Amazzonia: deforestazione ai minimi storici, ma un ballottaggio potrebbe cambiare tutto

I dati satellitari del governo brasiliano indicano il livello più basso di deforestazione dal 1988. Dal ritorno di Lula alla presidenza, la perdita di foresta è diminuita del 71%

L’Amazzonia registra il livello più basso di deforestazione annuale dall’inizio delle rilevazioni, nel 1988. Secondo i dati satellitari ufficiali diffusi ieri dal governo brasiliano, tra agosto 2025 e luglio 2026 sono andati perduti 3.335 km quadrati di foresta pluviale. Un risultato che segna una svolta rispetto agli anni dell’aumento della distruzione forestale e riporta al centro il ruolo delle politiche ambientali nella tutela del più grande ecosistema tropicale del pianeta. La riduzione si inserisce nel percorso avviato dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva dopo il suo ritorno al potere, nel gennaio 2023. Da allora, secondo il governo, la deforestazione è diminuita del 71%. Il dato rappresenta un cambiamento significativo rispetto al periodo 2019-2022, durante la presidenza di Jair Bolsonaro, quando la perdita di foresta amazzonica era aumentata di circa il 60%, con oltre 45mila km quadrati disboscati.

Il ritorno dei controlli ambientali

Tra le prime decisioni adottate da Lula dopo il suo insediamento c’è stato il ripristino del Piano d’azione per la prevenzione e il controllo della deforestazione nell’Amazzonia legale, conosciuto con la sigla portoghese PPCDAm. Avviato nel 2004 durante il primo mandato del presidente, il programma era stato accantonato sotto il governo Bolsonaro.

La strategia è stata rilanciata attraverso il rafforzamento delle attività di controllo, il ripristino delle sanzioni per il disboscamento illegale individuato dai satelliti e nuovi strumenti economici per incentivare la conservazione della foresta. Il piano si articola in 4 aree: monitoraggio e applicazione della legge, promozione di un’economia sostenibile, gestione delle aree protette e delle foreste pubbliche, utilizzo di norme e incentivi finanziari per ridurre la distruzione ambientale.

Tra le misure introdotte figurano anche proposte per impedire l’accesso al credito bancario alle proprietà coinvolte in attività illegali di deforestazione e finanziamenti aggiuntivi ai comuni amazzonici che dimostrano di ridurre la perdita di copertura forestale. Parallelamente, sono state sostenute iniziative contro i crimini ambientali e forme di credito agevolato per le imprese impegnate in attività sostenibili.

Incendi, siccità e degrado minacciano ancora la foresta

Nonostante il calo del disboscamento, le condizioni dell’Amazzonia rimangono preoccupanti. Il taglio degli alberi non è l’unico fattore di deterioramento: incendi, attività di disboscamento selettivo e siccità interessano, secondo le stime citate nel rapporto, circa il 40% dell’ecosistema. Negli ultimi anni, il degrado forestale ha superato in estensione la perdita provocata dal taglio netto delle aree boschive. Un ulteriore rischio potrebbe arrivare da un forte episodio di El Niño nel 2026 e nel 2027: il fenomeno, associato al riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, può favorire condizioni più calde e secche, aumentando la vulnerabilità della vegetazione agli incendi.

Anche il recente andamento dei roghi richiede attenzione. Sebbene il numero degli incendi nel bioma amazzonico fosse vicino ai minimi storici all’inizio dell’anno, i conteggi sono triplicati dal 4 ottobre, giorno del primo turno delle elezioni nazionali brasiliane. Le autorità stanno verificando l’eventualità che alcuni incendi siano stati appiccati deliberatamente per ragioni politiche in vista del ballottaggio presidenziale del 25 ottobre.

Il ballottaggio può cambiare il futuro dell’Amazzonia

Il risultato elettorale rappresenta uno dei principali elementi di incertezza per la continuità delle politiche ambientali. Al primo turno, il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha ottenuto il 47% dei voti, mentre Lula si è fermato al 45%. I due candidati si confronteranno al secondo turno il 25 ottobre.

Le loro proposte per la tutela della foresta presentano differenze rilevanti. Lula punta ad arrivare entro il 2030 alla deforestazione netta zero, compensando attraverso il ripristino forestale tutte le perdite di copertura arborea, comprese quelle legali e illegali. Flávio Bolsonaro ha invece promesso di porre fine alla deforestazione illegale entro il 2029, un anno prima dell’obiettivo fissato dal governo attuale.

Gli esperti di clima e conservazione avvertono che un eventuale cambio di amministrazione potrebbe comportare una revisione delle misure introdotte negli ultimi anni.

Un risultato storico, ma non ancora definitivo

Il minimo storico della deforestazione dimostra che le politiche di controllo possono produrre risultati misurabili. Il recupero degli strumenti di monitoraggio satellitare, le sanzioni contro le attività illegali e gli incentivi economici alla conservazione hanno contribuito a invertire la tendenza registrata durante la precedente amministrazione. Il traguardo, tuttavia, non equivale alla soluzione definitiva della crisi amazzonica. Il degrado provocato dagli incendi e dalla siccità, le pressioni sulle norme ambientali e l’incertezza politica continuano a mettere alla prova gli sforzi di conservazione.

Il Brasile si trova quindi davanti a una doppia sfida: mantenere la deforestazione su livelli contenuti e trasformare i risultati ottenuti in una strategia duratura, capace di resistere ai cambiamenti politici ed economici. Per l’Amazzonia, e per gli equilibri climatici globali, la differenza tra un successo temporaneo e un cambiamento strutturale dipenderà anche dalle decisioni che il Paese prenderà nei prossimi mesi.