Prima di rimettere piede sulla superficie della Luna, la NASA condurrà uno dei test spaziali più ambiziosi e complessi di tutta la sua storia, e a fare da pioniere ci sarà l’eccellenza italiana. Con il lancio ufficiale previsto nel 2027, la missione Artemis III invierà infatti l’astronauta dell’ESA Luca Parmitano, con un ruolo di primissimo piano, a bordo della navicella Orion insieme ai colleghi americani Randy Bresnik, Frank Rubio e Andre Douglas. Posizionati nell’orbita bassa terrestre, l’italiano e il resto dell’equipaggio trascorreranno 14 giorni di volo per mettere in pratica manovre cruciali di attracco, abitazione e operazioni congiunte con i moduli di atterraggio sviluppati dalle aziende Blue Origin e SpaceX. Questa complessa fase di test nello Spazio, in cui le rinomate competenze di Parmitano saranno determinanti, si rivelerà essenziale per ridurre drasticamente i rischi, convalidare l’hardware e acquisire quell’esperienza operativa indispensabile per permettere ai prossimi esploratori di atterrare in totale sicurezza vicino al Polo Sud della Luna nel 2028.
“Ogni parte di questa missione nell’orbita terrestre è progettata per ridurre i rischi prima di riportare gli astronauti sulla Luna”, ha affermato Jeremy Parsons, responsabile del programma Artemis della NASA. “Stiamo lanciando 3 veicoli spaziali su 3 razzi diversi e testando come operano insieme, qualcosa che la NASA non ha mai tentato. Ogni lezione che impariamo qui ci avvicina all’atterraggio sulla Luna nel 2028”.
Il primo test orbitale con il lander di Blue Origin
Le precedenti missioni Artemis impiegavano solamente il razzo SLS e la navicella Orion della NASA. Artemis III coinvolgerà invece 3 veicoli separati lanciati su 3 vettori pesanti diversi in un lasso di tempo molto breve. La missione inizierà con il lancio del lander Blue Moon Mark 2 di Blue Origin in un’orbita terrestre circolare a circa 439 km di quota. L’astronave può rimanere nello Spazio fino a 30 giorni garantendo una flessibilità enorme. Pochi giorni dopo la conferma della perfetta salute del veicolo, la NASA lancerà Orion. Raggiunta un’orbita circolare di 555 km, Orion si avvicinerà gradualmente al lander in attesa. Durante i primi 2 giorni di volo, Luca Parmitano e l’equipaggio prepareranno l’avvicinamento posizionandosi per il 1° grande obiettivo: il rendez-vous e l’attracco. Una volta agganciati, l’astronauta italiano e i colleghi varcheranno il portello per trascorrere circa 2 giorni a bordo del modulo Blue Moon, valutando in prima persona l’ambiente della cabina e i sistemi di supporto vitale in condizioni reali.
La dimostrazione di attracco con Starship
Dopo aver concluso le operazioni con il lander di Blue Origin, Orion si sgancerà per affrontare una 2ª manovra di incontro. L’azienda SpaceX lancerà una versione di prova della Starship 3 dalla Florida, posizionandola in un’orbita più bassa di 381 km, perfettamente ottimizzata per le comunicazioni. In questo caso l’attracco durerà fino a 2 ore e l’equipaggio non entrerà all’interno della navicella. L’obiettivo principale sarà valutare come Orion e l’astronave di SpaceX interagiscono come un unico sistema unito nello Spazio, testando la controllabilità e le complesse dinamiche di aggancio sotto l’occhio vigile degli astronauti. Sperimentare 2 diverse geometrie di attracco durante 1 singola missione fornirà agli ingegneri dati inestimabili per le prossime sfide, gettando le basi anche per i futuri agganci previsti per la missione Artemis IV.
Sperimentazioni essenziali per le future esplorazioni
Completate le complesse dimostrazioni con i lander, Luca Parmitano e i compagni di viaggio avranno a disposizione fino a 5 giorni aggiuntivi nello Spazio per portare a termine numerosi obiettivi scientifici e tecnologici prima di rientrare. Sfruttando la vasta conoscenza dell’italiano in missioni prolungate, verranno testate a fondo le tute di sopravvivenza, effettuati studi di acustica e biologia cellulare, e simulati scenari in cui gli astronauti valutano la propria salute senza poter comunicare direttamente con la Terra. Saranno esaminati accuratamente i concetti operativi per il futuro trasporto e contenimento dei campioni di rocce raccolte sulla Luna. La missione si concluderà con l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo della California. L’esperienza operativa maturata trasformerà i piani teorici di volo in procedure sicure, preparando l’umanità al prossimo balzo nel nostro Sistema Solare.

