella di trasformare la collaborazione istituzionale in formazione reciproca, strumenti tecnici condivisi e iniziative calibrate sulle caratteristiche specifiche dei territori, evitando approcci uniformi a problematiche che possono invece cambiare profondamente da un’area geografica all’altra.
Gestione sostenibile dell’acqua e prevenzione, la sfida per i territori
L’accordo tra ANBI e CONAF punta quindi a costruire una collaborazione stabile su più livelli: dall’innovazione dei sistemi irrigui alla gestione dell’acqua, dalla manutenzione delle infrastrutture idrauliche alla difesa del suolo, fino alla protezione della biodiversità e degli ecosistemi. Un approccio integrato nel quale la prevenzione del dissesto idrogeologico viene collegata non soltanto alle grandi opere, ma anche alla manutenzione ordinaria del territorio, alla pianificazione delle aree agricole e forestali e alla capacità di conservare il presidio umano delle aree interne e montane. Il tavolo che sarà istituito nei prossimi mesi dovrà tradurre questi obiettivi in un confronto strutturato tra esperienze territoriali e competenze nazionali, con particolare attenzione alla diffusione di soluzioni innovative per la gestione delle risorse idriche e alla costruzione di strumenti operativi utili alla tutela del suolo e degli ecosistemi. La gestione dell’acqua, la sicurezza idrogeologica e la manutenzione del territorio vengono così affrontate come aspetti di una stessa strategia, nella quale Consorzi di bonifica, dottori agronomi e dottori forestali saranno chiamati a mettere in comune conoscenze ed esperienze per rafforzare la capacità di intervento sui territori.
