Blocco scandinavo e irruzione gelida su Europa e Italia a inizio novembre, in seguito cresce il rischio di un forte cedimento del vortice polare: le mappe delineano una sequenza tutta da seguire

La circolazione atmosferica mostra una possibile connessione tra i tropici e l’Europa: la MJO si sposta verso le fasi 2-3, mentre l’attività delle onde planetarie potrebbe indebolire il vortice polare a inizio novembre. Ma un riscaldamento stratosferico non equivale ancora a un Major SSW

Le prossime settimane potrebbero essere segnate da una configurazione atmosferica particolare, nella quale i cambiamenti che avvengono nei tropici si intrecciano con quelli delle medie latitudini e della stratosfera polare. Le ultime mappe e le proiezioni disponibili delineano una possibile sequenza: un blocco anticiclonico tra Scandinavia e Russia, correnti più fredde verso parte dell’Europa e, in seguito, una fase di forte disturbo del vortice polare stratosferico. È uno scenario da seguire con attenzione, ma non ancora una previsione certa. Le simulazioni concordano sul fatto che le onde atmosferiche possano diventare più attive verso la fine di ottobre; resta invece maggiore incertezza sull’intensità del riscaldamento, sulla sua collocazione e sugli eventuali effetti al suolo.

Dai tropici parte un possibile impulso verso le alte latitudini

Uno degli elementi osservati è la Madden-Julian Oscillation, o MJO: un’area di convezione tropicale che si sposta verso est e che può influenzare, con un certo ritardo, la circolazione atmosferica alle medie latitudini. Nel diagramma allegato, le osservazioni più recenti e la previsione GEFS indicano un passaggio verso le fasi 2 e 3, associate a un’attività convettiva più marcata sull’Oceano Indiano. La MJO non agisce come un interruttore che produce automaticamente un determinato tipo di tempo in Europa. Le sue teleconnessioni dipendono dalla stagione, dalla forza del segnale, dallo stato dell’oceano e dalla configurazione atmosferica già presente. Anche il collegamento con il blocco scandinavo è meno robusto di quello osservato per alcuni altri regimi euro-atlantici: le correlazioni aiutano a valutare le probabilità, ma non determinano da sole l’evoluzione.

Madden-Julian Oscillation 25 ottobre

Il quadro tropicale è inoltre inserito in una fase di El Niño, mentre gli indici indicati nell’analisi allegata, tra cui il GWO, l’oscillazione globale dell’angolo momento, e l’AAM, il momento angolare atmosferico, suggeriscono una circolazione con maggiore disponibilità di momento angolare. In questo contesto possono cambiare la posizione e la forza dei getti atmosferici e, di conseguenza, la capacità delle onde planetarie di propagarsi verso nord. Il passaggio della MJO nelle fasi 2-3 può apparire diverso dal segnale che ci si aspetterebbe guardando soltanto alle configurazioni medie associate a El Niño. Ma le risposte atmosferiche non sono identiche da un episodio all’altro: un Dipolo dell’Oceano Indiano positivo, se presente e persistente, può contribuire a modificare la distribuzione della convezione tropicale. È una possibile parte della spiegazione, non una prova sufficiente per attribuire a un singolo indice le differenze rispetto alle previsioni stagionali.

La mappa delle sorgenti e dei treni d’onda di Rossby a 200 hPa mostra un’atmosfera ricca di anomalie su vaste aree. In termini semplici, le perturbazioni generate o amplificate nella circolazione tropicale possono propagarsi verso le alte latitudini e contribuire a deformare il flusso occidentale. Se la configurazione si mantiene, il risultato può essere un’alternanza di promontori anticiclonici e saccature, con un flusso più ondulato e meno lineare.

Il blocco tra Scandinavia e Russia può favorire il raffreddamento europeo

Le proiezioni per l’inizio di novembre mostrano una possibile area di alta pressione tra Europa settentrionale e Russia, con un blocco atmosferico in grado di rallentare o deviare le correnti atlantiche. Sul suo lato orientale e meridionale potrebbe così organizzarsi un flusso continentale più freddo verso parte del continente europeo. La presenza di un anticiclone sulla Scandinavia, tuttavia, non significa che tutta l’Europa riceverà automaticamente aria gelida. L’effetto dipende dalla posizione del blocco, dalla traiettoria delle depressioni e dall’origine delle masse d’aria che riescono a raggiungere le singole regioni. Anche per l’Italia, differenze relativamente piccole nella disposizione dei centri di alta e bassa pressione possono separare una fase fredda e asciutta da una più mite, oppure favorire condizioni diverse tra Nord e Sud.

Secondo l’interpretazione proposta, il blocco scandinavo potrebbe precedere e contribuire al disturbo stratosferico, anziché essere la conseguenza di un vortice già indebolito. Il passaggio è importante: le onde planetarie che salgono dalla troposfera possono trasferire energia verso la stratosfera e perturbare il vortice polare. In questo scenario, dunque, una circolazione bloccata in troposfera sarebbe uno dei fattori capaci di alimentare il successivo riscaldamento in quota. Le mappe di previsione del flusso di calore a 100 hPa indicano infatti un marcato aumento dell’attività delle onde verso il 29-30 ottobre, seguito da valori ancora elevati nei primi giorni di novembre. Anche gli indici di ampiezza delle onde 1 e 2 mostrano una crescita nelle simulazioni: un segnale compatibile con una forte sollecitazione del vortice, ma che non basta da solo a stabilire quale sarà l’esito finale.

Riscaldamento stratosferico e Major SSW non sono la stessa cosa

Un riscaldamento stratosferico si verifica quando la temperatura della stratosfera polare aumenta rapidamente e la circolazione del vortice si indebolisce. Per parlare di Major SSW si utilizza comunemente un criterio più specifico: la media zonale del vento a 10 hPa e 60°N deve invertirsi da occidentale a orientale. Perciò una previsione di venti più deboli, di una maggiore ampiezza delle onde o di un’anomalia positiva di geopotenziale non certifica che un Major SSW avverrà. È altrettanto importante distinguere i livelli atmosferici: la carta ECMWF allegata è riferita a 50 hPa e, nella simulazione valida per il 9 novembre, indica un vento medio a 60°N di circa 4,8 m/s. È un valore compatibile con un vortice sensibilmente indebolito, ma il dato a 50 hPa non coincide con il criterio standard a 10 hPa e non dimostra da solo l’inversione richiesta per classificare l’evento come Major SSW.

Anche la tempistica degli effetti al suolo resta incerta. Quando il disturbo stratosferico riesce a propagarsi verso il basso, le anomalie possono influenzare la circolazione troposferica e favorire regimi persistenti, ma non sempre la risposta è immediata né uniforme. NOAA documenta impatti che possono comprendere irruzioni fredde in alcune aree e condizioni più miti in altre. Un eventuale indebolimento in quota all’inizio di novembre potrebbe quindi avere conseguenze sulle settimane successive, ma non consente di prevedere già oggi un’ondata di freddo sull’Italia a metà mese.

Dalla Scandinavia alla Groenlandia? Una possibilità a bassa affidabilità

Un’evoluzione possibile, ma ancora poco affidabile, vedrebbe il blocco scandinavo arretrare gradualmente verso ovest, fino a favorire una configurazione di alta pressione sulla Groenlandia. Una simile disposizione può ricordare un regime NAO negativa su vasta scala, con un flusso atlantico più ondulato e una maggiore possibilità di scambi meridiani. È una traiettoria da non trasformare in certezza: a distanze temporali di due o tre settimane, le mappe possono cambiare in modo significativo da un aggiornamento all’altro. L’eventuale evoluzione dipenderebbe dalla posizione del riscaldamento stratosferico, dalla struttura delle anomalie di geopotenziale e dalla capacità del disturbo di persistere e propagarsi verso la troposfera. Contano anche la sua natura, più “assorbente” o più “riflettente” per le onde planetarie e la durata dell’indebolimento.

Per questo motivo, un novembre stabilmente mite come ipotizzato da alcune proiezioni stagionali diventerebbe meno scontato se il blocco europeo si consolidasse e il disturbo stratosferico trovasse una risposta favorevole in troposfera. Ma l’alternativa non è automaticamente un mese freddo: restano possibili configurazioni diverse, da fasi umide e miti a periodi bloccati e più freddi, con effetti distribuiti in modo disomogeneo sul continente. Le mappe attuali delineano quindi una fase di forte interesse per la dinamica atmosferica: i tropici potrebbero contribuire ad alimentare le onde dirette verso le alte latitudini; il blocco scandinavo potrebbe favorire un flusso continentale freddo sull’Europa e l’attività ondulatoria potrebbe indebolire sensibilmente il vortice polare. La conferma arriverà, se arriverà, attraverso la coerenza dei prossimi aggiornamenti, l’evoluzione dei venti nella stratosfera e l’eventuale discesa delle anomalie verso il basso. Per ora il segnale è concreto, ma la sua traduzione in una previsione affidabile per l’Italia resta aperta.